Telegram incubatore dei No-Vax: «Gli utenti che seguono canali fake cresciuti del 480%»

Martedì 21 Dicembre 2021
Una manifestazione contro il Green Pass a Torino

Gruppi organizzati per insinuare il seme del dubbio, creare convinzioni antiscientifiche e complottistiche e organizzare il commercio di falsi Green Pass sfruttando Telegram. Sono soltanto alcuni degli elementi che emergono dal secondo rapporto su Fake News e Vaccinazione Covid realizzato dalla Fondazione Mesit. Il documento è stato realizzato in collaborazione con l’Eehta del Ceis di Tor Vergata, il Crispel - Università di Roma Tre e da Reputation Manager, ed è stato presentato durante l’annuale convegno del network PreSa dal titolo “Disinformazione pandemica". 

Lo studio mette in luce come la principale piattaforma di comunicazione dei No Green Pass si conferma essere Telegram, che in Italia ospita 660 mila utenti contrari al certificato, mentre sono 190 mila su Facebook. Sono 49 invece i canali o gruppi Telegram contrari al Green Pass e quasi uno su due (45%) si occupa di vendere certificati falsi. Un canale/gruppo su tre, invece, si occupa di organizzare manifestazioni e proteste (29%). Non mancano un 8% di canali che segnalano locali, ristoranti o esercizi commerciali che non chiedono il Green Pass.

 

 

LA SPINTA DI TELEGRAM

Dal monitoraggio fatto su Telegram emerge che su questa piattaforma, gli utenti che seguono canali o gruppi NoVax Covid-19 sono cresciuti del 480% negli ultimi cinque mesi: ora sono 232 mila. Quasi raddoppiati (+98%), inoltre, anche gli utenti totali che seguono canali o gruppi a tema vaccini, non necessariamente contrari: ora sono 377 mila. Tra maggio e novembre, un gruppo Telegram dedicato agli eventi avversi legati ai vaccini anti Covid-19 è cresciuto di oltre 50 mila utenti.  Non solo. I contenuti potenzialmente fake relativi ai vaccini Covid-19 riguardanti la pericolosità degli effetti avversi sono in netta crescita (+49%) e ora rappresentano oltre il 73% del totale analizzato. Emerge anche che oltre 7 false informazioni su 10 sono relative, ad esempio, a reazioni gravi e decessi post vaccinazione mai documentati, a finti occultamenti di morti da parte di Ema e Aifa, oppure alla diffusione di reazioni allergiche e irregolarità mestruali in seguito alla vaccinazione. La natura sperimentale del vaccino (12,1% delle conversazioni potenzialmente fake) è la seconda categoria più popolata.

«Questi dati ci ricordano una volta di più quanto sia diventata ardua la sfida alle fake news - dice Marco Trabucco Aurilio, presidente della Fondazione Mesit e professore di medicina del lavoro dell’ Università del Molise - Oramai una vera e propria pandemia virtuale che sta provocando quotidianamente vittime nella vita reale. C’è bisogno dell’impegno di tutti, dalle istituzioni, che devono mettere in campo strumenti legislativi ed operativi efficaci, ma anche e soprattutto da chi si occupa di comunicazione che mai come in questo momento storico ha una grande responsabilità nei confronti della salute dei cittadini». 

 

Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre, 18:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA