Mangiamo e respiriamo plastica: l'ultimo allarme per la salute

di Mariagiovanna Capone

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Cibi cotti in contenitori di plastica, verdure sostenute da strutture di plastica, carne contenuta in involucri di plastica, e poi bevande in bottiglie di plastica, stoviglie di plastica, prodotti igienici in packaging non riciclabile di plastica, perfino gli abiti contengono plastica. Le materie plastiche fanno parte della nostra quotidianità e una ricerca mostra gli effetti di un consumo eccessivo che ci sta sfuggendo di mano. Pubblicato sulla rivista «Environmental Science & Technology» e portato avanti dall'Università di Victoria in Canada, lo studio fa emergere che la plastica è presente nell'aria che respiriamo e nel cibo che mangiamo. Ogni anno ingeriamo una quantità compresa tra le 39 e le 52 mila particelle di microplastica ogni anno. Se a questa cifra aggiungiamo la microplastica che inaliamo, si arriva a 74 mila particelle. Le particelle di microplastica sono di dimensioni inferiori a 5 millimetri e sono state rivelate analizzando al microscopio le feci di un gruppo di volontari. Le microplastiche entrano nel cibo e nell'aria in diversi modi. Molti iniziano come parte di oggetti di plastica più grandi, che nel tempo si frammentano in pezzi sempre più piccoli fino a diventare minuscoli: 5 millimetri, appunto più o meno come un seme di sesamo. Queste o entrano direttamente nei nostri piatti o per inalazione perché presenti nell'aria, oppure vengono ingerite dagli animali che poi diventano il nostro cibo.
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Mercoledì 12 Giugno 2019, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 12-06-2019 11:43
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