Lisa Gabriele, l'ex poliziotto Maurizio Abate arrestato dopo 17 anni. Caso riaperto grazie a una segnalazione anonima

I due avevano una relazione. Il corpo di Lisa venne ritrovato la mattina di domenica 8 ottobre 2005 in un boschetto di Montalto Uffugo. L'omicida simulò un suicidio

Lisa Gabriele, l'ex poliziotto Maurizio Abate arrestato dopo 17 anni. Caso riaperto grazie a una segnalazione anonima
Martedì 25 Ottobre 2022, 08:18 - Ultimo agg. 12:54
5 Minuti di Lettura

Arrestato dopo 17 anni. I carabinieri della Compagnia di Rende hanno arrestato Maurizio Mirko Abate, 50 anni, ex agente della polizia stradale, con l'accusa di avere ucciso nel 2005 a Montalto Uffugo, nel Cosentino, soffocandola con un cuscino, una ragazza di 22 anni, Lisa Gabriele, con la quale, pur essendo sposato, aveva una relazione. Le indagini sul conto di Abate, in un primo tempo archiviate, vennero riaperte sulla base di un esposto anonimo inviato alla Procura della Repubblica di Cosenza. Esposto che consentì la riapertura delle indagini che hanno portato adesso all'arresto dell'ex poliziotto. 

Uccide la fidanzata e si toglie la vita, lei pochi giorni prima aveva accettato la sua proposta di matrimonio

Il finto suicidio

Il corpo di Lisa venne ritrovato la mattina di domenica 8 ottobre 2005 in un boschetto di Montalto Uffugo. L'omicida simulò un suicidio per nascondere il delitto facendo ritrovare vicino alla salma e sulla vettura della vittima un finto biglietto di addio, delle confezioni di tranquillanti e delle bottiglie di superalcolici. L'autopsia disposta dalla Procura dimostrò invece che la ventiduenne era stata soffocata. Le indagini all'epoca non sortirono alcun risultato.

I depistaggi

L'ex poliziotto Maurizio Abate è finito sotto indagine negli anni scorsi con l'accusa di detenzione illegale di armi. La Mobile di Cosenza, nel settembre del 2019, trovò nello scantinato che era nella disponibilità dell'uomo una pistola calibro 9 per 21 con matricola abrasa. Abate venne arrestato. Le indagini avviate nell'ottobre del 2005 per fare luce sulla morte di Lisa Gabriele subirono rallentamenti e depistaggi a causa di discutibili condotte tenute da un sottufficiale dell'Arma con cui la ragazza aveva rapporti. Le indagini condotte dai carabinieri di Rende hanno accertato anche questo.

L'esposto anonimo

L'ex poliziotto è accusato anche di spaccio e cessione di marijuana nei confronti del figlio. Il caso, archiviato dopo le prime indagini nell'ottobre del 2009, è stato riaperto nell'ottobre del 2018, quando alla Procura di Cosenza è pervenuto un esposto anonimo nel quale si ripercorreva la vicenda della morte di Lisa Gabriele e venivano indicati particolari veritieri noti soli agli inquirenti. I primi riscontri, effettuati dai carabinieri di Rende, hanno consentito alla Procura di riaprire le indagini. Gli inquirenti hanno così effettuato ulteriori acquisizioni documentali, una lunga serie di intercettazioni telefoniche ed ambientali, plurime escussioni di persone informate sui fatti e nuove consulenze medico legali attraverso la riesumazione del cadavere della vittima. Ciò che è emerso dalla nuova fase investigativa ha consentito di verificare, in maniera più approfondita, quanto raccolto nella prima fase, colmando quelle che gli investigatori definiscono 'lacune investigativè, e facendo così emergere un quadro indiziario grave e tale da collegare il reato contestato all'indagato. Quanto acquisito sul piano investigativo, dunque, ha permesso alla Magistratura inquirente e giudicante di valutare gli elementi indiziari raccolti come convergenti, gravi, univoci e coerenti.

Lui l'aveva lasciata

Le indagini, nello specifico, hanno consentito di inquadrare l'omicidio nell'ambito di una relazione sentimentale intrattenuta dalla vittima con l'uomo, già impegnato in altra stabile relazione, ritenuta sbilanciata, ossessiva e connotata da episodi di reiterate violenze e brutalità - come anche da dichiarazioni di un collaboratore di giustizia - emersi dalle dichiarazioni di persone informate sui fatti che hanno tratteggiato un quadro degradato fatto anche di serate a base di sesso, droga e perversioni. Inoltre, stando agli inquirenti, è emerso che il movente dell'omicidio sarebbe da ricondurre all'esasperata volontà dell'indagato di interrompere la relazione allontanando definitivamente da sé la vittima, determinata a frequentare l'uomo nonostante la moglie di quest'ultimo avesse partorito un figlio ed alla luce del rischio che la moglie sapesse della relazione extraconiugale sottraendogli, così, il neonato. Inoltre, gli inquirenti avrebbero ricostruito l'ultimo periodo di vita della vittima, connotato dai tentativi della stessa di trattenere nella relazione l'uomo, temendo, tuttavia, di subire ancora violenze ed arrivando a temere per la propria vita anche a seguito di strani accadimenti, quali danneggiamenti all'autoveicolo ed ai cavi elettrici dell'abitazione, nonché la morte sospetta della cagnolina deceduta appena dieci giorni prima di Lisa. Sono, inoltre, state intercettate frasi ritenute parziali ammissioni dell'indagato ed altre propalazioni di parenti dell'uomo fortemente indizianti, nonché conversazioni con linguaggio criptato che attesterebbero l'acquisizione, la suddivisione e l'occultamento del narcotico e lo spaccio dello stupefacente. Quanto alla droga, infine, è stato accertato l'utilizzo della cassetta delle lettere come deposito temporaneo dove la droga poteva essere prelevata dal figlio avvisato dal padre circa l'arrivo di una «bolletta» o «raccomandata»; e sarebbero anche stati accertati plurimi acquisti di marijuana (denominata «gelato») effettuati dall'uomo e conseguenti cessioni in favore del figlio a cui veniva sequestrato dai Carabinieri di Rende, nel 2020, una modica quantità di stupefacente del tipo marijuana. Il procedimento pende nella fase delle preliminari. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA