Pensioni, quota 41 per i lavoratori fragili. Dai cardiopatici agli immunodepressi, ecco per chi è l'uscita anticipata

Martedì 13 Ottobre 2020 di Michele Di Branco
Pensioni, quota 41 per i lavoratori fragili. Dai cardiopatici agli immunodepressi, ecco per chi è l'uscita anticipata

Ape sociale, pensionamento di lavoratori precoci, Opzione donna, esodati, isopensione e contratti di espansione. Ecco i temi che saranno sul tavolo oggi nel corso dell’incontro, da remoto, tra i tecnici del ministero del Lavoro (assente il ministro Nunzia Catalfo ) e Cgil, Cisl e Uil. Inizialmente era previsto che si affrontasse il tema della riforma previdenziale (quindi anche l’età pensionabile) ma poiché i tempi stretti in vista della legge di Bilancio, il ministero ha proposto di discutere delle materie più urgenti. Tra queste, in cima alla lista dei desideri dei sindacati, figura Quota 41. Oltre alla sicura proroga, per il prossimo anno, dell’Ape sociale e di Opzione donna, c’è infatti la possibile estensione dell’opportunità di andare in pensione con 41 anni di contribuzione a quei lavoratori che saranno riconosciuti in condizione di “fragilità”, come ad esempio i cardiopatici, i malati oncologici e gli immunodepressi.

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La definizione al momento non è chiara e andrà meglio definita anche in relazione allo smart working e alla tempistica per il rientro nella propria sede di lavoro, ma potrebbe essere agganciata alla condizione sanitaria già prevista per ottenere l’Ape sociale. Occorre ricordare che, attualmente, possono andare in pensione a prescindere dall’età coloro che hanno versato 41 anni di contributi, di cui 12 mesi prima dei 19 anni. Questi lavoratori precoci devono avere, però, anche determinati requisiti: essere disoccupati a seguito di un licenziamento e aver terminato di usufruire dell’indennità di disoccupazione da almeno tre mesi; possedere un’invalidità certificata pari o superiore al 74%; prendersi cura da almeno sei mesi di un famigliare con handicap grave al momento della domanda di pensione; essere lavoratori addetti a mansioni gravose e usuranti. La nuova richiesta dei sindacati sulla quale il governo sta riflettendo prevederebbe, invece, l’eliminazione di questi requisiti, al fine di permettere a tutti i lavoratori considerati precoci di accedere alla pensione anticipata. La misura verrebbe poi allargata anche a tutti i lavoratori fragili.

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Tra le misure sulle quali si sta ragionando c’è anche l’estensione ai lavoratori delle imprese con meno di mille dipendenti i contratti di solidarietà espansiva per accompagnare le persone dal lavoro alla pensione, creando opportunità occupazionali per i giovani. Si ipotizza inoltre l’adozione di un sistema misto per quanto riguarda l’isopensione, ovvero lo scivolo verso la pensione pagato ora interamente dall’azienda fino alla maturazione del diritto del lavoratore. Per questa ragione, i sindacati chiedono di prevedere tre anni di Naspi in modo da ridurre il peso per le aziende che al momento l’hanno usato molto poco perché troppo oneroso. Quanto alla riforma vera e propria, che servirà ad alleggerire l’impatto della fine di Quota 100, al momento il confronto non è iniziato. Ma è probabile che si ragioni più sui tipi di lavoro («Per tanti lavori usuranti non possiamo prospettare una vita lavorativa lunga: dobbiamo avere il coraggio di differenziare» ha chiarito nelle scorse settimane il premier, Giuseppe Conte) che su un’uscita anticipata uguale per tutti perché quest’ultima comporterebbe costi eccessivi. 

Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre, 21:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA