Omicidio di Emanuele Morganti,
l’ultima carezza prima di morire
La fidanzata ricostruisce l'aggressione

Martedì 15 Gennaio 2019 di Marina Mingarelli
Omicidio di Emanuele Morganti, l’ultima carezza prima di morire La fidanzata ricostruisce l'aggressione

Processo Morganti: è stata Ketty Lisi la fidanzata di Emanuele ( il ragazzo di venti anni residente a Tecchiena ucciso dal branco davanti ad un locale notturno il 24 marzo del 2017) a salire, ieri, per prima sul banco dei testimoni. Per la cronaca va detto che, in carcere, con l’accusa di in omicidio in concorso sono finiti Franco e Mario Castagnacci, rispettivamente padre e figlio, Paolo Palmisani e Michel Fortuna.
La ragazza ha ripercorso gli ultimi istanti di vita del giovane con la quale aveva intrecciato un rapporto affettivo da oltre sei mesi.
«Ricordo che quella sera - ha dichiarato Ketty – Emanuele era stato colpito da un buttafuori del pub Mirò con schiaffi e spintoni. Poi era stato portato fuori dal locale con la forza. Emanuele, che aveva la maglietta strappata, era stato inseguito da più persone. Ma in seguito era riuscito a scendere dalla piazza e, avvicinandosi a me, mi aveva detto accarezzandomi che dovevamo andare via».
Ma il ventenne non aveva fatto in tempo a mettersi in salvo; subito dopo infatti veniva raggiunto da alcune persone che lo avevano colpito a morte.
Nell’udienza di ieri Riccardo Milani, un ragazzo di Alatri di 20 anni che si trovava davanti al locale al momento del pestaggio, ha riferito di aver visto Paolo Palmisani e Mario Castagnacci colpire il ragazzo con calci e pugni. Il teste ha inoltre dichiarato di aver visto Emanuele per terra e che Palmisani , nel vederlo esamine, aveva detto di lasciarlo stare perché «tanto era morto».
In quel frangente aveva visto una ragazza sputare sul corpo agonizzante del ventenne dicendo «Così impari a metterti contro la mia famiglia». La giovane sarebbe stata poi identificata in Agirè Thomaray sorellastra di Michel Fortuna.
Sempre da quanto riferito dal teste, Paolo Palmisani vedendo che il giovane non dava più segni di vita, aveva sollecitato chi gli stava vicino di sollevargli le gambe perché a suo dire Emanuele stava morendo. Il teste ha inoltre confermato di aver visto Franco Castagnacci trattenere per un braccio l’amico di Emanuele, Gianmarco Ceccani, che voleva correre in suo aiuto per impedire che lo colpissero ancora.

IL RICORDO DI ANNA
Altra testimonianza che ha avuto certamente il suo peso nel corso dell’udienza è stata quella di Anna Puca, l’ex fidanzata di Gianmarco Ceccani, il ragazzo che viene indicato dalla procura come un testimone chiave.
La ragazza ha raccontato in aula di aver udito Franco Castagnacci urlare in dialetto la parola «uccidetelo». Gianmarco, che cercava di proteggere il suo amico, continuava a ripetere : «Ma che cosa state facendo!»
Voleva saltare giù da quel muretto che lo divideva dal suo compagno. Ma Franco Castagnacci glielo aveva impedito. Era stato a quel punto che il figlio Mario aveva sferrato un pugno sulla nuca di Emanuele facendolo barcollare.
Poi quel rumore sordo. Quello provocato dalla caduta di Emanuele sul montante di una macchina. Pochi attimi e si era consumata la tragedia.

IN DUE VICINO AL CORPO
Ma quella sera ci sono stati anche occhi che hanno visto due persone sferrare il colpo mortale, quello che ha decretato la fine del ragazzo. Si tratta di Lorenzo Fanella, un giovane di 24 anni residente ad Alatri che conosceva Emanuele fin dall’infanzia. Ed è stato proprio lui a dichiarare davanti al presidente della Corte, Giuseppe Farinella, di aver visto due persone accanto ad Emanuele proprio negli ultimi istanti di vita. Uno gli aveva sferrato uno schiaffo mentre l’altro lo aveva colpito con un pugno. Secondo il teste uno dei due potrebbe essere Mario Castagnacci perché aveva un fisico robusto proprio come l’imputato. L’altro invece non è riuscito ad identificarlo. La prossima udienza si terrà il 23 gennaio.
 

Ultimo aggiornamento: 15:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA