Italia, nascite al minimo storico: in calo anche i figli di stranieri

di Marco Esposito

Meno culle, tanti decessi: l’Italia diventa più piccola e anziana. Lo registra l’Istat, pubblicando a tempi di record il rapporto demografico sul 2017 con le stime sulla popolazione al primo gennaio 2018. Un anno, il 2017, che ha registrato il minimo storico di nascite dall’Unità d’Italia: 464mila, contro le 473 mila del 2016 e le 564mila di dieci anni fa, il 2007. Fanno meno figli gli italiani (appena 366mila bambini nati nel 2017 hanno entrambi i genitori cittadini italiani) e fanno meno figli persino gli stranieri residenti, scesi dal massimo di 80mila nel 2012 a 66mila l’anno scorso. Stabili invece a quota 32mila i figli di coppie miste, in prevalenza con madre straniera e padre italiano.
Il 2017 è stato un anno pesante anche sul fronte dei decessi, sfiorando il record del 2015 quando ci furono 648mila morti. L’anno successivo, il 2016, i funerali calarono a 618mila e nel 2017 si è risaliti a 647mila. La speranza di vita, però, è rimasta sostanzialmente la stessa del 2016: 80,6 anni per gli uomini e in lieve calo da 85 a 84,9 anni per le donne. La Campania conserva l’ultimo posto con 78,9 anni per gli uomini (stabile) e 83,3 per le donne (in calo di un decimo di anno). Scende invece la speranza di vita residua per chi ha 65 anni e ciò potrà avere effetti sulle regole previdenziali, visto che con i trend in corso non ha senso rinviare l’uscita dal lavoro. L’età media della popolazione, inoltre, continua ad aumentare e nel 2017 si è superata anche la soglia dei 45 anni: in un decennio si è passati da 43,1 anni a 45,2.

 

L’Italia nel suo insieme si rimpicciolisce nel 2017 di quasi centomila residenti ma non per effetto del saldo naturale (nascite meno morti) perché la perdita di 183mila persone è integralmente bilanciata dal saldo migratorio, positivo per 184mila unità. Il calo della popolazione residente è dovuto a una pulizia delle anagrafi comunali, nelle quali sono stati cancellati ben 132mila stranieri che risultavano negli anni scorsi residenti e che invece sono irreperibili, probabilmente perché trasferitisi all’estero oppure perché entrati in clandestinità. Diverse cancellazioni, soprattutto nel Sud Italia, riguardano cittadini italiani che si sono trasferiti al Nord ma che non erano stati cancellati dai Comuni di origine. Le revisioni sul saldo migratorio interno (cioè da un comune italiano all’altro, dato che per definizione dovrebbe dare come saldo zero) portano alla cancellazione di 18.500 residenti, mentre altre 77.600 persone spariscono a un accertamento della residenza, con un top in Piemonte (-10.800), Lombardia (-10.600) ed Emilia Romagna (-9.300) mentre in Campania il fenomeno coinvolge appena 2.200 stranieri.
Gli stranieri in Italia, nel loro insieme, sono un numero stabile poco sopra i 5 milioni (5.065.000, 18mila in più del 2016). Ma questa apparente stabilità è l’effetto di movimenti demografici forti di segno opposto. Si registra infatti un incremento degli ingressi, con 296mila nuovi immigrati che hanno preso regolarmente la residenza, a fronte di sole 40mila cancellazioni per l’estero. Positivo anche il saldo demografico con 66mila neonati contro appena 7.200 decessi. Queste due voci in aumento sono bilanciate sia dalle 132mila cancellazioni in anagrafe di cui si è detto, sia dal fatto che l’immigrazione di lunga data tende a trasformarsi in acquisizione della cittadinanza italiana. Nel 2006 erano stati appena 35.000 gli stranieri che erano diventati italiani e nel 2016 si è passati a 202.000, con un ulteriore incremento nel 2017 a 224.000 stimato dall’Istat. 
Nonostante i 224.000 nuovi italiani, la popolazione con cittadinanza italiana è in flessione a 55milioni e 430mila persone per effetto sia di un saldo naturale molto pesante (-241mila persone) sia di un flusso migratorio con l’estero ancora negativo. Nel 2017 però, registra l’Istituto di statistica, gli italiani che sono andati a cercare fortuna oltre confine sono diminuiti per la prima volta dopo nove anni. Dal 2008 al 2016 le uscite dall’Italia erano cresciute da 62mila a 157mila unità per contrarsi a 153mila nel 2017.
Non si riduce invece la migrazione interna, quella dal Mezzogiorno alle aree più ricche del paese. L’Emilia Romagna e il Trentino Alto Adige sono i territori più attrattivi mentre ha perso ogni appeal il Piemonte. Le partenze colpiscono tutte le regioni meridionali con il saldo più pesante in Calabria (-4,4 persone ogni mille) seguita da Basilicata (-4,1) e Molise (-3,8). Ma l’incidenza è forte anche nelle più popolose Campania (-3,2 persone ogni mille) e Sicilia (-3,1). Va ricordato che le migrazioni storiche, degli anni Sessanta, sono state più consistenti rispetto alla popolazione residente, ma meno dolorose dal punto di vista demografico perché in quegli anni il saldo naturale era ampiamente positivo.
Venerdì 9 Febbraio 2018, 08:14 - Ultimo aggiornamento: 09-02-2018 10:32
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP