Treviso, trovata senza vita dalla madre: indagato il cardiologo di Michela, morta a 30 anni

Giovedì 14 Aprile 2022 di Valeria Lipparini
L'operatrice sociosanitaria di 30 anni trovata morta dalla madre

ARCADE - Conviveva con un problema al cuore da quando era piccola. E a 9 anni era stata sottoposta a un’operazione per l’impianto di un pacemaker. Lo stimolatore cardiaco, però, le era stato cambiato poco più di un mese fa. Eppure, Michela Conte è morta improvvisamente, nemmeno due settimane fa. Aveva 30 anni. E adesso la Procura presso il Tribunale vuole capire il motivo di questa morte, apparentemente inspiegabile, se è vero che Michela conviveva con il pacemaker da 20 anni. Apparecchio che, però, le era stato cambiato poco prima del decesso. Che ci sia una relazione tra il nuovo pacemaker e la morte della giovane? La famiglia, rappresentata dall’avvocato Silvia Biscaro, ha presentato un esposto e la Procura di Treviso ha sospeso il funerale previsto il 2 aprile scorso e ha aperto un’inchiesta per chiarire le cause del decesso e stabilire se c’è una correlazione fra la morte e l’impianto del nuovo dispositivo.

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L’AUTOPSIA

Il sostituto procuratore del Tribunale ha affidato l’esame autoptico della salma al medico legale Antonello Cirnelli, che l’ha eseguito sabato scorso, senza rilevare particolari anomalie a livello macroscopico. L’esame proseguirà a livello microscopico e sarà analizzato anche il nuovo pacemaker. Il medico cardiologo, difeso dall’avvocato Dario Chiarenza, che ha eseguito l’impianto risulta iscritto nel registro degli indagati anche a sua tutela. Intanto, la famiglia piange la scomparsa di Michela, che il giorno della morte si era preparata per recarsi al lavoro nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Conegliano. La madre, Edi, l’aveva trovata senza vita nel primo pomeriggio. E aveva sollevato i primi interrogativi. La 30enne aveva, infatti, imparato a convivere con il suo problema cardiaco e aveva continuato la propria vita normalmente, sottoponendosi a periodici monitoraggi e controlli. Era tranquilla, perchè gli accertamenti non avevano mai evidenziato problemi particolari. «Non c’erano state avvisaglie – aveva detto una delle sorelle, Monica, – le cose sono accadute in modo improvviso e inaspettato». Che la Procura avesse aperto un’inchiesta era sembrato chiaro quando il funerale della giovane era stato fissato e poi rinviato a data da destinarsi. Ovvia conseguenza dell’autopsia che doveva essere espletata e, adesso, degli ulteriori accertamenti che verranno eseguiti dal medico legale nominato dalla Procura del Tribunale. La famiglia stessa aveva chiesto di poter eseguire l’autopsia per far luce sulla morte di Michela. «Vista la giovane età di mia sorella, vogliamo capire cos’è successo», dice Monica.


CHI ERA

Michela aveva studiato all’istituto Besta di Treviso. Poi aveva lavorato per un breve periodo come operatrice sociosanitaria in uno dei centri servizi per anziani dell’Israa di Treviso. E poco dopo l’esplosione dell’epidemia da Covid, nella prima parte del 2020, aveva preso servizio nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Conegliano, uno dei settori più delicati. Senza mai tirarsi indietro davanti all’emergenza. Anzi, mettendoci ancora più determinazione. Domenica si stava preparando proprio per raggiungere il reparto. Poco prima di uscire di casa, però, è stata colpita da un malore che si è rivelato fatale. La mamma Edi e le due sorelle, Monica e Marta sperano che la Procura faccia chiarezza sulla morte di Michela e consenta a loro un po’ di pace.

 

Ultimo aggiornamento: 13:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA