Bambino ucciso a Piedimonte, l'autopsia: soffocato in dieci minuti

Martedì 23 Luglio 2019 di Vincenzo Caramadre
Il piccolo Gabriel Feroleto è stato brutalmente soffocato attraverso la chiusura della bocca e del naso. Un’agonia infinita, durata circa dieci minuti. A rivelarlo è l’autopsia depositata venerdì scorso in Procura a Cassino. I medici legali Margiotta e Manciocchi hanno confermato l’ipotesi iniziale: il piccolo di due anni è morto per asfissia meccanica. In un primo momento si pensava a uno strangolamento, ma ora tutto è più chiaro. Terribilmente più chiaro, grazie al lavoro certosino della Procura.

Il piccolo, secondo i medici legali, sarebbe stato ucciso con un verosimilmente con un mano che gli ha chiuso, contemporaneamente, bocca e naso. Una scena terribile, che si fa fatica solo a immaginare: l’assassino del bambino avrebbe infierito per diversi minuti, forse una decina, sul suo viso per togliergli ogni respiro fino alla morte. I consulenti della Procura, intervenuti sul posto, alle ore 20 del 17 aprile scorso, quando c’è stato l’omicidio in località Volla a Piedimonte San Germano, fanno risalire la morte tra le 4 e le 7ore precedenti il loro intervento, dunque tra le 13 ele16.

I GENITORI IN CARCERE
La relazione medicoegale era molto attesa sia dal sostituto procuratore Valentina Maisto, che coordina le indagini dei carabinieri, sia dalle difese dei genitori del piccolo Gabriel. Il padre Nicola Feroleto 48enne di Villa Santa Lucia (assistito dall’avvocato Luigi D’Anna con la consulenza della criminologa Roberta Bruzzone) è rinchiuso nel carcere di Cassino, la madre Donatella Di Bona, 28enne, (assistita dagli avvocati Lorenzo Prospero e Chiara Cucchi con il criminologo Carmelo Lavorino), invece, si trova nella sezione femminile del carcere romano di Rebibbia. Nicola nega ogni responsabilità: «Non ero a Piedimonte, quando Gabriel è stato ucciso», ripete ormai da tre mesi. Donatella, invece, ha confessato, anche se si è più volte contraddetta fornendo versioni differenti. Subito dopo la morte di Gabriel aveva detto ai carabinieri che il bambino era stato investito da un’auto pirata. Dopo pochi giorni, il 18 aprile, di- nanzi al Procuratore capo Luciano d’Emmanuele e al pm Maisto, si è assunta tutte le responsabilità e ha confessato: «L’ho ucciso io, l’ho soffocato. Nicola era presente, ma non ha fatto nulla». Nelle settimane successive ci ripensa, si sente male in carcere, fi- no a quando chiede di essere sen- tita dai magistrati. In un interro- gatorio fiume, agli inizi di giugno questa volta tira in ballo il papà del piccolo: «Lo abbiamo ammazzato insieme».

  Ultimo aggiornamento: 17:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA