Roma, «Non è in pericolo di vita» ma il giorno dopo muore nell'ospedale: inchiesta al Santo Spirito

Domenica 8 Marzo 2015 di Lorenzo De Cicco
Roma, «Non è in pericolo di vita» ma il giorno dopo muore nell'ospedale: inchiesta al Santo Spirito

Era entrato in ospedale in codice verde, «i medici fino all'ultimo continuavano a ripetere che non era in pericolo di vita. Invece due ore dopo averci mandato via dal reparto, ci hanno chiamato per dirci che era praticamente morto». A parlare è Dora, 78 anni, moglie del musicista e compositore Elio Liguori, ex docente dell'Accademia di Santa Cecilia, deceduto a 81 anni nel reparto di Medicina d'urgenza 2 del Santo Spirito la settimana scorsa. Dopo la denuncia della moglie, ora sul caso indaga la Procura di Roma. È stato aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento senza indagati, riferisce l'avvocato della donna Francesco Creaco. Anche la Asl Roma E ha avviato un'indagine interna «per verificare la correttezza della prestazione erogata».

IL RICOVERO

«Giovedì della scorsa settimana, il 26 febbraio - racconta la moglie del maestro Liguori - mio marito si è sentito poco bene. Abbiamo chiamato il 118 e mia figlia lo ha accompagnato in ospedale. Quando è entrato in Pronto soccorso non era grave».

La scheda clinica, riferiscono dalla Asl, parla di un «codice verde». L'uomo è stato ricoverato per una sospetta emorragia intestinale. «Già in serata però le condizioni erano peggiorate - denuncia la moglie - Ho parlato al telefono con mio marito e mi ha detto di sentirsi molto male». «Il giorno dopo mia figlia è andata a trovarlo e lo ha trovato nel letto pieno di sangue, senza che nessuno lo pulisse. Lei si è lamentata, ma le hanno risposto così: “nel reparto siamo solo due infermieri e un medico”».

«STO MORENDO»

Nel frattempo l'anziano viene sottoposto a trasfusione e gastroscopia. La sera la moglie è andata a visitarlo in reparto. «Stava visibilmente male. Mi ha detto di avere un grande dolore allo stomaco, sudava molto. Passata un'ora gli infermieri dicono a me e a mia figlia che dobbiamo andare via. Lui prova a bloccarci. "Non mi abbandonate, sto morendo", è il suo urlo disperato. Ma l'infermiera è stata inflessibile: ci ha detto che dovevamo rispettare l'orario di vista. Abbiamo preteso di parlare con un medico. Gli abbiamo chiesto che potesse restare almeno la figlia. Ma lui ci ha detto che mio marito non era così grave. E ci ha mandate via».

Invece la situazione peggiora in pochissimo tempo. «Neanche due ore dopo ci hanno chiamato per dirci che era praticamente morto. Quando siamo tornate al Santo Spirito se n'era già andato. E abbiamo saputo che tre quarti d'ora dopo averci cacciato dal reparto, i medici hanno chiamato il Pronto soccorso interno dell'ospedale, perché mio marito aveva avuto una crisi».

«REPARTO DISUMANO»

Ora la famiglia di Liguori chiede giustizia. «Non per mio marito - dice Dora - Per lui non si può più fare nulla. Ma per altri cittadini che si potrebbero trovare nella stessa condizione». Le domande che si pone la famiglia Liguori sono tante. Da quelle sulle cure mediche a quelle umane. «Ci hanno mandato via mentre mio marito ci diceva che stava morendo. Perché non ci hanno almeno permesso di tenergli la mano negli ultimi minuti?». Dopo la denuncia presentata contro ignoti alla stazione dei carabinieri di San Lorenzo in Lucina per lamentare l'imperizia e il comportamento disumano del personale sanitario, ora della vicenda se ne occuperà la magistratura. L'autopsia è stata effettuata ieri, ma la Procura non ha ancora autorizzato la cremazione e valuta possibili nuovi esami.

Ultimo aggiornamento: 10:30