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Manette facili, lo Stato paga 37 milioni di risarcimenti

Lunedì 28 Giugno 2021 di Gigi Di Fiore
Manette facili, lo Stato paga 37 milioni di risarcimenti

La segnalazione è in un tweet di Enrico Costa, avvocato, già vice ministro della Giustizia e attualmente deputato di Azione. Stima nel 20 per cento gli arresti nei confronti di indagati poi assolti. Scrive Costa, riproponendo uno dei temi del dibattito sulla giustizia: «Significa che su 50mila arresti all'anno, almeno 10mila non avrebbe dovuto essere disposti». 

Le cosiddette richieste di custodia cautelare vengono inviate dal pm al gip, che deve valutarle e le concede solo se esistono i tre presupposti previsti dal codice: pericolo di fuga, inquinamento delle prove, pericolo di reiterazione del reato. Dopo l'interrogatorio, il gip potrebbe anche disporre la scarcerazione che, su ricorso del difensore, può decidere pure il tribunale per il riesame o, successivamente, la Cassazione. Insomma, sulle custodie cautelari, le valutazioni sono affidate a più giudici. L'alternativa al carcere potrebbe essere poi l'attenuazione negli arresti domiciliari. Queste le norme, poi ci sono le valutazioni successive di chi, arrestato e processato viene assolto definitivamente. In quel caso, può avviare azioni di risarcimento contro il ministero della Giustizia. Decide la corte d'appello, ma il risarcimento non può superare un massimo di 516mila euro. Le condizioni per ottenerlo, riguardano la forma e la durata delle detenzione, il danno d'immagine ricevuto e anche economico legato alla perdita di opportunità lavorative. E i risarcimenti per «ingiusta detenzione» diventano così un osservatorio sugli arresti che potevano essere evitati. 

La relazione al Parlamento sul 2020 dice che in Italia sono state emesse circa 82mila misure cautelari. Quelle in carcere sono state circa 25mila mentre gli arresti domiciliari circa 22mila. Cifre che rappresentano in totale il 57 per cento del totale delle misure cautelari del 2020. L'anno prima, arresti domiciliari e in carcere insieme costituivano il 58 per cento delle misure cautelari. Spostandosi in Campania e seguendo i dati di Samuele Ciambriello garante dei detenuti, si arriva, nelle 15 carceri regionali che hanno una capienza di 6156 detenuti, a un totale di 6329 persone in carcere di cui 2349 detenute per un'ordinanza di custodia cautelare.

Gli avvocati denunciano da tempo l'uso eccessivo della custodia cautelare. Ha detto Marco Campora, presidente della Camera penale di Napoli: «C'è un uso eccessivo delle misure cautelari, che devastano, con i tempi dei processi, le vite degli imputati».

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Secondo i dati ufficiali del ministero delle Finanze, nel 2020 lo Stato ha pagato 36 milioni e 958.648 euro per ingiusta detenzione legate a 750 casi totali. Nel distretto di Napoli, la spesa, sempre nel 2020, è stata di due milioni e 900mila euro.

La denuncia è stata della Camera penale di Milano. Parla di «abuso della custodia cautelare», raccontando la vicenda di S.R., un giovane arrestato per possesso di arma, malato di cirrosi epatica e già operato più volte alle spalle. Arrestato il venerdì, con convalida il giorno dopo, il giovane venne però ricoverato d'urgenza. Su richiesta dei difensori, gli fu revocato l'arresto perché «a fronte di sopravvenute condizioni di morbilità sono venute meno le esigenze cautelari che giustificavano la misura». Nel pomeriggio, il giovane morì. Scrisse il direttivo della Camera penale di Milano: «Il giovane venne ritenuto di pericolosità sociale perché aveva precedenti di reati bagatellari. È l'ennesima vittima di un sistema processuale che consente l'abuso della misura custodiale cautelare». 

Un imprenditore edile di Grosseto, Massimiliano Palazzesi, venne arrestato per corruzione e si fece sette giorni di carcere e 30 ai domiciliari. I suoi lavori di ristrutturazione in casa del sindaco furono considerati uno scambio di favori. Fu assolto, ma intanto si fece 40 giorni di custodia cautelare. 

Una donna bulgara ha ottenuto dalla corte d'appello di Napoli un risarcimento di 240mila euro, per una detenzione ingiusta addirittura di 1095 giorni su false accusa di un'altra donna, che voleva vendicarsi dopo un litigio. Venne accusata di reati gravissimi, risultati inesistenti. L'avvocato civilista Fabio Tringali di Palermo venne accusato di segregazione in schiavitù nei confronti di un suo lavorante, su denuncia dei suoi vicini con cui aveva delle cause in corso. Si fece sette giorni di carcere e 120 ai domiciliari, poi il processo e l'assoluzione. Gli è stata riconosciuta l'ingiusta detenzione per 36mila euro. Un uomo venne invece accusato di aver rapinato a Capodanno all'esterno di un locale milanese una ragazza. Trentadue giorni in carcere per scoprire che, quella sera, si trovava a 40 chilometri di distanza. Appena 10mila euro il risarcimento che gli è stato riconosciuto, ma pesante nella motivazione quanto scrive la procura generale di Milano: «Un caso paradigmatico di come non si fanno le indagini, di come non si fa il pubblico ministero, di come non si fa il giudice delle indagini preliminari».

Ultimo aggiornamento: 13:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA