CORONAVIRUS

Migranti, l'Italia pressa la Ue: «Ventimila pronti a partire dalla Libia»

Lunedì 8 Giugno 2020 di Cristiana Mangani

Le ong tornano nel Mediterraneo. La fine del lockdown e l'arrivo della bella stagione fanno immediatamente aumentare i numeri degli sbarchi. E così, Sos méditerranée si prepara a riprendere il mare con la Ocean viking, mentre la Sea watch 3 ha già mollato gli ormeggi sabato scorso dal porto di Messina, dove era rimasta bloccata per tre mesi dalle autorità italiane. Direzione: l'area di ricerca e soccorso davanti alla Libia, dove si sta giocando sulla pelle degli immigrati, una nuova partita economica.

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Il presidente del governo riconosciuto dall'Onu, Fayez al Serraj, ha sentito qualche giorno fa il premier Giuseppe Conte, e a lui ha fatto precise richieste: un sostegno per tornare a pattugliare i confini con il Ciad e il Niger, più fondi per la Guardia costiera, ed esperti sminatori da mettere in campo per bonificare il territorio lasciato dagli uomini del feldmaresciallo in ritirata. In queste ore si tratta per tentare di trovare un accordo di pace nella guerra che ha visto l'uno contro l'altro, Tripoli e il generale Khalifa Haftar. E i migranti diventano merce di scambio, visto che sulle coste libiche, secondo l'intelligence, sono ammassate tra ventimila e trentamila persone in attesa di partire. Tutta gente che viene gestita da milizie locali, e che ora potrebbe diventare quello che è stata la Siria per la Turchia di Erdogan, elemento di pressione sull'Europa. Proprio per questo, probabilmente, i trafficanti di esseri umani, nonostante gli arrivi siano aumentati di parecchio rispetto al 2019 (5461 attuali contro i 1877 dello scorso anno), continuano a contenere la fuga. In attesa di capire come tirerà il vento.

Nel frattempo, senza troppi proclami, la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese sta continuando a lavorare per ottenere il pieno appoggio europeo. E insieme con gli Stati membri in prima linea - Cipro, Grecia, Spagna e Malta - ha presentato un non-paper con le proposte per la nuova strategia migratoria. Obiettivo, rendere obbligatorio il ricollocamento tra Paesi dei migranti arrivati sul territorio Ue e per il superamento del principio della responsabilità del primo Paese d'ingresso. Alla base delle politiche migratorie e d'asilo europee è «la solidarietà e l'equa ripartizione della responsabilità, così come previsto dall'art. 80 Tfue, e come dovrebbe essere per il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo».
 


La titolare del Viminale andrà prossimamente in Tunisia, da dove stanno partendo numerosissimi. Perché anche lì le conseguenze dell'epidemia da Coronavirus, hanno fatto saltare l'economia turistica e migliaia di persone si sono ritrovate senza lavoro. Sono già più di 800 quelli arrivati sulle nostre coste e 1044 sono provenienti dal Bangladesh. Tutti ex cuochi, ex guide ed autisti dei tour.

Ieri, poi, si è sbloccata la questione dei 425 migranti che erano in mare da 40 giorni davanti a Malta, a bordo di quattro barconi turistici affittati dal governo maltese per tenerli al largo dell'isola sullo sfondo della pandemia da coronavirus. La Valletta ha accettato di farli sbarcare perché «costretti», ha spiegato il premier Robert Abela, che ora si aspetta che altri Stati europei diano seguito agli impegni sbandierati sulla redistribuzione.

La svolta improvvisa, ha spiegato lo stesso Abela, è maturata dopo che un gruppo di quelli che si trovavano su una delle navi della Captain Morgan cruises, aveva occupato la cucina: armati di coltelli, i naufraghi hanno minacciato di far esplodere una bombola di gas e di sequestrare l'equipaggio. Il premier ha anche ammesso di aver preso in considerazione l'ipotesi di intervenire con la forza per riprendere il controllo, ma che i vertici militari lo avevano dissuaso avvertendolo che, nel caso di un confronto armato, si sarebbero messe a rischio le vite di tutti.

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