«Gli tolsi cuffie e console, così ho salvato mio figlio da Fortnite»

ARTICOLI CORRELATI
di Valentino Di Giacomo

0
  • 2893
«Così mio figlio si è assuefatto a Fortnite, per lui era come una droga». Tiziana de Pascalis, di Taranto, è mamma di un bimbo di otto anni, dopo aver letto l'articolo pubblicato ieri dal «Mattino» sugli allarmi della comunità scientifica sul videogame online più in voga tra i ragazzini, ha deciso di condividere con gli altri genitori i mesi passati a cercare di recuperare il figlio dalla dipendenza da videogioco.

Com'è iniziato il suo calvario?
«Ho visto che mio figlio aveva cominciato a giocare a Fortnite, pensavo fosse un passatempo come altri e purtroppo, per mia colpa, non mi sono subito informata di che gioco si trattasse».

E poi?
«Mi ha chiesto di comprargli delle cuffie con il microfono perché questo gioco consente di giocare con altre persone da tutto il mondo con cui si può parlare. Generalmente lui è un bimbo obbediente, ogni volta che gli chiedevo di staccare con i videogame subito lo faceva, invece con questo gioco non riuscivo a staccarlo dallo schermo. Era come sordo a qualsiasi richiamo».

È arrivata alle maniere forti?
«Purtroppo è iniziato una sorta di combattimento tra lui e me finché una volta, presa dal nervosismo, sono arrivata persino a rompergli le cuffie. Nel frattempo anche a scuola mi avevano richiamato perché non riusciva più ad essere attento alle lezioni nonostante sia un bimbo solitamente bravo anche a scuola. Lui gioca a calcio, sport che ama, ma a un certo punto ha iniziato a non voler andare più al campo ad allenarsi pur di giocare a Fortnite».
CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Lunedì 11 Febbraio 2019, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 11-02-2019 18:03
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP