Martina Rossi, in semilibertà i due condannati (a 3 anni) Albertoni e Vanneschi. Si sono costituiti ieri

Martina Rossi, condannati Albertoni e Vanneschi ottengono la semilibertà: la ragazza morì per fuggire a un tentato stupro
Martina Rossi, condannati Albertoni e Vanneschi ottengono la semilibertà: la ragazza morì per fuggire a un tentato stupro
Sabato 8 Ottobre 2022, 15:35 - Ultimo agg. 19:10
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Martina Rossi - I due uomini condannati per tentata violenza sessuale di gruppo ai danni di Martina Rossi, la ventenne morta in Spagna nel 2011, hanno ottenuto la detenzione in regime di semilibertà. Lo ha deciso il tribunale di sorveglianza di Firenze. Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, i due trentenni aretini condannati in via definitiva a tre anni di reclusione, ottengono dunque la semilibertà. L'udienza si è svolta il 29 settembre scorso, ieri la decisione è arrivata in procura generale che ha emesso il provvedimento di esecuzione: Albertoni e Vanneschi si sono poi costituiti nel pomeriggio al carcere di Arezzo.

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Cosa vuol dire semilibertà

Il regime di semilibertà è una misura alternativa che prevede il lavoro esterno al carcere e la possibilità anche di soste a casa, secondo un programma da stabilire, con rientro in carcere per la notte. Riguardo ad Albertoni e Vanneschi, nell'udienza davanti al tribunale di sorveglianza, il pg aveva chiesto il rigetto delle misure alternative, le difese di entrambi i condannati quella invece dell'affidamento ai servizi sociali. Il tribunale ha poi deciso per la detenzione in regime di semilibertà.

«La semilibertà concessa agli assassini di mia figlia è un mezzo premio non meritato. Sarei stato più felice se fossero rimasti in carcere e mi chiedo: quali lavori potranno fare? Uno correva in moto, l'altro non mi risulta abbia mai lavorato». Lo ha detto Bruno Rossi, papà di Martina, commentando la notizia della semilibertà per Albertoni e Vanneschi. «Sono profondamente rattristato ma almeno non hanno avuto i lavori di pubblica utilità, anche perché non hanno fatto niente per meritarselo».

La vicenda giudiziaria e la verità processuale

Albertoni e Vanneschi sono stati condannati a 3 anni in Cassazione il 7 ottobre 2021, giusto un anno fa, per la tentata violenza sessuale alla studentessa genovese Martina Rossi.

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Martina morì a 20 anni, il 3 agosto 2011, precipitando dalla terrazza di una camera d'albergo, a Palma di Maiorca (Spagna), volendo sfuggire ai due che alloggiavano nella stessa struttura. Era in vacanza nella località turistica con delle amiche. I due imputati, residenti a Castiglion Fibocchi (Arezzo) erano in vacanza nello stesso albergo. La Cassazione condannò Albertoni e Vanneschi spiegando in sentenza che «l'unica verità processuale che risulta trovare conferma nella valutazione dei molteplici indizi esaminati risulta essere quella del tentativo di violenza sessuale».

Le loro difese invece hanno sempre sostenuto che Martina si sia suicidata, richiamandosi in particolare alla testimonianza di una cameriera spagnola, unica testimone oculare, che riferì di aver visto la ragazza cadere dopo aver «preso lo slancio». Un racconto non seguito dai giudici di merito e neppure dalla Cassazione ritenendo «ineccepibile» la valutazione dei giudici laddove mette in discussione la percezione della teste a causa del suo punto di osservazione, laterale e non di fronte al balcone da cui Martina precipitò.

Le modalità della caduta, definita "a candela" dai consulenti, «collidono secondo la corte fiorentina» con quanto riferito dalla cameriera. Uno snodo processuale importante accanto alle ricostruzioni che hanno evidenziato come la ragazza cadde nel vuoto proprio mentre cercava di scappare dall'aggressione da parte dei due aretini incontrati nell'hotel.

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La costituzione in carcere di Albertoni e Vanneschi dà sfogo oggi, peraltro, alle preoccupazioni del padre di Martina, Bruno Rossi, che il marzo scorso ebbe modo di lamentarsi pubblicamente del fatto che la condanna, a distanza di mesi, non fosse ancora eseguita. «A sei mesi dalla sentenza della Cassazione ancora la pena non è andata in esecuzione - denunciò - perché la richiesta di affidamento in prova giace in un cassetto, i tempi sono troppo lenti». E gli stessi genitori di Martina circa un mese fa intervennero col loro avvocato Luca Fanfani segnalando l'inopportunità di assegnare ad Albertoni una benemerenza sportiva del Coni per precedenti meriti sportivi nel motocross. Il Coni fece verifiche e revocò il riconoscimento.

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