Carabiniere napoletano ucciso a Roma, ecco le vere accuse ai ragazzi Usa

Lunedì 19 Agosto 2019 di Daniela Spadaro

Tentata estorsione, omicidio volontario, lesioni, porto ingiustificato di armi atte ad offendere, resistenza a pubblico ufficiale e una serie di aggravanti che il sostituto procuratore Maria Sabina Calabretta ha messo nero su bianco firmando il decreto di convalida di perquisizione e sequestro a carico di Finnegan Lee Elder e Gabriel Christian Natale Hjorth, i due ragazzi americani che, con le azioni compiute nella notte tra il 25 e il 26 luglio scorso, hanno messo fine alla vita del vicebrigadiere Mario Rega Cerciello.
 
Tra i capi di imputazione e le relative aggravanti ci sono i motivi abietti e futili, l'aver agito con crudeltà e premeditazione per assicurarsi l'impunità rispetto alla tentata estorsione.

Elder, 19 anni, il King of Nothing - così si autodefiniva sui social - che ha già confessato l'omicidio, era uscito dall'hotel Le Meridien con una lama di diciotto centimetri, ed è quella che ha usato per sferrare undici coltellate al vicebrigadiere. Un coltello serrated di tipo militare capace di affondare in un corpo umano come fosse burro, ed è questo infatti che ha dimostrato l'autopsia eseguita dal professore Antonio Grande dell'Istituto di medicina legale Sapienza: sarebbero bastati due degli undici fendenti ad uccidere il militare.

Il sostituto procuratore Calabretta segna dei punti fermi rispetto a quella notte romana: Elder e Natale Hjorth, in concorso tra loro, dopo essersi impossessati di uno zainetto di proprietà di Sergio Brugiatelli - un broker del piccolo spaccio, un mediatore - con la minaccia di non restituire quanto sottratto, tentavano l'estorsione chiedendo in cambio cento euro e un grammo di cocaina «compiendo così atti idonei diretti in modo non equivoco a procurarsi ingiusto profitto, non riuscendo nell'intento per l'intervento delle forze dell'ordine». Il delitto, l'omicidio di Cerciello, sarebbe stato compiuto proprio per assicurarsi l'impunità, giacché Brugiatelli si era rivolto ai carabinieri denunciando furto e tentativo di estorsione, come dimostrano le telefonate alla centrale operativa.

Tra le aggravanti, l'aver commesso il fatto ai danni di un carabiniere in servizio e l'essere poi fuggiti incuranti delle condizioni del vicebrigadiere esanime, morto poco dopo al pronto soccorso del Santo Spirito. Mentre Elder affondava per undici volte la lama nel cuore, nello stomaco, nei polmoni, di Mario Rega Cerciello, Natale Hjorth ingaggiava una colluttazione con il carabiniere Andrea Varriale. Come per l'omicidio, anche per le lesioni personali a Varriale i due americani sono considerati correi.

Mentre i legali di Elder, Roberto Capra e Renato Borzone, hanno presentato istanza di scarcerazione al tribunale del Riesame come già avevano fatto i legali di Hjorth, l'avvocato Massimo Ferrandino che con il professore Franco Coppi assiste Rosa Maria Esilio, giovane vedova del vicebrigadiere, non ha dubbi su quanto emerso dalle ricostruzioni degli inquirenti. «Si sta puntellando in maniera solida quello che sarà il castello accusatorio» - dice Ferrandino. I legali di Elder e Hjorth chiedono da giorni l'acquisizione dei video di sorveglianza in zona - via Pietro Cossa - confidando ci siano le immagini dell'incontro tra carabinieri e ragazzi. «Comprendo la richiesta insistente e la ricerca di eventuali telecamere che abbiano ripreso la scena del crimine - prosegue l'avvocato Ferrandino - ma i bravissimi colleghi sanno bene che, aggiungerei purtroppo, non vi sono riprese dell'azione delittuosa. Se ci fossero, non le avrebbero mai richieste. Dimenticano però che vi sono occhi non artificiali, bensì umani, che hanno registrato nella mente quei terribili attimi. Occhi a mio avviso più attendibili perché appartengono ad un altro carabiniere serio e preparato: Andrea Varriale». Varriale è stato ascoltato dai magistrati titolari dell'indagine, per la terza volta, pochi giorni fa.

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