Luca Sacchi, ora il killer collabora con il pm: «Voglio dire tutto»

Martedì 3 Dicembre 2019 di Alessia Marani Camilla Mozzetti
Luca Sacchi, «voglio dire tutto»: ora il killer collabora con il pm

Dove ha nascosto i soldi e in che modo si è disfatto del revolver. Nel carcere di Regina Coeli, chiuso in cella, Valerio Del Grosso – pasticcere 21enne di Casal Monastero, accusato dell’omicidio di Luca Sacchi – ha avuto il tempo di pensare e scegliere, alla fine, di parlare. Dopo quaranta giorni di silenzio e un primo interrogatorio nel quale ha fatto scena muta, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Ma ora è diverso perché in quaranta giorni le cose sono cambiate e dietro le sbarre, oltre a lui e al suo complice Paolo Pirino, ci sono finiti – senza che collaborasse con gli inquirenti – altri due personaggi chiave dell’inchiesta sull’omicidio del personal trainer 24enne, freddato da un colpo di revolver alla testa la sera del 23 ottobre. Si tratta di Marcello De Propris, che ha consegnato a Del Grosso l’arma usata contro Sacchi e che gli avrebbe dovuto fornire 15 chili di marijuana, e di Giovanni Princi, l’amico di Luca che ha portato avanti la trattativa tra il gruppo di Casal Monastero e quello dell’Appio per l’acquisto della droga.

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I NODI DA SCIOGLIERE
Gli inquirenti sono riusciti a cristallizzare lo scenario nel quale è maturato l’omicidio di Sacchi senza l’aiuto di Del Grosso. Tuttavia, lui, assistito dall’avvocato Alessandro Marcucci, ha ancora molte cose da raccontare. A partire dalla fine che ha fatto fare ai 70 mila euro rubati ad Anastasia Kylemnyk, con i quali progettava una fuga in Brasile, e al modo con cui si è disfatto dell’arma: se l’ha davvero riconsegnata a De Propris, a un’altra persona, o se l’ha invece distrutta. E intende farlo oggi quando di fronte a lui siederanno il gip Costantino De Robbio e la pm Nadia Plastina.

Il silenzio sarà messo da parte e lui risponderà alle domande nel secondo interrogatorio che sosterrà nel pomeriggio dopo gli ultimi arresti compiuti dai carabinieri del Nucleo investigativo venerdì scorso. Non solo. Il ragazzo, che in queste settimane ha espresso anche la volontà di essere impiegato nelle cucine del carcere, potrebbe fornire elementi utili a capire chi c’era dietro il suo giro e quello di De Propris e se il gruppo di Princi, la vittima, la sua fidanzata, erano persone con cui aveva già “trattato” in passato.

L’UOMO MISTERIOSO
Dall’ordinanza firmata dal gip, dopo gli ultimi arresti di quattro giorni fa che hanno seguito le indagini già di Squadra mobile e carabinieri, emergono inoltre altri interrogativi che potrebbero essere chiariti. Del Grosso il giorno dopo l’omicidio ha incontrato, oltre a De Propris, un misterioso uomo non identificato al “Burger king” nei pressi di Tor Sapienza. Un uomo che forse potrebbe essere legato in qualche modo ai 15 chili di marijuana che De Propris stava lavorando e impacchettando la sera del 23 ottobre. È lui il fornitore della partita di droga? Di sicuro lo cerca in un momento molto delicato, mentre cerca di organizzare la latitanza dell’amico che ha sparato e gli si rivolge con rispetto: «Scusame», gli dice al telefono a un certo punto. Nel pomeriggio del 24, poi, Del Grosso si è fatto accompagnare dalla fidanzata Giorgia al Celio, in via Claudia, non distante dal commissariato di polizia e nei pressi del bar Propaganda, dicendo alla ragazza di tornare a prenderlo alle 20. A quell’ora la giovane è stata costretta ad aspettarlo per svariati minuti. E quando Del Grosso torna si è cambiato d’abito. «Indossava una tuta grigia che aveva preso prima». Per i pm Del Grosso e De Propris potrebbero avere usato la parola “tuta” al telefono per depistare l’occultamento del revolver. Con chi era Del Grosso? Perché ritardava? Cosa stava facendo? È forse qui che ha nascosto il denaro?

I GRAMMI DI COCA
Oggi a presentarsi di fronte al gip, sarà anche Paolo Pirino. Quest’ultimo, quasi certamente, si avvarrà della facoltà di non rispondere, anche se dovrebbe, invece, spiegare come e da chi ha avuto i 31 grammi di cocaina che i carabinieri hanno rinvenuto sulla Smart “Fourfour” durante le perizie sul veicolo condotte il 27 novembre. La droga era stata divisa in bustine e nascosta nel passaruota anteriore destro dell’auto. Che non è la stessa usata nella notte dell’omicidio. Il mattino seguente alla sparatoria, infatti, Pirino è andato a sostituire la Smart che era stata presa a noleggio millantando dei falsi problemi, prendendone un’altra – uguale – su cui ha caricato poi la droga e continuato le sue consegne mentre Sacchi moriva in ospedale.

IL CONTATTO
Di chi era però quella cocaina? Sempre di De Propris che al Collatino aveva allestito in un appartamento una base di stoccaggio di coca e hashish confezionate con il padre Armando, pregiudicato di livello e con contatti nella mala di San Basilio? Oppure il contatto con De Propris era soltanto di Del Grosso e Pirino risponde ad altri gruppi criminali? A far luce su questo potrebbe essere lo stesso De Propris che sarà interrogato anche lui oggi, insieme a Giovanni Princi. Domani, invece, sarà il turno di Anastasia, ascoltata anche lei dal gip De Robbio. Sia lei che Princi, chiamati anche spiegare se lavoravano per una terza persona – come ipotizzato dalla pm Plastina – potrebbero avvalersi della facoltà di non rispondere. In mano agli inquirenti, tuttavia, ci sono i loro cellulari (quello di Princi intestato a uno straniero, come quello di De Propris, modus operandi di gruppi criminali strutturati) dai quali potrebbero emergere contatti e rapporti anche con altre persone, mentre oggi si terranno le perizie irripetibili sulla mazza da baseball usata nell’aggressione, sullo zainetto rosa e su altri effetti personali.

Ultimo aggiornamento: 12:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA