Scuole chiuse con il sole, l'accusa del meteorologo: «Previsioni inadeguate fatte da incompetenti»

Martedì 30 Ottobre 2018 di Marco Esposito
Scuole chiuse con il sole, l'accusa del meteorologo: «Previsioni inadeguate fatte da incompetenti»

Professor Prodi, il clima è impazzito oppure c'è qualcosa che non va nei sistemi di previsione?
«Nella meteorologia italiana ci vuole un salto di cultura - risponde Franco Prodi, fisico, meteorologo e ricercatore associato dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima presso il Cnr - ma purtroppo continuiamo a contare i morti e i danni, senza neppure conoscere i dati sui fenomeni che si sono verificati».

Il Mediterraneo non si sta trasformando in un'area tropicale?
«Gli eventi di questi giorni con una bassa pressione e quindi richiamo di aria africana e vento molto forte non hanno di per sé natura straordinaria. Per un meteorologo era sufficiente vedere quanto fossero ravvicinate le isobare».

Però lunedì 22 in Campania c'era un allerta arancione e non è accaduto nulla, ieri un semplice allarme giallo e ci sono state vittime...
«Il sistema di previsione italiano è completamente allo sbando. È cresciuto per sovrapposizioni, partendo dall'Aeronautica per poi vedere la regionalizzazione e quindi il tentativo di unificazione da parte della Protezione civile. Tali sistemi non ben coordinati portano a un servizio scarsissimo, nei confronti internazionali. Detto ciò, le allerta meteo sono legate alla classificazione dei sistemi precipitanti».

Cioè al rischio di bombe d'acqua.
«Smettiamola di parlare di bombe d'acqua. Si dà l'idea di un fenomeno violento e incontrollabile. Invece oggi la meteorologia ha tutti gli strumenti per seguire con i radar meteo l'acqua quando è ancora nelle nubi, prevedere la quantità di precipitazioni in arrivo e rapportarle ai bacini idrografici al suolo».

Traduciamo, però.
«Un conto è una pioggia abbondante e concentrata ma che cade in un punto di in un'area vasta come il bacino del Po e altra cosa la medesima pioggia che converge in un'area ristretta, come la Valtellina, la Versilia o una fiumara calabrese. Il rischio esondazione è maggiore. Però con i radar si può lanciare un allarme mirato per la popolazione di quella valle un'ora prima, mezz'ora prima. A volte anche un quarto d'ora prima può fare la differenza tra la vita e la morte».
 
Invece gli allarmi attuali sono troppo generici?
«Sui radar meteo siamo in enorme ritardo rispetto all'Europa. La mosaicatura è stata fatta con ritardo e incompetenza. Ci sono in Italia aree del tutto scoperte. Penso alla Puglia, alla bassa Toscana, alla Basilicata, al Cilento, alla Sicilia occidentale. Ma anche dove il radar c'è, non abbiamo mai a disposizione i dati dopo un alluvione, che ci possano permettere di esaminare i fenomeni».

Chi dovrebbe gestire i radar?
«La Protezione civile. Che ha provato a coordinare le azioni delle Regioni ma con risultati insufficienti. In meteorologia il federalismo non è un sistema efficace. È incredibile che un paese come l'Italia non abbia una documentazione adeguata di tutti gli alluvioni che si sono verificati. Non lo denuncio da oggi ed è per questo che sono stato estromesso».

A cosa si riferisce?
«In Puglia ho seguito un progetto e vinto un bando europeo. Sono stati realizzati e installati due radar avanzatissimi, uno a Mesagne e uno a Torchiarolo, cioè in posizione strategica rispetto all'aeroporto di Brindisi. Gli unici due radar meteo della Puglia. Ma sono spenti, prendono ruggine».

Perché?
«Ho provato a chiederlo a Michele Emiliano. Ma da un po' il presidente della Puglia non risponde più ai miei sms».

Emiliano afferma che ha installato decine di centraline meteo in Puglia, meno costose. In ogni caso, la difficoltà di chi fa le previsioni non sono dovute anche ai cambiamenti del clima?
«Il clima non può non cambiare. È sempre cambiato e sempre cambierà. In quest'epoca siamo di fronte a una fase di riscaldamento del globo e ciò porta fenomeni più intensi. Tuttavia i confronti in meteorologia vanno fatti su base almeno trentennale ed è difficile dimostrare che determinati fenomeni siano davvero aumentati».

La sensazione dei cronisti è questa.
«Una sensazione, appunto. Per gli alluvioni abbiamo dati documentati dal 1910 e non c'è, su base trentennale, una variazione apprezzabile. Quel che è aumentato è il danno che provoca l'alluvione perché in Italia dal dopoguerra si è costruito negli alvei dei fiumi».

Il diffondersi in rete dei siti specializzati in previsioni meteo può contribuire al crescere della consapevolezza dei rischi?
«Non scherziamo. Sono siti gestiti da incompetenti, buoni per raccogliere pubblicità online. Rubacchiano i dati dove li trovano e li confezionano in modo spesso allarmistico oppure promettono di conoscere in anticipo dove nevicherà. Ripeto: la meteorologia è una scienza e può aiutarci a salvare vite con allerta mirati, tempestivi, ma che arrivano un'ora prima dell'evento catastrofico. Immaginare di prevedere una settimana prima, ma anche ventiquattr'ore prima, dove ci sarà un alluvione è prendere in giro le persone».

Lei quale sito guarda?
«Il sistema Moloch. Si trova sul sito www.isac.cnr.it».

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