Pezzotto tv, la crociata del presidente dell'Agcom: «Punire chi noleggia i server e tracciare i flussi economici»

Mercoledì 25 Settembre 2019 di Valentino Di Giacomo
Pezzotto tv, la crociata del presidente dell'Agcom: «Punire chi noleggia i server e tracciare i flussi economici»

«Purtroppo il vero dramma è che troppe persone in Italia pensano che l'Iptv illegale, il cosiddetto pezzotto, sia un sistema lecito. C'è poca consapevolezza del danno che si crea alle imprese e anche alla collettività». Angelo Marcello Cardani, presidente dell'Agcom, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, offre alcune soluzioni per tentare di risolvere il problema della pirateria televisiva. Educazione, nuove leggi e nuove pene.
 


Ha fatto scalpore la scorsa settimana l'operazione portata avanti dalla polizia postale e dalla guardia di finanza che ha sgominato un'organizzazione a cui si appoggiavano 5 milioni di clienti. Poi dopo pochi giorni il sistema di trasmissione illegale è subito ripartito. Non c'è soluzione?
«Conosciamo bene il fenomeno, quando siamo chiamati a intervenire in base a qualche segnalazione, come autorità, riusciamo anche a procedere rapidamente bloccando in meno di due giorni l'accesso al servizio mediante l'inibizione del DNS utilizzato dalle IPTV pirata. Il problema è che questi poi si rivolgono ad altri server e il meccanismo ricomincia daccapo».
 
Quindi siamo impotenti?
«Lo sviluppo tecnologico ha migliorato la fruizione dei programmi, ma ha migliorato tantissimo la capacità delle organizzazioni criminali di aggirare il sistema. Si tratta di organizzazioni criminali, non di ragazzini smanettoni e come tali andrebbero punite».

Pensa servano nuove norme e nuove pene?
«Nuove pene non saprei, sicuramente il governo potrebbe studiare un nuovo modo di combattere queste organizzazioni».

Ad esempio?
«Se il sistema del pezzotto funziona è perché ci sono società che noleggiano i server a queste organizzazioni che trasmettono illegalmente film ed eventi sportivi. Anche in questa impunibilità di chi fa materialmente transitare i dati sulla rete risiede il successo della pirateria: vanno puniti anche i gestori dei server, altrimenti è impossibile ottenere risultati. E, soprattutto, va fatto in sinergia con quei paesi dove fisicamente i server si trovano».

Chi noleggia i server sostiene però che non può sapere quali dati passano sulle loro infrastrutture. Come si fa?
«I soggetti della filiera che traggono beneficio economico sono proprio gli hosting provider, da cui le IPTV pirata prendono in gestione notevoli quantità di servizi. Per questo è auspicabile una revisione del regime di responsabilità per i fornitori di servizi direttamente in contatto con i criminali, quali appunto gli hosting provider, ad esempio mediante la segnalazione di flussi anomali di dati. Infine sarebbe importante maggior coinvolgimento dei fornitori di servizi di pagamento per bloccare gli introiti delle IPTV pirata».

Non crede che nel frattempo si riesca a trovare migliori soluzioni si potrebbe intanto cominciare a colpire anche i clienti di queste tv pirata?
«Le punizioni possono servire, ma le persone vanno anche educate ed informate in quanto molti non lo percepiscono come reato e non si rendono conto che con i 10 euro al mese del pezzotto favoriscono un sistema criminale che procura danni ad aziende e al Paese».

Quindi niente pene?
«Si possono alzare le sanzioni ma l'investimento migliore, tanto più in un periodo di transizione tecnologica, sarebbe investire nell'educare, soprattutto i più giovani, alla legalità. Occorrerebbe inoltre intervenire sui flussi di danaro di queste organizzazioni». ».

Lo dice da professore di economia? In che modo?
«Gli americani dicono l'ormai celebre frase Follow the money: c'è un flusso di danaro in queste transazioni che lascia tracce evidenti e sono convinto possano essere facilmente seguite».

Ultimo aggiornamento: 16:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA