Pistoia, ex vigile del fuoco morto in casa: ucciso «dai maltrattamenti della moglie»

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Svolta nelle indagini sulla morte di un ex vigile del fuoco, Antonio De Witt Molendi, 55 anni, il cui corpo fu trovato senza vita sul pavimento della cameretta in cui dormiva all'alba del 5 febbraio dello scorso anno. Con l'accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della vittima, gli investigatori della squadra mobile della questura di Pistoia oggi hanno arrestato la vedova, Marinova Bogdana Vesselinova, 51 anni, nata in Bulgaria ma cittadina italiana, residente a Pistoia.

Nei giorni precedenti la morte, la vedova con una condotta definita «crudele» dagli inquirenti, sottopose il marito a «violenti pestaggi, anche facendo uso di oggetti atti ad offendere, riportando lesioni ecchimotiche in vastissime parti del corpo e ferite lacere contuse». La polizia ha eseguito la misura di custodia cautelare agli arresti domiciliari disposta dal Gip del Tribunale di Pisa, Maria Elena Mele, su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Grieco, al termine di una lunga e difficile indagine.

La donna, secondo l'accusa, è gravemente indiziata di aver maltrattato il marito, il cui cadavere venne rinvenuto all'interno della loro abitazione con vistose ecchimosi in tutte le parti del corpo, fino a causarne la morte avvenuta nella notte tra il 4 e il 5 febbraio 2017. Il provvedimento restrittivo, informa una nota della squadra mobile, è giunto «all'esito di una complessa e certosina attività investigativa» iniziata dalla squadra mobile «fin dai momenti immediatamente successivi al rinvenimento del cadavere e dispiegatasi senza soluzione di continuità durante l'intero ultimo anno».

Le indagini sono state «compendiate in una corposa informativa depositata al pubblico ministero titolare del procedimento, dall'esame di tabulati telefonici e dalle informazioni rese da 30 persone informate sui fatti, che hanno consentito di ricostruire i fatti accaduti durante le ultime ore di vita della vittima».

Le indagini hanno delineato «la personalità violenta» della vedova arrestata, i suoi precedenti specifici e il rapporto che si era creato tra i due coniugi. Il marito, un vigile del fuoco in pensione, secondo le indagini sarebbe stato «costantemente maltrattato, picchiato, umiliato e privato di ogni disponibilità economica, al punto da trovarsi costretto a chiedere l'elemosina a vicini e conoscenti».

La Procura di Pistoia, guidata dal procuratore Paolo Canessa, ha contestato alla vedova il reato previsto e punito dall'articolo 572 comma 3° del codice penale, «poichè maltrattava il marito convivente sottoponendolo a sofferenze fisiche e morali, in modo continuativo ed abituale, attraverso una pluralità di condotte, tanto da cagionarne la morte nella tarda serata del 4 febbraio del 2017».

«La condotta violenta, caratterizzata da abitualità e da una pervicacia crudele - secondo la Procura - veniva posta in essere con progressione esponenziale nei giorni antecedenti il 4 febbraio del 2017; giorni nei quali l'uomo veniva sottoposto a violenti pestaggi, anche facendo uso di oggetti atti ad offendere, riportando lesioni ecchimotiche in vastissime parti del corpo e ferite lacere contuse».

«La donna scientemente e consapevolmente, dopo aver posto in essere le condotte descritte, consapevole delle fragilissime condizioni fisiche abbandonava il De Witt per diverse ore, nonostante avesse constatato una violenta caduta in terra dell'uomo a seguito della quale lo stesso aveva riportato lesioni - spiega la Procura in una nota - La morte sopraggiungeva quindi come epilogo dei maltrattamenti intesi come la somma delle continue violenze e dell'abbandono nella notte del 4 febbraio; l'evento morte appariva quindi come chiara conseguenza dell'unitario complesso di tali condotte».

Durante l'autopsia il medico legale accertò che la morte di De Witt arrivò «per un arresto cardiocircolatorio collegato alle condizioni di fortissimo stress dell'uomo dovuta ai maltrattamenti descritti nelle ore immediatamente antecedenti alla notte del 4 ottobre e a seguito dell'abbandono della stessa notte del 4 ottobre 2017». Dalle indagini è emerso che i maltrattamenti iniziarono anni fa.

La misura cautelare, spiega la Procura, è giunta «a distanza di più di un anno dall'evento delittuoso: un tempo particolarmente lungo, dettato dalla necessità di raccogliere un quadro indiziario e probatorio il più completo possibile, vista la particolarità della vicenda e la gravità della contestazione». Le indagini hanno infatti comportato l'espletamento di più consulenze: sia sulle cause della morte, sia sulle tracce di sangue ed il successivo sviluppo del Dna.

Le indagini si sono ulteriormente protratte a causa delle difficoltà che la Procura ha avuto con uno dei due consulenti nominati per la autopsia e l'accertamento delle cause della morte; circostanza che hanno determinato il titolare delle indagini a revocare l'incarico ad uno dei due medici legali. La consulenza tecnica, depositata a fine novembre, ha permesso di ricostruire il quadro già sviluppato dalla polizia giudiziaria che aveva depositato dopo l'estate l'annotazione conclusiva. La vedova era stata sottoposta ad un lungo interrogatorio e la sua versione dei fatti è stata sottoposta ad attento riscontro.

La stanza dove De Witt era stato trovato morto è stato il punto di partenza delle indagini. La Procura l'ha definita «una stanza da incubo» spoglia, senza un arredo se non un letto ed attorno pareti bianche, con decine di macchie di sangue. Sangue sul bordo del letto, sangue sulla parete a varie altezze. Ma ciononostante, vista anche la particolare patologia che affliggeva il vigile del fuoco in pensione, la Procura «non aveva elementi immediati e concreti per contestare un omicidio volontario» e le indagini si sono quindi concentrate su un'ipotesi di reato particolarmente difficile da ricostruire come quella della morte come conseguenza dei maltrattamenti .

La Procura ritiene di aver ricostruito gli eventi di quella tragica sera del decesso: De Witt, in una condizione di forte prostrazione fisica e morale, alle ore 21.30 del 4 di febbraio 2017, cadeva, forse colpito ancora una volta dalla donna, tanto che la caduta era percepita dalle vicine del piano di sotto e registrata ad un particolare momento di una partita di calcio: l'intervallo tra il primo ed il secondo tempo. L'uomo mostrava evidenti perdite di sangue, confermate dalla stessa indagata in sede di interrogatorio, tanto da lasciare chiari tracce ematiche a lui riconducibili, sia sulla struttura del letto, che sul pavimento. La Procura contesta alla indagata che, nonostante ciò, abbia abbandonato a sé stesso il marito.
Martedì 13 Febbraio 2018, 19:06 - Ultimo aggiornamento: 15-02-2018 08:50
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