Malika Chalhy, i genitori rischiano processo per molestie e violenza privata. L'acquisto della Mercedes non è reato

Martedì 6 Luglio 2021
Malika Chalhy, i genitori rischiano processo per molestie e violenza privata. L'acquisto della Mercedes non è reato

Molestie, esercizio arbitrario delle proprie ragioni, violenza privata: il rifiuto di avere una figlia lesbica - attuato, secondo la procura, con una serie di comportamenti sanzionati dal codice - rischia di costare il processo ai genitori di Malika Chalhy, la 22enne piombata al centro delle polemiche negli ultimi giorni per gli acquisti (una Mercedes e un cane) fatti coi soldi di una raccolta fondi organizzata per lei. Il padre marocchino e la madre italiana hanno ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini dalla procura di Firenze. E i reati delineati nella vicenda che li oppone alla figlia, di cui non accettano l'orientamento sessuale, messi tutti insieme portano a una somma di pena che potrebbe anche portare a una condanna pesante.

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Malika, i reati contestati ai genitori 

Un prezzo notevole da pagare per contrasti familiari, innescati dalla rivelazione gay di Malika ai genitori. Contrasti sfociati in discussioni, offese, sfoghi finiti in minacce asserite, in un uso esuberante dei social network da parte di lei e culminati nella "cacciata" di casa della ragazza fino al cambio di serratura della porta di ingresso. Malika, che voleva prendere vestiti, scarpe, oggetti personali, ha fatto intervenire i carabinieri. Lei stessa, forse sotto consiglio, ha sporto denuncia contro i familiari. L'atto di reazione della famiglia configurerebbe esso stesso l'ipotesi di "violenza privata". I reati contestati dal pm Giovanni Solinas trovano origine in un confronto peggiorato nei mesi, che nessuno pare aver rilevato in tempo, nè contribuito a sopire col dialogo, con la composizione delle ragioni di tutti. La famiglia non ha accettato la nuova vita della figlia. Le discussioni in casa hanno portato a un dissidio che tuttora non appare sanabile. In uno scontro che nessuno ha appianato, gli audio arrabbiati, con linguaggio violento mandati a Malika dalla madre mostrano la radice delle molestie. «Mi fai schifo!», «Meglio una figlia drogata che lesbica», «Non mi portare a casa quella, le taglio la gola», diceva la madre riferendosi alla relazione di Malika. Comunque sia, a decidere se processare o no i genitori sarà ora il giudice dell'udienza preliminare.

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L'acquisto della Mercedes, per ora, non costituisce reato

È l'aprile scorso quando da Castelfiorentino, nella provincia di Firenze, dove i Chalhy abitano, esplode il caso di Malika. È la stessa giovane a rendere pubblica la sua situazione spiegando di essere stata ripudiata dalla famiglia per aver rivelato, con una lettera, di essere lesbica, di aver incontrato e iniziato a frequentarsi ed ad amare una donna. Trova rapidamente il sostegno del mondo "arcobaleno" e non solo. Scatta una raccolta pubblica di fondi: Malika è fuori casa e va aiutata a mantenersi in questa fase. La colletta ha successo e raccoglie quasi 140.000 euro. Poi la storia della 22enne sparisce dai media. Però all'improvviso, giorni fa, emerge che con quei soldi ha comprato un'auto Mercedes e un cane, a Milano dove si è trasferita a vivere. È opportuno aver impiegato così quei soldi? Il dibattito su Malika si riapre su un piano diverso, c'è chi la difende, c'è chi la bacchetta anche fra chi appoggia le sue scelte sessuali. Malika si sfoga dicendo che «ogni cosa che faccio è sbagliata». Arriva il Codacons e va oltre, la butta sul penale, «forse c'è il reato di truffa aggravata» ipotizza in un esposto alla magistratura l'associazione di consumatori. Ma almeno per ora, per quanto si possa recepire, in ambienti giudiziari non sembra annusarsi "fumus" di reato sulla Mercedes e il nuovo amico a quattro zampe. La donazione è stata libera e non vincolata a progetti specifici, si fa capire, Malika è giovane, vive le sue scelte e i soldi avuti in dono li può spendere come vuole.

Ultimo aggiornamento: 20:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA