Pacchi alimentari, chiesto processo
per quattro suore: «Truffa alla Ue»

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Truffa aggravata ai danni dell'Unione europea, chiesto rinvio a giudizio per quattro suore dell'ordine di Santa Elisabetta. A chiederlo il pm della procura di Arezzo Iulia Maggiore per due religiose di Arezzo e due di Firenze. Secondo l'accusa, le religiose avrebbero utilizzato pacchi alimentari ricevuti attraverso fondi europei (Fead) destinati all'aiuto degli indigenti destinandoli a strutture convenzionate. I fatti, che risalgono a diverso tempo fa, sono emersi durante un controllo della guardia di finanza aretina, con tanto di foto dei pacchi con il marchio dei fondi europei. Le suore di Sant'Elisabetta respingono completamente i fatti attribuendo a "maldicenze" quanto accaduto.

Sarebbero tre gli istituti dell'Aretino gestiti dalle suore di Santa Elisabetta finiti nell'inchiesta condotta dalla procura di Arezzo che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio, da parte del pm Julia Maggiore, per quattro suore. Si tratta degli istituti di via Venti Settembre e di Policiano nel comune di Arezzo e dell'istituto di Pratovecchio Stia in Casentino. Secondo l'accusa, le religiose avrebbero utilizzato pacchi alimentari ricevuti attraverso fondi europei (Fead) destinati all'aiuto degli indigenti per un valore di ottomila euro, dirottandoli sulle strutture convenzionate da loro gestite. In particolare pacchi per 3.200 euro ad Arezzo, per 2.558 a Policiano (Arezzo) e i rimanenti alla struttura casentinese. I fatti, che risalgono al periodo compreso tra il dicembre 2016 e il 15 novembre 2017, sono emersi durante un controllo della guardia di finanza aretina che ha rilevato l'ipotesi di reato di truffa e di ingiusto profitto per l'ente ecclesiastico. Dal canto loro le suore respingono ogni accusa. 
Mercoledì 29 Agosto 2018, 18:48 - Ultimo aggiornamento: 30 Agosto, 07:50
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