Messina, cartelle cliniche ritoccate per gonfiare i rimborsi del Sistema Sanitario Nazionale: sequestrati 3 milioni

Giovedì 23 Settembre 2021
Messina, cartelle cliniche ritoccate per gonfiare i rimborsi del Sistema Sanitario Nazionale: sequestrati 3 milioni

Truffa milionaria al Sistema sanitario nazionale: ritoccavano le cartelle cliniche per ottenere rimborsi pubblici più sostanziosi. Una pratica rilevata nell'80% delle cartelle controllate dai Finanzieri del Comando provinciale di Messina che stanno eseguendo un'ordinanza che dispone, nei confronti di 3 persone, la misura cautelare del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriali per 4 mesi e il sequestro di oltre 3 milioni di euro nei confronti di 7 strutture sanitarie private convenzionate. Il denaro, secondo gli inquirenti, sarebbe il frutto di una maxi truffa aggravata al Servizio Sanitario Nazionale. L'inchiesta, coordinata dalla Procura guidata da Maurizio de Lucia, coinvolge 26 persone tra funzionari pubblici dell'Asp di Messina, responsabili e dipendenti delle strutture private.

Coinvolti anche i titolari delle più conosciute ed importanti case di cura città dello Stretto. L'attività d'indagine ruota intorno D.R.G. (Diagnosis Related Group), un sistema che consente di classificare ogni caso clinico in una determinata casella (il Ministero della Sanità ha previsto oltre 500 casistiche), variabile in relazione alla diagnosi, agli interventi subiti, alle cure prescritte o alle caratteristiche personali del paziente ricoverato in una struttura accreditata. Proprio sulla base del D.R.G. attribuito, quindi, in funzione delle risultanze della scheda di dimissione ospedaliera, ogni Regione prevede la tariffa da rimborsare alla casa di cura privata convenzionata, che grava sul Servizio Sanitario Nazionale. Vista la procedura prevista è fondamentale l'attività di verifica, per norma attribuita ad un Nucleo Operativo di Controllo interno all'ASP competente per territorio.

L'inchiesta, consistita in investigazioni documentali, accertamenti bancari, esami di testimoni, intercettazioni, acquisizioni informatiche ha fatto emergere un «articolato e collaudato meccanismo fraudolento, finalizzato a far lievitare artificiosamente l'entità dei rimborsi corrisposti dal sistema sanitario», scrive il gip, che si realizzava attraverso l'indicazione nella scheda di dimissione ospedaliera un D.R.G. difforme rispetto alle reali attività effettuate.

Un raggiro che ha determinato una truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale per oltre 3 milioni di euro. «Un dato estremamente allarmante - dicono gli investigatori - lì dove si consideri che sono state oggetto di disamina soltanto 723 cartelle cliniche: di queste ben 591 presentavano anomalie, con una percentuale d'incidenza pari all'81,74%, tanto da indurre il gip a ritenere l'esistenza di una forma «di radicata connivenza tra controllore e controllato».

Anomalie che, alla luce delle prove raccolte, non dipenderebbero dal caso o da una superficialità dei controllori, ma, proprio per la frequenza e metodicità, sarebbero da ritenersi sintomatiche di un sistema collaudato: «la cartina al tornasole di un sistema illecito diffuso finalizzato a lucrare indebitamente sui rimborsi riconosciuti dalla Regione Siciliana per le prestazioni erogate dagli enti convenzionati», - prosegue la misura - rafforzato «dal contributo offerto dal soggetto controllore, nella specie l'Ufficio dell'ASP di Messina i cui funzionari, omettevano di rilevare le irregolarità attestando falsamente nei verbali la conformità della documentazione esaminata ai parametri previsti».

L'ex dirigente dell'Asp di Messina (oggi in pensione e quindi non destinataria di misura cautelare) sarebbe al centro dell'inchiesta della Procura dello Stretto sui rimborsi gonfiati alle cliniche private. La donna, M.F. 65 anni, già a capo del Nucleo operativo di controllo dell'Asp di Messina, è indagata per truffa aggravata ai danno dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico, falso e corruzione. Il gip la descrive come un soggetto che, «forte di una consolidata esperienza amministrativa e burocratica», si è dimostrata «dotata di una pervasiva capacità di orientare l'impatto della macchina amministrativa», con «atteggiamento spregiudicato, piegandola a interessi di parte in funzione di un tornaconto personale».

Le intercettazioni hanno evidenziato come la dirigente vantasse un «rapporto privilegiato e di cointeressenza» con i vertici delle case di cura coinvolte nell'inchiesta e, in particolare, con E.M. di 82 anni, della C.G. Spa e la G. Spa, società che avrebbero ricevuto dal Sistema sanitario rimborsi per 423.934 euro. Le indagini hanno accertato come la donna avesse fornito ad un medico, dipendente della G. Spa e indagato per accesso abusivo a sistema informatico, le proprie credenziali riservate al sistema 'Qualità Sicilia Ssr' in modo da consentirgli di inserire, indebitamente i dati relativi alle procedure di verifica sulle cartelle cliniche. Gli altri due destinatari di misura cautelare sono un calabrese di 63 anni, direttore sanitario della Casa di cura gestita dalla Cot Spa che avrebbe ricevuto rimborsi per 364.415,77 euro (indagato anche per accesso abusivo al sistema informatico) e un messinese di 51 anni, socio della casa di cura V.S. destinataria di rimborsi per 655.063,55 euro. Per i tre è stato disposto il divieto per quattro mesi di esercitare attività imprenditoriali e di ricoprire incarichi apicali nell'ambito di imprese e persone giuridiche.

Ultimo aggiornamento: 09:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA