Nuovo Dpcm, acquisti di Natale: chiusi i centri commerciali, apertura dei negozi fino alle 21

Giovedì 3 Dicembre 2020 di Claudia Guasco

Evitare le scene viste lo scorso fine settimana: calca tra gli scaffali, assembramenti nelle vie dello shopping. È questa la riflessione alla base delle decisioni del governo sullo shopping di Natale, norme contenute nella bozza del Dpcm inviato alle Regioni. E dunque: negozi aperti nei giorni delle festività fino alle 21, per permettere di distribuire l’ingresso della clientela lungo un arco di tempo più ampio possibile. Quanto ai centri commerciali, niente riapertura nei fine settimana.

«Fino al 6 gennaio 2021 l’esercizio delle attività commerciali al dettaglio è consentito fino alle ore 21.00. Nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali all’interno dei mercati e dei centri commerciali, gallerie commerciali, parchi commerciali, aggregazioni di esercizi commerciali ed altre strutture assimilabili, a eccezione di farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, generi alimentari, prodotti agricoli e florovivaistici, tabacchi, edicole», si legge nella bozza.

NUMERO CHIUSO

I centri commerciali sono un’occasione di svago in un Natale senza grandi riunioni familiari e trasferte fuori dal proprio comune di residenza, perciò le saracinesche resteranno abbassate. La scelta di allungare l’orario dei punti vendita, invece, dovrebbe rappresentare un antidoto agli assembramenti, ma è ovvio che nei giorni più caldi a ridosso del Natale non basta: lo shopping alle quattro del pomeriggio è decisamente più allettante. Per evitare affollamenti nelle ore di punta, governatori e sindaci potranno firmare ordinanze per chiudere strade e piazze nevralgiche, transennare gli ingressi delle vie più frequentate dove potrà entrare solo un numero limitato di persone. Gli agenti di polizia locale e le forze dell’ordine, cui spetta il compito di regolare gli afflussi, sono già allertati. Il ministero dell’Interno ha infatti invitato i prefetti e i questori a intensificare i controlli per garantire un Natale di acquisti possibilmente senza rischi.

MENO REGALI

Nell’ultimo fine settimana, a dire il vero, erano più i curiosi che sbirciavano le vetrine di chi entrava per comprare. Tredicesime più leggere, incertezza economica e restrizioni derivanti dalla pandemia freneranno i consumi delle famiglie a dicembre, con un calo atteso del 12% rispetto all’anno scorso. Dai quasi 9 miliardi di euro del 2019, si passerà ai 7,3 miliardi del 2020, indica Confcommercio. Purtroppo molti saranno costretti a rinunciare alle strenne: l’anno scorso l’87% ha fatto almeno un regalo, oggi se lo può permettere solo il 74%. «È un momento difficile, ma c’è voglia di ripartire», afferma il presidente dell’associazione dei commercianti Carlo Sangalli. Chi può, spenderà per i regali una cifra solo un po’ più bassa di quella dello scorso anno: 164 euro a testa conto i quasi 170 del 2019. E i sindaci si schierano a sostegno delle attività locali. «Quando cammino per le strade di Roma, guardo le vetrine dei negozi e penso a tutte le persone che lavorano lì dentro. Ci sono donne, uomini, ragazzi, intere famiglie che si danno da fare per affrontare tutte le difficoltà che questo periodo ha messo loro di fronte. Dobbiamo sostenere queste persone, dobbiamo tenere in vita i negozi della città. Lo possiamo fare entrando e comprando qualcosa. Lo possiamo fare in sicurezza, senza creare assembramenti e mantenendo le distanze», scrive in un post su Facebook la sindaca di Roma Virginia Raggi.

SCONTRO CON LA VALLE D’AOSTA

Oggi a Firenze parte la campagna di comunicazione #IoComproFiorentino, voluta dal sindaco Dario Nardella per sostenere il commercio, l’artigianato e l’imprenditoria cittadina. «Siamo molto vicini ai nostri artigiani e alle nostre botteghe e in questi mesi difficili siamo più volte intervenuti a loro sostegno in vari modi - ha detto l’assessore al commercio Federico Gianassi - Rappresentano un presidio sociale e culturale insostituibile, per questo abbiamo deciso con il sindaco di lanciare questo accorato appello a tutta la nostra città: compriamo fiorentino a partire da questo Natale difficile. Non solo faremo regali belli ma daremo anche un contributo alla resistenza e alla ripartenza delle nostre attività, mantenendo un presidio economico, culturale e sociale che non può andare perduto». Invito a fare shopping nelle botteghe e nei punti vendita sotto casa anche in Friuli Venezia Giulia: «Non dimentichiamolo, hanno fornito un prezioso supporto, specie alle fasce più deboli della popolazione, in occasione del lockdown». L’apertura dei negozi tuttavia non è soltanto solidarietà, ma anche fronte di scontro tra il governo e la Valle D’Aosta, zona rossa. Il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia ha invitato il presidente della Regione autonoma Erik Lavevaz a revocare l’ordinanza con cui martedì ha disposto la riapertura dei negozi di prossimità, in deroga al blocco delle attività in cui la Regione ancora si trova. Nella lettera il ministro Boccia ricorda «le responsabilità che potrebbero derivare dall’applicazione delle misure introdotte riguardo alla tenuta delle reti sanitarie». Perché lo shopping, in fase di pandemia, è una delle attività a maggiore rischio.

Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre, 00:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA