Imprudenza, maltempo e fatalità: l'estate nera della montagna, più di un morto al giorno

Più di un morto al giorno. È lunga la lista degli incidenti fatali avvenuti quest'estate sulle montagne italiane: oltre 70 decessi, sparsi su tutto il territorio ma con una concentrazione più elevata sull'arco alpino. Scalatori soprattutto, ma anche semplici escursionisti, piloti di parapendio, base-jumper, torrentisti, ciclisti, cercatori di funghi e pescatori.

Il tragico primato estivo finora è detenuto dal Cervino con sette vittime (più altre due sul versante svizzero). Le condizioni della montagna, dopo l'abbondante innevamento invernale, hanno reso complessa e pericolosa l'ascensione, in particolare a inizio stagione. La tragedia più grave si è consumata il 18 luglio: due giovani di neanche 30 anni, un austriaco e una tedesca, sono precipitati per 1.300 metri dalla vetta. Pochi giorni prima una cinquantanovenne ucraina è stata colpita e uccisa da un fulmine mentre era bloccata a 4.200 metri di quota. Il Monte Bianco è invece stato fatale a tre giovani piemontesi - Elisa Berton, 27 anni, e i fratelli Luca e Alessandro Lombardini, di 31 e 28 anni - saliti sull'Aiguille Verte per festeggiare un compleanno. Sono finiti in un crepaccio e finora è stato possibile recuperare solo un corpo.

Sempre nel massiccio del Monte Bianco ha perso la vita il francese Olivier Bonnet, patron della Simond, impresa del gruppo Decathlon. Incidente mortale sulle Grandes Jorasses per la guida alpina Philipp Angelo, di 36 anni, di Bolzano, precipitato mentre scalava una via molto impegnativa. Passando alle Alpi Cozie, sul Monviso è morto un sessantenne di Ravenna, Giovanni Gaudiello. Sull'altro versante delle Alpi, ci sono state cadute fatali sulle Tre Cime di Lavaredo e sulla via ferrata delle Bocchette.

Quali le possibili cause dell'impennata di incidenti? «Le condizioni ambientali della montagna - spiega Delfino Viglione, responsabile del Soccorso alpino della guardia di finanza di Entreves - sono cambiate. Ci sono sovente scariche di sassi per il ritiro dei ghiacciai e per l'aumento delle temperature. Inoltre spesso c'è imprudenza, si sottovaluta il pericolo, per esempio procedendo slegati in alta quota. Senza escludere la fatalità che esiste sempre in montagna».

La lista nera dell'estate 2018 comprende anche i dieci torrentistì morti nelle gole del Raganello, un base jumper (sul Monte Brento), quattro piloti di parapendio (sul pizzo Coca, sulla Pioda di Crana, sulla Pietra di Bismantova e a Malga Campo) e un appassionato di «slackline», la «camminata» su una fettuccia sospesa nel vuoto: la vittima è Matteo Pancaldi, di 28 anni, di Bologna, caduto mentre affrontava lo strapiombo dei Denti della Sega, a cavallo tra le province di Verona e Trento.

Infine l'ultima vittima di questa triste serie: non c'è stato nulla da fare per la ragazza austriaca precipitata in mattinata per diversi metri mentre stava scalando la torre Stabeler sulle torri del Vajolet nel Gruppo del Catinaccio. A dare l'allarme al numero unico per le emergenze 112 il compagno di cordata intorno alle 10.45. Il coordinatore dell'area operativa Trentino Settentrionale del Soccorso Alpino ha chesto l'intervento dell'elicottero Aiut Alpin Dolomites, il quale ha portato in quota l'equipe medica e il personale del Soccorso Alpino. La ragazza è stata trovata alla base della parete e i tentativi di rianimazione sono stati vani. Fatale l'impatto con le rocce.
Martedì 21 Agosto 2018, 18:06
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