Luca Ventre immobile 15 minuti, la famiglia: dalla Farnesina solo pacche sulle spalle

Lunedì 25 Gennaio 2021 di Giuseppe Scarpa
Luca Ventre immobile 15 minuti, la famiglia: dalla Farnesina solo pacche sulle spalle

«Inutile scrivere comunicati stampa in cui il ministero degli Esteri dice che si sta dando da fare. Questo non è vero». Non ha dubbi Fabrizio Ventre, il fratello di Luca Ventre, il 35enne morto a Montevideo il primo gennaio. Fabrizio bolla come «ipocrita l'attuale finto attivismo della Farnesina che, per pura coincidenza, inizia con l'esplosione del caso della morte di Luca sulla stampa».

L'uomo era entrato nella sede dell'ambasciata italiana in Uruguay scavalcando la recinzione. Per 37 minuti era rimasto a terra immobilizzato da due guardie, per più della metà del tempo con il braccio di un vigilantes intorno al collo, in una stretta micidiale. «La viceministro Emanuela Del Re - prosegue il fratello della vittima - ha risposta con una mail di circostanza a mia madre il 4 gennaio. Questo vuol dire impegnarsi? Non vogliamo pacche sulle spalle, vogliamo verità e giustizia. Abbiamo più volte richiesto i video completi (manca l'ingresso in ambasciata e il primo placcaggio, ndr) e non ci sono stati dati, c'è forse qualche cosa da nascondere? Mi chiedo se è un fatto normale che una persona muoia in una sede diplomatica e il ministro degli Esteri Di Maio, sempre attivo sui social, non abbia speso una parola pubblicamente», conclude Fabrizio Ventre. 

Intanto ieri il Messaggero ha chiesto un'intervista al ministro degli Esteri, al viceministro ad un sottosegretario o al nostro ambasciatore in Uruguay, dalla Farnesina hanno risposto negativamente. L'ufficio stampa ha comunque voluto precisare che «il personale dell'Ambasciata si è immediatamente attivato per assistere le autorità uruguaiane e si è da subito messo in contatto con il padre del connazionale. Con quest'ultimo i funzionari della sede diplomatica sono in continuo contatto». Inoltre prosegue la nota «su indicazione del Ministro Di Maio, l'ambasciata continua a seguire il caso. Anche la Viceministra Del Re ha indirizzato una lettera ai familiari auspicando che sia fatta giustizia».

Il braccio si attorciglia intorno al collo in una presa che non lascia scampo. Sono le sette e sette minuti. Un intruso è stato fermato da due guardie, ha scavalcato il recinto dell'ambasciata italiana a Montevideo. «Ma poi perché continuare quando lui ormai era inerme?», domanda il fratello Fabrizio sconsolato. Alle sette e ventotto minuti il corpo di Luca è disteso sul selciato. Non muove più un muscolo. Un frame di dodici minuti più tardi (sette e quaranta) sembra la fotocopia. La posizione è la stessa, i piedi poggiati nel medesimo punto. La guardia gli è sempre sopra. Intorno alle sette quarantaquattro viene portato via di peso da degli agenti. In questa circostanza il corpo di Luca è completamente afflosciato, tant'è che viene sorretto dalle ascelle. La testa è reclinata in avanti, i piedi strisciano sul pavimento. 

I poliziotti a verbale diranno che durante il tragitto in ospedale Luca fa il matto in auto. Eppure quando fa il suo ingresso al pronto soccorso il 35enne è su una sedia a rotelle, anche in questo caso pare essere privo di sensi, si vede dalle immagini del circuito di videosorveglianza dell'Hospital de Clinicas. Il busto del ragazzo cade completamente all'indietro, la testa reclinata. «Per noi era già morto», accusa il fratello. «Non sarebbe meno grave se fosse deceduto lì dentro come conseguenza di un'aggressione. O forse qualcuno vuole farci credere questo?»

Ultimo aggiornamento: 17:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA