Orfani dei femminicidi, lo scandalo della legge bloccata in Parlamento

Giovedì 20 Giugno 2019 di Valentino Di Giacomo

«Bisogna rendere effettiva l'applicazione della legge sugli orfani di crimini domestici e intervenire prima che le tragedie si consumino». L'appello stavolta arriva dal Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, Filomena Albano, nel corso della consueta relazione annuale al Parlamento a cui ha partecipato anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella e introdotta dai saluti del presidente della Camera, Roberto Fico. La legge per creare un fondo per quei bambini orfani di femminicidio fu approvata alla fine della scorsa legislatura. Si tratta di bambini che non hanno più la mamma perché ammazzata e rimasti senza papà, finito in galera a scontare la pena per il suo orrendo gesto. C'è la legge, da oltre un anno, mancano però i decreti attuativi per sbloccare i fondi necessari per queste famiglie che non sono mai stati appostati. Una misura definita «urgente» da parte dell'Authority.
 
Sono 2mila i bambini che versano in questa condizione, il più delle volte sono affidati ai nonni, altri finiscono in case-famiglia. Non solo orfani, ma i bimbi finiscono loro stessi molto spesso nel vortice delle violenze familiari. «La riprova ha spiegato il Garante nella sua relazione che il sistema non ha funzionato. Sono troppi i casi di bambini maltrattati e uccisi da chi li avrebbe dovuti proteggere». Le violenze contro i minori secondo le statistiche sono maggiormente diffuse in zone del Paese più povere. I maltrattamenti contro i bambini sono di più al Sud, con la Campania a guidare tristemente questa classifica. «Eppure - sottolinea il Garante non esistono standard di assistenza uniformi, che variano da regione a regione». I soldi per l'assistenza stanziati dagli enti locali per assistere le famiglie in difficoltà sono di meno al Sud. Un dato generale per ogni genere di apporto sociale da parte delle istituzioni, basti pensare alle mense scolastiche: se in Sicilia e Campania sono presenti rispettivamente nel 13 e nel 16 per cento dei casi, in Friuli Venezia Giulia si arriva al 95 per cento. Aspetti su cui bisognerà lavorare e che l'Authority ha definito «cantieri aperti» richiamando con forza l'attenzione del Parlamento.

Per sbloccare i fondi per gli orfani dei femminicidi sta lavorando a fondo l'apposita commissione d'inchiesta parlamentare presieduta dalla senatrice del Pd, Valeria Valente. Ieri il comitato ha ascoltato il prefetto del ministero dell'Interno, Raffaele Cannizzaro, che si sta occupando di redigere il regolamento attuativo. «Il provvedimento è pronto ha spiegato Valente chiedendo al governo di accelerare ma manca il placet del ministero del Tesoro». Ai primi di luglio dovrebbe essere sentito dalla commissione anche il sottosegretario a Palazzo Chigi con la delega alle Pari opportunità, Vincenzo Spadafora. L'obiettivo, sperando non si tardi ulteriormente, è giungere allo sblocco dei fondi prima della chiusura estiva delle Camere. Si va da un anno di rimando in rimando e l'efficacia della legge non ha ancora visto la luce. In stand-by resta pure un'altra legge, quella sul «Codice rosso» contro i femminicidi. È la norma che stabilisce un più rapido intervento da parte della polizia giudiziaria, fu approvata all'unanimità alla Camera lo scorso aprile e dovrebbe essere discussa in Senato la prossima settimana per la deliberazione finale.

Non tutte le norme sono però viste come una panacea. Per quanto riguarda i fondi per gli orfani la legge prevede, all'articolo 8, che questi stanziamenti siano assegnati alle associazioni di categoria che poi potranno girarli alle famiglie che vivono in questa tragica situazione. «Da parte in causa spiega Roberta Beolchi, presidente dell'Associazione Edela che si occupa proprio di questi orfani non siamo d'accordo. I soldi bisognerebbe darli direttamente alle famiglie, non ha senso che transitino prima dalle associazioni che, non si può escludere, in alcuni casi possono prelevare da queste somme anche delle parcelle legali». Mal di pancia ci sono anche per la legge sul codice rosso. La norma prevede che i magistrati siano obbligati ad ascoltare la donna vittima di violenze entro tre giorni. Ma su questo sono arrivati rilievi sia da parte del Csm, ma anche dalle associazioni perché chi subisce questo genere di abusi potrebbe essere ancora in stato di choc dopo appena tre giorni. La parola passa al Parlamento, ma come chiede il Garante non c'è più tempo da perdere.

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