Morto Filippo Penati, dal Pci al sistema Sesto: rivelò la sua battaglia contro il cancro

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Se ne sarebbe voluto andare in punta di piedi Filippo Penati, l'ex sindaco di Sesto San Giovanni ed ex presidente della Provincia di Milano, morto ieri sera alla Multimedica di Sesto San Giovanni per un tumore che combatteva da tempo. Ma la notizia della sua morte è subito arrivata sui social con messaggi di cordoglio bipartisan nei suoi confronti dove la parola che ricorreva più spesso era «coraggio».

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Il coraggio di una vita passata in prima linea nella politica, e poi nelle aule di tribunale e di ospedale. Nato a Monza nel 1952, Filippo Penati era entrato da giovane nel Pci. Insegnante e assicuratore, era stato nominato assessore a Sesto San Giovanni nel 1985. Nel 1994 era diventato sindaco, ruolo coperto fino al 2002, otto anni in cui aveva dovuto affrontare il momento di crisi delle industrie di quella che era conosciuta come la Stalingrado d'Italia, in un'epoca di dismissioni massicce, come quella della Falck. 

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Nel 2004 era diventato presidente della Provincia di Milano. Sua la decisione di acquistare il 15% di azioni della Milano Serravalle dal gruppo Gavio, che innescò una serie di polemiche e anche una denuncia da parte dell'allora sindaco di Milano Gabriele Albertini. Nel 2009 non fu rieletto, ma l'anno dopo si candidò alla presidenza della Lombardia contro Roberto Formigoni. Non vinse ma venne scelto come vicepresidente del Consiglio regionale e Pierluigi Bersani, allora segretario del Pd, lo chiamò come capo della sua segreteria politica, un tributo al suo senso 'politicò e alla sua visione di apertura della sinistra.

I guai giudiziari più gravi iniziarono nel 2011. Penati andò a processo per il cosiddetto sistema Sesto, ovvero un giro di tangenti legato alla riqualificazione dell'ex area Falck. Lasciò la segreteria di Bersani e, una volta sciolto nel 2012 il Consiglio regionale, la politica attiva. Si concentrò sulla sua difesa e venne in parte prescritto e in parte assolto per tutte le accuse. Il suo impegno civico continuò comunque. Iniziò ad insegnare italiano agli stranieri e quando la Geas basket di Sesto attraversò un momento difficile, anche dal punto di vista finanziario, ne divenne presidente. Con giocatrici che nel 2017 si congelarono lo stipendio per completare il campionato di A2 e furono promosse. Poi arrivò il cancro. Una notizia mai nascosta, ma nemmeno pubblicizzata fino a quando una sentenza in appello della Corte dei Conti lo scorso luglio lo condannò con altri 11 a risarcire 44,5 milioni di euro per la compravendita delle azioni della Milano-Serravalle.

In quell'occasione chiamò l'ANSA per dire che i suoi avvocati avrebbero fatto ricorso ma «un anno fa - aveva annunciato - mi è stato riscontrato un cancro, e i medici concordano che è anche conseguenza della mia vicenda giudiziaria. Da un anno sto combattendo. Questa è la sfida più importante della mia vita». Intanto stava scrivendo il suo secondo romanzo, 'L'uomo che faceva le scarpe alle moschè in uscita il 7 novembre. Adesso i figli Simone e Ilaria chiedono riserbo mentre a Penati arrivano attestati di stima bipartisan, dal presidente della Lombardia, il leghista Attilio Fontana, al sindaco di Milano Giuseppe Sala passando per il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ai suoi ex compagni di partito, da D'Alema a Bersani a Martina. «In questo momento di profondo dolore mi stringo in un abbraccio ai figli e alla famiglia tutta, ricordando la figura di dirigente politico che è stato Filippo», ricorda il leader Pd Nicola Zingaretti. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata, come lui stesso ha chiesto.
Mercoledì 9 Ottobre 2019, 10:43 - Ultimo aggiornamento: 09-10-2019 18:48
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