Nozze al tempo del Covid: «Basta, voglio il mio sì», persi quattro matrimoni su cinque

Lunedì 19 Aprile 2021 di Valeria Arnaldi
Nozze al tempo del Covid: «Basta, voglio il mio sì», persi quattro matrimoni su cinque

C’è chi, in lacrime, guarda gli inviti già stampati, ormai, a causa dello slittamento per le misure anti-Covid, da gettare via. E chi tenta di ridurre al minimo la lista degli ospiti per assicurarsi almeno un brindisi. Ma anche chi, ormai provato, salta tutti i passaggi, e con abiti da gran cerimonia, si fa una foto per i social, dopo il “sì” in Comune, annunciando così le proprie nozze, con la promessa - e speranza - di fare prima o poi un ricevimento. 

Non manca chi usa la Rete per cercare conforto, condividere speranze, scambiare consigli, come Maria Lucia, che sulla community di matrimonio.com, un anno fa raccontava di aver rimandato già due volte e di confidare nella terza data, ma poi si è ritrovata a dover spostare ancora la festa a giugno. Alessandra, 58 anni, pensava davvero fosse arrivata la volta buona: fidanzata da anni, il suo lui, Edo, si è finalmente deciso a capodanno 2020 a farle la proposta: lockdown, prima, seconda e terza ondata hanno costretto a rinviare sempre. «Ora - si sfoga - speriamo per luglio, abbiamo un agriturismo prenotato nel Chianti, amici in arrivo da tutta Europa, ma chissà... Dopo tanta attesa voglio la festa che ho sempre sognato, non mi basta una firma in Comune». Quindi? Pronta a nuovi rinvii, ma che rabbia. Social e forum si fanno metro di ansia e frustrazione dei fidanzati, in attesa di sapere quando - e se - potranno sposarsi. 

Tra le “vittime” wedding non mancano i vip: dalla coppia Palmas-Magnini a signore della tv come Simona Ventura o Federica Panicucci. Quelle storie testimoniano la crisi dell’intero comparto wedding, fortemente provato e ancora senza certezze. La filiera conta 80mila aziende, per un totale di più di 560mila posti di lavoro. Il calo del fatturato è stato del 70% rispetto all’anno precedente. E il valore dell’indotto si stima sia sceso dai 65 miliardi del 2019 ai 45,5 miliardi nel 2020.  

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Stando all’ultimo Report Istat, pubblicato lo scorso febbraio, nel secondo trimestre 2020, c’è stato un calo pari all’80% circa nel numero di matrimoni. Nei primi mesi del 2021, il settore denuncia un taglio del 100%. Secondo, AIRB-Associazione Italiana Regalo e Bomboniera, circa 1.500 dei settemila negozi di vendita di bomboniere e confetti, presenti in Italia, non riusciranno a riaprire con una perdita «di 2mila posti di lavoro a cui si sommano almeno 3mila dipendenti di aziende produttrici e distributrici». Imponenti le perdite del wedding tourism, stando ai dati Jfc. Nel 2019, dunque prima dell’emergenza Covid, il capitolo vantava un milione 783mila presenze generate dall’organizzazione di 9018 matrimoni di stranieri in Italia, per complessivi 486 milioni di euro di fatturato. La pandemia con le conseguenti restrizioni ha fatto registrare un crollo: 35,5 milioni di fatturato generati da 226 mila presenze. Ossia, -87,3% di presenze e -92,7% di fatturato rispetto all’anno precedente.

«Considerando che i mercati Usa e Gran Bretagna - afferma Massimo Feruzzi, amministratore unico di Jfc e direttore Osservatorio Italiano Destination Wedding Tourism - rappresentavano in epoca pre-pandemia ben il 39,6% del valore del wedding tourism, è interessante focalizzare l’attenzione su come si stanno comportando questi mercati. Dalla rilevazione emerge che i wedding specialists operanti nei due mercati hanno perso, nel 2020, il 69,7% degli eventi e il 78,9% di fatturato». L’interesse per l’Italia rimane ma se è vero che la domanda è forte, lo è pure che la risposta, per ora, è inevitabilmente ferma. «Oggi il 59,2% dei wedding specialists di questi due mercati anglofoni - prosegue - dichiara di avere molta richiesta per l’Italia, purtroppo al momento impossibile da soddisfare». 

Ultimo aggiornamento: 15:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA