Migranti, il Viminale: nuove regole per non uscire da Triton

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di Cristiana Mangani

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ROMA Una calma sospetta. Sono diversi giorni che gli sbarchi dei migranti sono ridotti. Dalle coste libiche non si vedono barconi in partenza, mentre le navi delle Ong continuano a rimanere sotto costa. Al Viminale analizzano la situazione, e non nascondono una certa preoccupazione. Nessuno, infatti, crede che improvvisamente le autorità locali abbiano bloccato il traffico degli esseri umani. Mentre il sospetto è che le varie fazioni e tribù che gestiscono i flussi migratori stiano esercitando una forma di pressione sull'Italia. Un ricatto economico, che potrebbe avere come conseguenza lo spostamento in massa verso la Sicilia dell'esercito di disperati, che in queste ore è accalcato a Sabrata e negli altri porti.
Sono diversi, dunque, i fronti sui quali il ministero dell'Interno intende muoversi per tentare di non rimanere intrappolato dalla grande ondata. E allora l'obiettivo è continuare a insistere per modificare Triton, l'accordo in base al quale spetta all'Italia farsi carico dell'accoglienza dei migranti che arrivano nel Mediterraneo centrale. L'impegno è stato sottoscritto già da anni, in tempi di emergenza diversa, quando i numeri dell'esodo erano più ridotti. La situazione è molto cambiata ed è proprio su questo che il ministero dell'Interno intende insistere per ottenere una maggiore partecipazione dagli Stati membri.

L'INCONTRO A VARSAVIA
Così all'appuntamento di domani, a Varsavia, nel quartier generale di Frontex, il prefetto Giovanni Pinto, responsabile della Direzione centrale dell'immigrazione, calerà le sue carte. Prima fra tutte la minaccia di uscire da Triton. L'Italia sta valutando se annullare l'accordo, fuori tutti dai nostri mari e avvio di nuove regole. Una presa di posizione che ci creerebbe non pochi problemi, anche perché farsi carico dell'accoglienza dei migranti ha consentito al nostro paese di alleggerire la pressione della Ue dal punto di vista economico. Altra ipotesi che gli esperti del Viminale stanno ipotizzando in queste ore, è quella di cercare di cambiare le regole contenute nell'accordo, e di prevedere una sorta di relocation forzata. Ovvero, le navi Ong che battono bandiera straniera dopo aver effettuato un soccorso nel Mediterraneo, potranno portare i passeggeri nei porti siciliani, dove verranno identificati e registrati. Ma subito dopo, nel caso dei richiedenti asilo, qualora il salvataggio sia stato effettuato, a esempio, da un mercantile francese, il rifugiato verrà imbarcato su un aereo e inviato a Parigi. Reazioni che avranno indubbiamente effetti a catena. Ma che l'Europa doveva aspettarsi. Del resto, già durante il vertice di Tallinn, Minniti non aveva nascosto le sue intenzioni: «Non dovete lasciare sola l'Italia - aveva dichiarato - Perché se ci lasciate soli saremo costretti a decisioni unilaterali».

IL PIANO
Nel frattempo, attenzione massima all'altro fronte del Mediterraneo, sia per quanto riguarda la grossa presenza di migranti sulle coste, sia per l'esecuzione del piano Minniti, sul quale il Viminale sta lavorando anche alla luce degli accordi ottenuti a Tallinn: organizzazione di un centro di coordinamento per i salvataggi in mare in Libia, pressione su Tunisia e Libia affinché traccino le rispettive aree di ricerca e salvataggio e istituiscano un centro di soccorso, rifinanziamento del Fondo per l'Africa, revisione del regolamento di Dublino (il vero cappio al collo dell'Italia), ed esecuzione del Codice di condotta per le navi delle Ong.
Giovedì prossimo il ministro incontrerà i sindaci delle zone interessate ai flussi migratori. Mentre si continua a lavorare sulle fazioni che operano a livello locale. Il blocco degli arrivi potrebbe voler dire che ogni gruppo o tribù stia cercando di rivendicare il proprio ruolo nel progetto economico. Quindi, se a prendere denaro per non far partire i migranti è stata soltanto una fazione, anche tutte le altre rivendicheranno la loro parte di soldi. Con il rischio, qualora questo non accadesse, che gli immigrati arrivino tutti insieme e in numero molto elevato, a prescindere dalla presenza e dalla presunta complicità delle Ong.

IL PATTUGLIATORE
Per questa ragione, per avere un maggiore controllo delle acque a ridosso della Libia, verrà inviato a breve anche un pattugliatore della Guardia di finanza.
Lunedì 10 Luglio 2017, 08:15 - Ultimo aggiornamento: 11-07-2017 10:55


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