Nada Cella, telefonata choc: «Ho visto quella donna tutta sporca». Caccia alla testimone

Venerdì 12 Novembre 2021
Nada Cella, la telefonata choc: «Ho visto quella donna tutta sporca». Caccia alla testimone del delitto

Un audio con una telefonata forse decisiva ai fini delle indagini sull'omicidio di Nada Cella, la segretaria di uno studio professionale di Chiavari uccisa 25 anni fa, il 6 maggio 1996. La Procura di Genova e gli investigatori della squadra mobile lanciano un appello diffondendo la registrazione di una telefonata anonima di una donna che diceva di avere visto Annalucia Cecere, ora indagata per quel delitto, sporca sotto lo studio di Marco Soracco, dove la povera Nada lavorava.  La voce è quella di una signora anziana. «L'ho vista che andava via col motorino, l'ho vista tutta sporca che metteva tutto sotto la sella. L'ho salutata e manco mi ha guardata. Le dico la verità. L'ho vista quindici giorni fa nel carruggio e non mi ha nemmeno guardata».

La pista 25 anni dopo

Nada Cella aveva 25 anni quando venne uccisa in un appartamento di via Marsala, a Chiavari, in provincia di Genova, dove aveva lo studio il commercialista Soracco, indagato e poi prosciolto. La giovane donna, che lì lavorava come segretaria, venne colpita alla testa con un oggetto pesante che non è stato mai ritrovato. Adesso, dopo 25 anni di piste sbagliate e false speranze, la Procura di Genova ha iscritto sul registro degli indagati quello di un nome: autrice del delitto potrebbe essere una donna all'epoca quasi coetanea della vittima, Annalucia Cecere, appunto. Indagati invece per false informazioni al pm sia Soracco, datore di lavoro di Nada, sia la madre di lui, Marisa Bacchioni.

Subito indagata, posizione poi archiviata

La sospettata di oggi era già stata indagata appena 15 giorni dopo il delitto. Tanto che il suo nome non era uscito da nessuna parte nonostante l'interessata avesse fatto sapere ai giornali di essere pronta a un gesto estremo se la magistratura non l'avesse lasciata in pace. Si parlò di alibi di ferro, anche se due testimoni affermarono di averla vista passare proprio intorno all'ora del delitto sulla strada dove c'era l'ufficio del commercialista. Con lo sguardo spaurito e una mano sporca di sangue. Una vicina di casa dell'indagata aveva riferito ai carabinieri che la mattina dell'omicidio la Cecere si era allontanata dalla sua abitazione molto presto, a differenza delle sue abitudini. All'epoca vennero sequestrati nell'abitazione della donna dei bottoni molto simili a quello ritrovato sul luogo del delitto.

 Nada Cella

La riapertura del caso

Decisive, ai fini della riapertura delle indagini, gli accertamenti compiuti da una criminologa, Antonella Pesce Delfino, incaricata dalla famiglia di Nada insieme con l'avvocatessa Sabrina Franzone. L'esperta ha riesaminato il fascicolo raccogliendo spunti investigativi che erano stati sottovalutati all'epoca. Secondo gli investigatori della squadra mobile, coordinati dal procuratore capo facente funzioni Francesco Pinto e dal sostituto Gabriella Dotto, la donna ora al centro delle indagini si sarebbe innamorata di Soracco, non corrisposta. Nada Cella sarebbe stata considerata un ostacolo. L'attuale indagata avrebbe conosciuto il datore di lavoro della vittima a un corso di ballo. Soracco, della cui vita privata si sa poco se non che è un fervente cattolico e che abita insieme all'anziana madre, ex professoressa di filosofia, allora negò ogni rapporto. Cecere ha lasciato Chiavari poco dopo il delitto per poi stabilirsi in un paesino del nord Italia. Nel 2017 è stata assunta in una scuola per poi essere licenziata cinque mesi dopo con un provvedimento disciplinare.

Il sequestro del motorino e le indagini con il luminol

Dalla riapertura del caso ad oggi diversi gli accertamenti eseguiti dagli investigatori. Sequestrato il motorino su cui la donna sarebbe stata vista allontanarsi dallo studio di Soracco, quella mattina. La polizia scientifica effettuerà il luminol (un composto chimico utilizzato per rilevare anche le più piccole tracce di sangue) e altre analisi tecniche sul mezzo, custodito in un autosoccorso di Cuneo. La donna lo avrebbe portato da Chiavari a Boves, in provincia di Cuneo, e lo teneva in un box. Allo stesso modo, delle indagini comparative saranno svolte sui bottoni di una giacca posseduta dalla donna, simili a quello ritrovato sotto il corpo della vittima subito dopo l'omicidio.

I mesaggi minacciosi alla criminologa

Intanto spuntanto anche altre telefonate e messaggi audio, questa volta di minaccia. Sarebbero stati inviati dalla stessa Cecere nel luglio 2019 alla criminologa Pesce Delfino, la quale si era presentata in casa della donna fingendosi interessata ai problemi legati al mondo della scuola. Ma quando la conversazione era andata a finire sulla sua vita precedente a Chiavari, Cecere si era irrigidita e da quel momento erano partite le intimidazioni. «Perché sei venuta qua ad assicurarti che io avessi solo un cane. Non ho solo quello, ne ho anche un altro che se ti ripresenti qua ti spappola viva hai capito?». E, ancora: «Senti, non fare la finta tonta eh... hai capito con me... Ora faccio riaprire il caso, stai tranquilla... anzi ho saputo adesso da Chiavari... parlato ora con la polizia di Chiavari che forse è stato già riaperto il caso, sta tranquilla... ti ci trascino per i capelli, eh? Poi ti faccio fare le domandine, indovina indovinello.. quale zo....a è venuta a casa mia?». «Ma dai non fare la finta tonta stronza... ma come facevi a sapere che uscivo con (...) e di tutti i c... miei e con quello bassino con (...) . Come facevi a saperlo? Hai paura, eh? adesso son qua, non ti preoccupare».

Ultimo aggiornamento: 13 Novembre, 07:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA