Elisa, uccisa dall'amico un anno fa: la burocrazia blocca ancora i funerali

Lunedì 27 Luglio 2020
Elisa, uccisa dall'amico un anno fa: la burocrazia blocca ancora i funerali

Uccisa quasi un anno fa, ancora non è stato possibile celebrarne i funerali. È la burocrazia a bloccare l'ultimo saluto a Elisa Pomarelli, vittima dell'amico Massimo Sebastiani, che la assassinò il 25 agosto 2019 e poi fu protagonista di una fuga durata fino al 7 settembre, quando venne arrestato e fu ritrovato il corpo della giovane donna, nel Piacentino.

LEGGI ANCHE Elisa Pomarelli, Massimo Sebastiani confessa: «Ecco perché l'ho uccisa»

Nei giorni scorsi è arrivato il nulla osta della Procura alla restituzione della salma, tenuta in una cella frigorifera a Pavia. Ma manca ancora la notifica dell'atto alla famiglia: «Abbiamo verificato che la Procura ha dato il suo ok e che l'ha inviato al comune del luogo in cui è stato commesso il delitto», dice l'avvocato della famiglia, Alida Liardo. Ma la momento non è chiaro se il documento sia stato inviato al Comune dell'omicidio, Carpaneto, oppure a quello del ritrovamento del cadavere, Gropparello. «Ad ogni modo - aggiunge l'avvocato - il Comune in questione e il magistrato dovrebbero avvisarci in modo che la famiglia possa procedere ai funerali. Siamo in attesa». Il 4 agosto è in programma l'udienza preliminare per l'indagato. 

 

Gli avvocati dei familiari, Alida Liardo e Paolo Lentini, spiegano che si è in attesa di questo passaggio, e che potrebbe esserci un problema nel fatto che a mandare il documento dovrebbe essere il Comune, ma non è chiaro se sia stato inviato a quello dell'omicidio, Carpaneto, oppure a quello del luogo del ritrovamento del cadavere, Gropparello. C'è voluto tanto anche perché la salma non è stata liberata dai magistrati a causa degli approfonditi esami medico-legali che sono stati disposti, e i tempi si sono ulteriormente allungati a causa del periodo del lockdown da Coronavirus.

LEGGI ANCHE Elisa, uccisa dall'amico un anno fa: la burocrazia blocca ancora i funerali Migliaia al corteo contro la violenza alle donne: 5 minuti di silenzio per le vittime

La famiglia non può fare altro che aspettare, ma sembra aver perso ogni fiducia nelle istituzioni. In un video pubblicato su Facebook qualche giorno fa da "Non Una di Meno Piacenza", la sorella Debora Pomarelli ha letto una lettera della madre Maria Cristina. «Sono molto delusa dalla giustizia perché penso che tuteli molto di più la persona che delinque, in questo caso un assassino. Noi siamo le parti offese e non abbiamo nessun diritto, nemmeno di essere informati su quello che sta succedendo», le sue parole, prima di sapere che l'udienza preliminare è stata fissata per il 4 agosto. «Se potessi tornare indietro - ha proseguito - non farei più figli, ma non perché non sono contenta di loro. Ma per questa società che purtroppo non ti offre niente, non sei tutelato e ti senti abbandonato a te stesso. Una figlia la fai nascere, la cresci con tutto il tuo amore per farla diventare una persona onesta e libera e poi, tutto d'un tratto, arriva qualcuno che te la porta via per sempre lasciando un dolore incolmabile. Una ferita che non si rimarginerà mai. Chiediamo giustizia, che il processo abbia subito inizio e che Elisa torni subito a casa».
 

 

Ultimo aggiornamento: 28 Luglio, 16:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA