Ladispoli, cinque anni fa l'uccisione di Marco Vannini. La mamma: «Neanche una messa»

Lunedì 18 Maggio 2020 di Emanuele Rossi
Marco Vannini

«È uscito di casa bello come il sole, poi non lo abbiamo più visto». La notte del 18 maggio 2015 smetteva di battere il cuore di Marco Vannini, giovane e solare ragazzo cerveterano 20enne. La madre, Marina Conte, non si dà ancora pace e ricorda quei momenti drammatici. Proprio oggi è scattato il quinto anniversario della sua scomparsa. «L’ultima cena con noi il 16 maggio di quell’anno, – parla la mamma – visto che poi era andato a dormire con la fidanzata Martina perché l’indomani si sarebbe dovuto alzare presto. Lavorava come bagnino in uno stabilimento di Ladispoli. Anche il giorno seguente si è intrattenuto dai Ciontoli. Già i Ciontoli, la famiglia che ce lo ha portato via senza darci una sola possibilità di poterlo salvare».

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Il 17 maggio del 2015 il colpo di pistola che si rivelerà fatale. Sono da poco passate le 23. Antonio Ciontoli, il sottoufficiale della Marina con un incarico nei servizi segreti, estrae la sua beretta calibro 9 dal marsupio, la punta contro Marco in bagno per farsi una doccia (almeno così è stato stabilito nella ricostruzione degli inquirenti dopo la testimonianza del militare) e preme il grilletto. Il proiettile trapassa polmone e cuore e si conficca sul fianco sinistro. Marco, fidanzato con la figlia di Ciontoli, muore dopo un’assurda agonia di oltre 3 ore: nessuno dei presenti nella villetta di Ladispoli attiva in tempo i soccorsi. «Per me e mio marito Valerio nostro figlio era tutto– racconta Marina Conte – e questo periodo di emergenza sanitaria è stato particolarmente difficile. Non si è potuta celebrare neanche la messa in suo onore». Una gesto d’amore per i Vannini però è arrivato da Santa Marinella dove il sindaco, Pietro Tidei ha donato, nel giorno del loro 26°anniversario di matrimonio, una mattonella di porcellana raffigurante una delle foto più belle di Marco mentre con tuta da sub è in spiaggia con un polipo in mano appena pescato.

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«Ci teniamo tantissimo a questa immagine – sostiene Marina – ci è stata regalata per il coraggio e la determinazione con cui abbiamo portato avanti la causa della giustizia. Marco si trovava in Sardegna al mare. Ora la maiolica l’abbiamo posta nel nostro giardino di casa a Cerveteri che lui amava». A proposito di giustizia, è scattato il countdown per l’appello-bis stabilito dalla Cassazione lo scorso febbraio. Il nuovo processo per l’omicidio Vannini inizierà il prossimo 8 luglio, giorno in cui è stata fissata l’udienza davanti alla Seconda Sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma. L’intera famiglia Ciontoli, Antonio e la moglie Maria Pezzillo ma anche i figli Martina e Federico, tutti presenti in casa la sera della tragedia, rischiano una condanna a 14 anni per omicidio volontario. Un caso di giurisprudenza che pare destinato a fare storia riscrivendo il reato di dolo eventuale. 
 

 

Ultimo aggiornamento: 13:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA