Muore per infezione dopo l'intervento al femore: dieci indagati

di Teodora Poeta

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A distanza di cinque giorni dal decesso per una presunta setticemia dopo un intervento al femore del 65enne Mario Di Flaviano di Castelnuovo Vomano, la Procura ha iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo dieci persone. A ricevere l’avviso di garanzia, come atto dovuto in questa fase per poter nominare un proprio consulente di parte durante l’autopsia, sono medici e tecnici che hanno trattato clinicamente a vario titolo il 65enne prima dell’infezione. Con lui, insomma, sono venuti a contatto nel corso della degenza e nella fase più delicata dell’intervento chirurgico e potrebbero essere stati per questo motivo fonte di contagio.

L’esame irripetibile è già stato fissato, si svolgerà venerdì. La Procura nominerà un medico legale dell’Università di Foggia, mentre i familiari della vittima hanno scelto come consulente di parte il dottor Vito Strusi. L’inchiesta è scattata dopo la denuncia – querela degli stessi familiari di Mario (assistiti dall’avvocato Federica Di Nicola) che immediatamente dopo la morte si sono rivolti agli inquirenti per chiedere di fare chiarezza. Sono proprio loro che hanno ricostruito la dinamica del ricovero fino ad arrivare all’epilogo più triste. L’intervento all’ospedale Mazzini doveva servire per inserire una protesi al femore sinistro dopo una frattura provocata da una caduta in casa. E’ lo scorso 29 settembre quando il 56enne, molto conosciuto a Castelnuovo perché proprietario di un bar gestito con la moglie, viene ricoverano nel reparto di Ortopedia. Il successivo 5 ottobre viene operato per l’inserimento di una protesi, ma il giorno seguente, questo almeno è quanto sostengono sempre i familiari nella denuncia – querela, Mario comincia ad avere una febbre settica elevata.

Il 28 ottobre le condizioni si sarebbero aggravate tanto da entrare in coma farmacologico. Fino alla morte per una presunta sepsi, avvenuta intorno alle 2 di sabato notte, 3 novembre, dopo un blocco renale e un ulteriore peggioramento nelle ultime ventiquattro ore di vita. Titolare dell’inchiesta è il pm Davide Rosati che ha subito fatto sequestrare le cartelle cliniche e delegato i Nas ai controlli delle sale operatorie dell’ospedale Mazzini. Dopo l’infezione batteria Mario era stato trasferito dall’Ortopedia al reparto di Infettivologia dov’è poi deceduto per un blocco renale. Fondamentale adesso sarà l’esito dell’autopsia. Ma non è escluso, come spesso accade in questi casi, che una volta riconsegnati gli esiti dell’esame il pubblico ministero decida di disporre un’ulteriore consulenza prima di chiudere l’inchiesta. Consulenza che servirebbe per approfondire ulteriormente l’accaduto in un’inchiesta che, come tutte quelle che caratterizzano casi di pazienti morti nelle corsie di ospedale, si annunciano lunghe e complesse.

Il dubbio che adesso affligge i familiari di Mario è che il 65enne poteva salvarsi se fosse stato operato in un altro ospedale perché forse altrove non sarebbe stato attaccato dal batterio della setticemia. Un dubbio sul quale sarà la magistratura a fare chiarezza, andando a scavare alla ricerca della fonte di contagio per capire come sia stato possibile morire dopo un intervento al femore per una presunta sepsi, tra dolori insopportabili e febbre alta, ma sempre circondato all’amore dei propri familiari.
Giovedì 8 Novembre 2018, 09:25 - Ultimo aggiornamento: 08-11-2018 09:50
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