Madre di tre figli accoltellata dall'ex marito: la donna migliora ma non è fuori pericolo

Sabato 31 Luglio 2021 di Patrizio Iavarone
Madre di tre figli accoltellata dall'ex marito: la donna migliora ma non è fuori pericolo

Non ha risposto al magistrato che lo ha sottoposto ieri all’interrogatorio di garanzia per la convalida dell’arresto: Hysen Aliko, cinquantuno anni di origine albanese, residente a Sulmona, anche per questo resta in carcere, nonostante la sua avvocata Alessandra Vella abbia chiesto almeno i domiciliari per dargli la possibilità di recarsi a lavoro. La linea difensiva, al momento, sembra essere quella dell’incapacità di intendere e di volere, anche se, secondo gli inquirenti, l’uomo ha agito con premeditazione e freddezza, aspettando la ex moglie sotto casa per poi aggredirla a sangue freddo.

Nella cella del penitenziario di Vasto dove è stato tradotto l’altro giorno con l’accusa di tentato omicidio, l’uomo resterà però a lungo, almeno fino a quando, si spera, le condizioni della sua ex moglie saranno considerate fuori pericolo. La prognosi per la quarantenne, anche lei di origine albanese, però, resta riservata, anche se ci sono stati nelle ultime ore segnali di miglioramento: la donna è stata infatti estubata e sembra abbia anche ripreso per alcuni momenti coscienza. Il suo è un quadro clinico comunque molto delicato, il cui decorso dovrà essere osservato con attenzione nelle prossime ore. La speranza è che anche questo episodio di violenza non si trasformi in un femminicidio, che la donna cioè riesca a sopravvivere.

Resta, però, tutto l’orrore della violenza, un’altra violenza contro le donne. Perché a prescindere dall’evolversi del quadro clinico quello consumato due notti fa in via Montesanto a Sulmona è stato comunque un femminicidio. L’obiettivo di uccidere di Aliko, ritengono gli inquirenti, era abbastanza chiaro: lo dimostrano i due fendenti affondati nel ventre della donna a freddo (le coltellate sono state tre, ma una è stata superficiale), con un coltello da caccia, incurante della presenza dei tre figli che, probabilmente, alla madre hanno salvato la vita frapponendosi nella lite e rimanendo, il più grande di loro, anche leggermente ferito.

E lo dimostra anche il machete ritrovato nell’auto dell’uomo e che avrebbe potuto essere utilizzato come strumento di brutalità, dimostrazione di un malato possesso nei confronti di quella donna che aveva osato rifarsi una vita, lasciarlo, costruirsi un altro sogno. Il profilo è quello delle tragedie familiari che solo in minima parte arrivano agli onori delle cronache, ma che si consumano con una frequenza molto più alta di quanto si possa immaginare, anche se con modalità ed epiloghi diversi. Un tema purtroppo sempre più attuale, che diventa anche più frequente con l’aumentare della consapevolezza delle vittime silenziose. 

Ultimo aggiornamento: 09:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA