Paolo Calissano, le ultime ore: forse non era solo in casa. L'ultimo WhatsApp e le indagini sulle sostanze

Domenica 2 Gennaio 2022 di Alessia Marani
Il comprensorio dove abitava Paolo Calissano (nel tondo)

Che cosa ha provocato la morte di Paolo Calissano? E, soprattutto: era da solo quando è successo? Sono le domande a cui i carabinieri della Compagnia Trionfale stanno cercando di dare una risposta dopo il ritrovamento del corpo dell’attore 54enne nella sua casa di Medaglie d’Oro, la sera di giovedì 30 dicembre. La Procura ha aperto un fascicolo per morte in conseguenza di altro reato. Sarà eseguita una ispezione esterna sul cadavere da parte del medico legale e, parallelamente, si aspetteranno gli esiti degli esami di laboratorio sul numeroso materiale repertato dai militari della Scientifica durante il sopralluogo nell’abitazione di via Cadlolo in camera e in cucina. Dopodiché, il pm valuterà se richiedere anche l’autopsia vera e propria e, dunque, cercare formalmente un colpevole per la tragica fine dell’attore. 

 

 


Paolo Calissano, l'ultimo WhatsApp

 

Il decesso di Calissano sarebbe avvenuto nell’arco delle 24 ore esatte prima del rinvenimento. L’ultimo accesso a Whatsapp dal suo telefonino (ora sequestrato dai militari che indagano sul traffico telefonico delle ultime ore di vita dell’attore), infatti, risale alle 20,18 del 29 dicembre, la scoperta della sua morte da parte dell’ex compagna Fabiola Palese alle 20,30 del giorno successivo. Antonello, il portiere dello stabile in cui abitò anche Manuela Arcuri, ricorda di averlo visto il 29 in giornata; la stessa Fabiola spiega di averci parlato al telefono nel primo pomeriggio sempre di mercoledì. Poi il silenzio e quell’ultimo accesso online. È sulla sera del 29 che si concentrano le attenzioni degli investigatori. 

 

 

 


Quando poi la donna, l’indomani, preoccupata per non avere più sue notizie, ha inserito la chiave nella toppa della porta di casa per entrare all’interno, la serratura non aveva le mandate inserite, il telefonino era ormai spento sul divano: Calissano non si era chiuso o qualcuno andando via si è lasciato chiudere il portone alle spalle? I carabinieri stanno acquisendo le immagini registrate dalle telecamere di zona, specie quelle dell’Hotel Rome Cavalieri che si trova proprio di fronte all’appartamento al pian terreno dell’attore. Ma cosa ha ucciso Calissano? L’ipotesi più accreditata, al momento è che il 54enne, protagonista di alcune delle soap italiane di maggiore successo come Vivere e La dottoressa Giò, sia stato stroncato da un micidiale mix di benzodiazepine e altri farmaci, mentre le analisi del Ris dovranno accertare anche l’eventuale presenza in casa di sostanze stupefacenti tra i blister rinvenuti. Calissano, infatti, aveva avuto un passato come assuntore di cocaina e la sua vita privata, così come quella professionale, era stata segnata, nel 2005, dalla morte per overdose di una ballerina brasiliana di 31 anni, Ana Lucia Bandeira Bezerra, avvenuta nella sua casa di Genova. L’attore patteggiò la condanna, scontandola in una comunità di recupero per tossicodipendenti, ottenendo poi l’indulto. Nel 2008, però, finì in ospedale per un incidente d’auto mentre era alla guida sotto effetto di un mix di sostanze psicotiche e cocaina. Gli inquirenti vogliono essere sicuri di non ritrovarsi di fronte a una vicenda simile a quella di Libero De Rienzo, l’attore 44enne trovato morto a luglio nella sua casa di Madonna del Riposo. In quel caso, però, letale fu una dose di eroina. 

 

 


LO PSICHIATRA

Secondo l’ex compagna Fabiola difficilmente Paolo si sarebbe suicidato: «Aveva vissuto tante volte l’inferno e si era sempre rialzato, non avrebbe mai smesso di vivere. Credo piuttosto che abbia fatto un pasticcio con i farmaci». Di medicinali, Calissano aveva una certa disponibilità per via del profondo stato depressivo di sui soffriva e per cui era in cura, seguito da uno psichiatra che presto verrà sentito. Aveva il terrore di rimanere senza e negli ultimi mesi non riuscendo più neanche a dormire aveva cominciato ad assumere benzodiazepine in dosi massicce. Per liberarsi da questa dipendenza o comunque per trovare una soluzione alternativa, a ottobre era entrato in una clinica, senza però riuscire a risolvere il problema. Ma quegli psicofarmaci gli erano stati tutti correttamente prescritti oppure qualcuno glieli ha procurati sul mercato “nero”? Se così fosse, anche in questo caso, si aprirebbe la caccia a un pusher.


Nel palazzo, intanto, accanto al quale campeggia l’enorme ripetitore Tv della Rai a Monte Mario, chi conosceva Paolo lo ricorda come «un uomo generoso, che aveva sofferto e che aveva degli sbalzi umorali dovuti al suo disagio». Ad aiutarlo c’erano però sempre il fratello anche se abita a Genova e Fabiola che Paolo un tempo aveva confidato a un vicino, «avrebbe voluto sposare». Nel 2019, invece, la fine della loro storia d’amore trasformata in una amicizia solida e incondizionata.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 19:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA