Mesina l'introvabile: da un mese è latitante, tutte le ipotesi sulla fuga

Sabato 1 Agosto 2020 di Gigi Di Fiore

È ormai un mese che Graziano Mesina, Grazianeddu, è ridiventato a 78 anni un uomo in fuga, come tante altre volte nella sua rocambolesca esistenza di sequestratore e vecchio capo dell'Anonima sarda. «Nella mia vita ho cercato sempre di correre più forte di quelli che mi correvano dietro» è stata sempre la sua filosofia. E, dopo che la corte d'appello di Cagliari lo ha dichiarato formalmente «latitante» il 24 luglio scorso, Mesina è ricercato non solo dai carabinieri e dalle polizie internazionali nell'area Schengen.

Un latitante di vecchio tipo, come lo fu Bernardo Provenzano che comunicava solo con i famosi «pizzini». Grazianeddu non usa il cellulare, non ha la patente e quando doveva spostarsi con l'auto dovevano accompagnarlo. Niente computer, niente social, pochi contatti. Trovarlo, per i carabinieri del Comando provinciale di Nuoro non è semplice. E la vicenda viene seguita anche dal numero uno del Ros, il generale Pasquale Angelosanto che arrivò in Sardegna nel 2013 quando fu eseguita l'operazione sul traffico di droga con 33 arresti, che coinvolgeva anche Mesina. Per un anno, dopo la scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare, in attesa della decisione della Cassazione sulla sua condanna a 30 anni, Grazianeddu ha vissuto nella casa della sorella Antonia a Orgosolo. Ogni giorno si faceva vedere per il corso principale, a passeggiare. Alle 19 in punto, si presentava alla stazione dei carabinieri per l'obbligo di firma. Era tra la gente anche alla festa dell'Assunta un anno fa, dinanzi la processione. Poi la scomparsa il 2 luglio scorso, a poche ore della decisione della Cassazione che ha reso definitiva la sua condanna.

I carabinieri hanno naturalmente seguito il filo delle comunicazioni tenute dagli avvocati di Grazianeddu: Beatrice Goddi che il giorno della fuga era a Roma per l'udienza in Cassazione e Maria Luisa Venier rimasta a Orgosolo con Mesina fino alle 16. A quell'ora, l'udienza a Roma non era ancora iniziata e l'avvocato Venier salutò Mesina per spostarsi a Cagliari. Poi il nulla. Alle 19 del 2 luglio, dopo la sentenza definitiva, Mesina non si presentò all'appuntamento quotidiano nella stazione dei carabinieri. La sorella Antonia ai carabinieri ha ripetuto: «Non so dove sia, non l'ho più visto». Le ricerche naturalmente hanno coinvolto anche la casa dei nipoti nel comune di Budoni in Gallura. Con scadenza periodica, le zone del Nuorese vengono invece sorvolate da un elicottero. A Orgosolo, la gente è infastidita da un assedio costante, con posti di blocco quotidiani e controlli dei carabinieri. La convinzione più diffusa degli inquirenti è che Mesina non abbia mai lasciato la Sardegna, che sia magari nelle campagne della Barbagia coperto da pastori, o da conoscenti. Per riconoscenza, o per denaro. Ma le battute nelle aziende agricole e negli allevamenti di pecore sono state finora infruttuose.

Una delle ipotesi seguita dagli inquirenti nei primi giorni era che Mesina fosse scappato nella vicina Corsica. Rifugio in passato di Matteo Nicolò Boe, successore di Mesina a capo dell'Anonima sequestri, che proprio in Corsica fu rintracciato e preso dopo una lunga latitanza. Boe fa oggi la guida turistica, mentre il suo ispiratore è di nuovo una primula rossa. I carabinieri hanno verificato i biglietti delle navi per la Corsica, le auto imbarcate, ma finora senza raccogliere elementi utili. Da Orgosolo, qualcuno ha di sicuro aiutato Mesina negli spostamenti, ma la circostanza che non abbia la patente né un auto sembra portare alla conclusione che Grazianeddu non si sia allontanato dai dintorni di Orgosolo. «Certo ci ha preso di sorpresa, la condotta tenuta nell'anno di sorveglianza è stata irreprensibile» hanno ripetuto i carabinieri. E il sindaco di Orgosolo, Dionigi Deledda, ha spiegato che i suoi concittadini sono infastiditi e divisi: una parte pensa che Mesina debba essere lasciato libero, un'altra lo condanna.

Circola poi una voce incontrollata: come in passato Grazianeddu ha dimostrato di avere una certa dimestichezza con i servizi segreti, come per la vicenda delle proposte politiche ricevute da Giangiacomo Feltrinelli o per la mediazione nel rapimento del piccolo Farouk Kassam, così potrebbe avere avviato una trattativa per consegnarsi. La contropartita potrebbe essere del denaro, o una carcerazione ridotta. Fantasie. «Grazianeddu è in Barbagia, al sicuro» ripetono i sardi che conoscono la sua storia. Ed è già passato il primo mese della nuova e imprevista latitanza.
 

Ultimo aggiornamento: 12:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA