Morte di Imane Fadil, procura chiede archiviazione per i medici. La modella fu testimone nei processi Ruby

Giovedì 28 Ottobre 2021
Morte di Imane Fadil, procura chiede archiviazione per i medici. La modella fu testimone nei processi Ruby

Seconda richiesta di archiviazione nell'inchiesta della Procura di Milano sulla morte di Imane Fadil, la modella marocchina che fu testimone chiave nei processi sul caso Ruby, deceduta il primo marzo del 2019 dopo oltre un mese di ricovero e una lunga agonia per una rara forma di aplasia midollare.

Un caso di cui si era molto parlato all'epoca perché inizialmente, sulla base di alcuni dati emersi, aveva anche fatto pensare ad un omicidio commesso con sostanze radioattive. Ora i pm hanno chiesto di archiviare le posizioni di 12 medici dell'Humanitas di Rozzano, nel Milanese, che erano stati iscritti per omicidio colposo, come atto dovuto a garanzia per gli accertamenti.

La richiesta di archiviazione

La richiesta arriva dopo che una nuova consulenza medico legale disposta dagli inquirenti, su ordine del gip che aveva di fatto riaperto le indagini, ha escluso loro responsabilità penali nella morte. I familiari di Fadil, però, potranno opporsi all'istanza della Procura.

«Non si ravvede alcuna responsabilità professionale da imputare sotto il profilo penalistico a carico dei sanitari intervenuti», aveva scritto il pool di esperti, guidato dal noto medico legale Cristina Cattaneo, nella consulenza depositata a fine luglio. Non c'è prova, avevano chiarito i consulenti, che «una gestione clinica differente della vicenda avrebbe senza dubbio scongiurato il verificarsi del decesso».

Il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Luca Gaglio hanno affidato le nuove analisi dopo che il gip Alessandra Cecchelli a gennaio, respingendo la prima richiesta di archiviazione del fascicolo che era stato aperto per omicidio volontario, ha deciso che bisognava indagare ancora e stavolta sulle eventuali responsabilità dei medici, così come richiesto dai familiari di Fadil, rappresentati dai legali Mirko Mazzali e Nicola Quatrano. Per questo furono iscritti nel registro degli indagati 12 medici delle equipe di Medicina generale e Terapia intensiva dell'Humanitas che presero in cura Fadil. Coi nuovi accertamenti, in mano allo stesso pool di esperti che aveva svolto quelli precedenti e che erano sulla stessa linea, si doveva valutare se ci fosse o meno un «nesso» tra la morte e la «condotta» dei medici e se, tra le altre cose, la «malattia» poteva essere diagnosticata prima.

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Accantonata l'ipotesi spy story

Per mesi, tra l'altro, sulla morte di Fadil si era indagato ipotizzando un omicidio da spy story, perché le prime analisi avevano fatto venire a galla sospetti su sostanze radioattive. Il giallo si era risolto proprio con una super consulenza che aveva stabilito che a causare il decesso era stata una malattia rara. I pm scrivono ora che «le integrazioni istruttorie» non hanno consentito di «pervenire a valutazioni in ordine alla responsabilità penale di alcuno», dopo le «inequivocabili conclusioni» dei consulenti. Intanto, gli avvocati dei familiari di Fadil stanno «valutando» di opporsi all'istanza di archiviazione e nel caso il gip dovrà fissare udienza prima di decidere se archiviare, ordinare altre indagini o disporre l'imputazione coatta.

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