Mattia Maestri, il paziente uno del Covid era indagato per epidemia colposa: caso archiviato

Fu il primo a cui fu diagnosticato il virus in Italia

Giovedì 28 Ottobre 2021
Mattia Maestri archiviato in un processo per epidemia colposa a Lodi: l'uomo a lungo fu considerato il 'Paziente 1'

Primo due volte. Mattia Maestri, codognese di 39 anni, ora non è più solo il cosiddetto «paziente 1» della pandemia di coronavirus in Italia. Ora si sa che è stato anche il primo in assoluto a essere stato indagato per epidemia colposa da coronavirus. Il via all'inchiesta, da parte della Procura di Lodi, risale infatti a poco più di un anno e mezzo fa, cioè praticamente da quando ci si è accorti che il covid era arrivato e circolava in Italia. La conferma è arrivata oggi dal procuratore della Repubblica di Lodi Domenico Chiaro, dopo che si è diffusa la notizia. Infatti, nonostante le molte voci, tutta l'indagine si è svolta nel massimo riserbo, data la delicatezza del periodo e le difficoltà dovute alla malattia che ha coinvolto direttamente non solo Maestri ma anche la sua famiglia.

 

Le indagini per sospetta epidemia colposa

L'indagine è nata quando il codognese è stato sentito per cercare di trovare il più velocemente possibile il paziente zero, cioè colui il quale gli aveva trasmesso il covid, in modo da limitare al massimo i contagi. Ma Maestri sarebbe stato ritenuto, in un primo momento, reticente. Per gli inquirenti, poteva aver incontrato persone cinesi nel periodo precedente la contrazione della malattia, contatti di cui, però, non avrebbe parlato anzitutto con i sanitari. «Poi, invece, nel prosieguo della pandemia - ha spiegato Chiaro - si è scoperto che il virus circolava già da mesi e che, solo per caso, è stato diagnosticato il primo caso a Codogno».

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Maestri, comunque, una volta indagato, è stato convocato dalla polizia giudiziaria con il proprio avvocato, e si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. A questo punto, però, la Procura aveva comunque concluso, analizzando tutte le informazioni a disposizione, che non si erano ravvisati reati. Da qui il passaggio del fascicolo al gip con la richiesta di archiviazione, che è stata accolta in questi giorni e senza opposizioni. È stato, dunque, riconosciuto che Maestri non risulta aver violato nessuna norma.

 

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Qualche giorno prima rispetto al fatidico 20 febbraio 2020, l'uomo si era presentato al pronto soccorso dell'ospedale di Codogno con la febbre e gli era stata diagnosticata una leggera polmonite, curabile a casa. Le sue condizioni, però, erano peggiorate. Così era tornato nello stesso nosocomio dove, data la gravità dei sintomi, era stato ricoverato d'urgenza. Qui l'anestesista Annalisa Malara, insieme con la dottoressa Laura Ricevuti, avevano avuto l'intuizione di fargli il tampone per il covid-19, avendo conferma del primo contagio registrato in Italia, notizia che, la mattina dopo, fece il giro del mondo, aprendo la tragedia della pandemia nel nostro Paese.

Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre, 16:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA