Manfredonia, bambino di 7 anni uccide il patrigno. La mamma: «Mio figlio mi ha difesa»

Mercoledì 2 Dicembre 2020

Un contesto familiare difficile, una lite che diventa violenza, e un bambino di soli sette anni che difende se stesso e la mamma uccidendo a coltellate il patrigno. Potrebbe essere questa la ricostruzione dell'omicidio di un pregiudicato di 38 anni avvenuta domenica sera in un podere di campagna a Manfredonia, dove l'uomo abitava insieme con la compagna, i loro due figli e un altro bimbo avuto dalla donna in una precedente relazione.

 

La vicenda è ancora tutta da chiarire e gli investigatori mantengono il massimo riserbo, proprio in virtù del coinvolgimento del bimbo che, per la sua età, non è nemmeno imputabile. Ma che le indagini dei carabinieri ruotassero attorno al bambino era emerso presto. Il procuratore della Repubblica di Foggia , Ludovico Vaccaro, ha parlato subito di un episodio «molto delicato» . Poi è stata la mamma a fornire la sua versione dei fatti raccontando al suo avvocato, Angelo Salvemini, quello che aveva già raccontato ai carabinieri in un lungo interrogatorio nella notte.

 

 

Secondo la ricostruzione della donna, tutto è cominciato quando l'uomo è tornato a casa ubriaco. Come era già accaduto altre volte, sarebbe scoppiata una lite tra loro e l'uomo si sarebbe scagliato contro la donna. Il bambino allora sarebbe intervenuto per difendere la mamma attirando su di sè l'ira dell'uomo che, in un crescendo di violenza, lo ha inseguito per la casa, prima in camera da letto dove il piccolo si era rifugiato e poi in cucina. Il bambino a quel punto è riuscito ad impossessarsi di un coltello e ha colpito l'uomo all'addome ferendolo. Il 38enne è riuscito a chiamare suo padre, prima di perdere i sensi, per farsi soccorrere. L'uomo lo ha trasportato d'urgenza al policlinico di Foggia dove però è morto .

 

In ospedale è finito anche il bambino: ha delle ferite alla bocca e ai denti, probabilmente procurate durante il litigio in casa. Di tutta la vicenda è stata informata la procura per i minorenni di Bari e il bambino è stato ascoltato questo pomeriggio dagli inquirenti alla presenza di uno psicologo e del padre naturale. Sulla vittima si sa che viveva di piccoli lavori e aveva un passato difficile. Nel 2013 l'uomo era stato arrestato nell'operazione «Romanzo Criminale» quando la polizia sgominò un gruppo di ragazzini manfredoniani che da giugno a novembre compì quattro omicidi. L'uomo era accusato di occultamento di cadavere; condannato in primo grado a quattro anni di reclusione, ha poi scontato una pena ridotta a tre anni. Di lui si dice che fosse spesso ubriaco e che avesse dipendenze da droghe e che i litigi nel podere fossero molto frequenti. Anche se dal Comune di Manfredonia dicono che non sono mai arrivate segnalazioni particolari o richieste di intervento ai servizi sociali.

 

La vicenda ha richiamato a Manfredonia l'attenzione mediatica di diverse testate giornalistiche e, in un clima evidentemente teso, un giornalista del Tgr Puglia è stato accerchiato, strattonato e costretto a cancellare le immagini che aveva appena girato da un gruppetto di persone. Tra queste, secondo la ricostruzione, anche un uomo che si era qualificato come il padre della vittima. È «l'ennesima minaccia ai danni di un collega nel tentativo di impedirgli di svolgere il suo lavoro», hanno commentato in una nota il coordinamento dei Cdr della Tgr Rai. «Un episodio grave - prosegue il coordinamento - l'ennesimo attacco alla libertà di informazione che stigmatizziamo e condanniamo con forza. Come coordinamento - conclude la nota - esprimiamo piena solidarietà al collega vittima dell'aggressione e chiediamo al Prefetto di Foggia ed alle forze dell'ordine un intervento immediato a tutela dei giornalisti del servizio pubblico e più in generale di tutti gli operatori dell'informazione». 

Ultimo aggiornamento: 16:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA