Omicidio Lecce, i nuovi biglietti del killer: «Mi servirà un’ora e mezza per far sparire i cadaveri»

Mercoledì 30 Settembre 2020 di Alessandro Cellini
​Omicidio Lecce, i nuovi biglietti del killer: «Mi servirà un’ora e mezza per far sparire i cadaveri»

È pentito per quello che ha fatto, Antonio De Marco, l’assassino reo confesso di Daniele De Santis, 33 anni, e della fidanzata Eleonora Manta, 30. O meglio, è pentito per quello che è scritto nel decreto di fermo della Procura di Lecce, perché lui quei fatti raccontati in modo dettagliato non li ricorda affatto. Non ricorda le pugnalate mortali alla coppia né la pianificazione del delitto. Una gran confusione che ha palesato ai suoi legali, gli avvocati Andrea Starace e Giovanni Bellisario, che ieri mattina sono andati a trovarlo in carcere. Ora è in isolamento, così come disposto dalle misure anti-Covid, sotto vigilanza continuativa, nel carcere di Borgo San Nicola, a Lecce. I suoi difensori lo hanno trovato «scosso e provato, consapevole della gravità e della delicatezza della situazione. È molto confuso e sofferente rispetto a quello che è successo».

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De Marco, 21 anni, di Casarano, in provincia di Lecce, studente di Scienze infermieristiche e tirocinante presso l’ospedale “Vito Fazzi” del capoluogo, ha parlato per alcuni minuti con i suoi due avvocati. 

Insieme hanno preparato quella che sarà la giornata di oggi: questa mattina, infatti, comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari Michele Toriello per l’interrogatorio di convalida del fermo. Risponde dell’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà, e di porto di armi o oggetti atti ad offendere. A lui sono arrivati i carabinieri della compagnia di Lecce, dopo un’indagine certosina durata una settimana, culminata con l’arresto lunedì sera.

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In caserma, quella notte, De Marco aveva confessato subito. «Sì, sono stato io a uccidere Daniele ed Eleonora», aveva detto ai militari e ai magistrati della Procura salentina. Il movente, per quanto assurdo possa sembrare, è la felicità altrui; e, di conseguenza, l’infelicità propria. 

«Sono solo, non ho amici, non faccio nulla se non studiare – aveva continuato, come un fiume in piena – Mi montava la rabbia a vedere Daniele ed Eleonora sempre così felici».
 

Video

Ieri, intanto, una nuova perquisizione nella stanza affittata in via Fleming, sempre a Lecce, a poche centinaia di metri dal luogo dell’omicidio, ha permesso ai carabinieri di sequestrare altro materiale. Nello specifico, un altro foglietto simile a quelli persi a casa delle vittime. E anche in questo caso, vi sarebbero riportati appunti sulle modalità con cui portare a termine l’omicidio. Una scansione temporale dei movimenti che avrebbe dovuto rispettare quella sera, dal momento dell’uscita da casa fino al suo rientro, dopo l’omicidio. È riportato a mano il percorso da seguire, sono cronometrati anche i tempi di percorrenza e della permanenza nella casa, luogo del delitto. Un’ora e mezzo: tanto sarebbe dovuto durare il tutto. E, molto probabilmente, il 21enne in quel tempo avrebbe anche voluto far sparire i cadaveri o cancellare tutte le tracce, visto che aveva portato anche varechina e soda caustica.

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Nei biglietti ritrovati in via Montello, De Marco aveva appuntato il tragitto migliore per evitare le telecamere di videosorveglianza sparse un po’ ovunque in città. Un tentativo vano, visto che è stato inquadrato a più riprese, e quei video sono risultati utilissimi agli investigatori.

Tutto, in ogni caso, porta a quel rapporto difficile tra la coppia di fidanzati e il 21enne, che in due distinte occasioni aveva preso in affitto una stanza all’interno dell’appartamento di via Montello, a pochi passi dalla stazione ferroviaria di Lecce. E gli investigatori continuano a scavare in quella convivenza – difficile, come aveva confidato Eleonora ad un’amica – alla ricerca di qualche elemento che possa in qualche modo spiegare una follia omicida così feroce. Un’azione portata a termine in nove minuti, durante i quali De Marco avrebbe agito «con spietatezza e totale assenza di ogni sentimento di compassione e pietà verso il prossimo», si legge nel decreto di fermo.

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Ieri intanto, alcuni degli effetti personali appartenuti al giovane arbitro e alla sua fidanzata uccisi lunedì 21 settembre sono stati consegnati dagli investigatori ai familiari delle due vittime. Si tratta di oggetti personali, tra cui portafogli, chiavi e una catenina d’oro, rinvenuti nella casa dove è avvenuto il duplice omicidio ma che non fanno parte dei reperti necessari alle indagini e che non saranno sottoposti a perizia da parte dei Ris di Roma la prossima settimana.
 

Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre, 14:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA