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Recovery plan, scadenze e corsa contro il tempo: partenza a rilento, ​molti obiettivi sono a rischio

Martedì 24 Maggio 2022 di Nando Santonastaso
Recovery plan, scadenze e corsa contro il tempo: partenza a rilento, molti obiettivi sono a rischio

Un segnale soprattutto a Bruxelles l’ipotesi di accordo sui balneari, che dovrebbe sbloccare il Ddl concorrenza. Ma la corsa contro il tempo per attuare il Pnrr nel rispetto delle scadenze concordate con l’Ue, resta. Anzi, a leggere gli ultimi aggiornamenti della piattaforma indipendente on line Openpnrr (realizzata dalla Fondazione Openpolis in collaborazione con il Gran Sasso Science Institute dell’Aquila), che monitora passo dopo passo lo stato dell’arte del Piano di ripresa e resilienza, rischia di essere ancora più affannosa per il Governo e il Parlamento. Al punto che sono in molti a scommettere che a fine anno si voteranno più decreti-legge con la fiducia di tutta la legislatura pur di non perdere le risorse europee previste. Entro il 30 giugno prossimo, ad esempio, l’Italia deve raggiungere 45 dei 100 obiettivi indicati per il 2022, quasi interamente concentrati sule prime due missioni del Pnrr, le transizioni ecologica e digitale. Per 44 di essi, infatti, si tratta di tappe intermedie di rilievo (milestones, in gergo tecnico), ovvero l’adozione di norme, la conclusione di accordi, l’aggiudicazione di appalti, l’avvio di sistemi informativi e così via. L’unico target previsto entro il trimestre riguarda l’assunzione di un determinato numero di addetti nell’Ufficio per il Processo.

Il governo dice che il risultato sarà raggiunto e non ci saranno problemi a ottenere la tranche di 24 miliardi dell’Ue. Tra gli obiettivi che risultano raggiunti ci sono la digitalizzazione dei parchi nazionali, quello relativo a fonti rinnovabili e batterie, quello sulla competitività delle filiere produttive e quello sull’approvvigionamento idrico. Una ventina di altri obiettivi, scorrendo il dossier di aprile del Parlamento sul Pnrr, sono vicini ad essere raggiunti, con l’avvio di bandi e avvisi. Ma secondo Openpolis, «la percentuale di completamento delle riforme è al 37,78%, a fronte del 50,15% previsto a fine giugno e l’andamento degli investimenti è al 20,09%, quasi 5 punti meno del target indicato». 

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A far pendere la bilancia verso un sostanziale pessimismo non è stata soltanto la lunga fase di stallo sul Ddl concorrenza: le fibrillazioni della maggioranza hanno tenuto in stand by anche la delega fiscale (non a caso considerata riforma di accompagnamento al Pnrr), mentre sul catasto le incognite rimangono per intero. E il clima dichiaratamente pre-elettorale che si respira già adesso a pieni polmoni complica ulteriormente le cose. Va leggermente meglio il percorso della delega sugli appalti pubblici, se non altro per il fatto che è approdata in Aula alla Camera dopo aver superato l’esame in commissione Ambiente. Si è invece ancora in attesa dell’entrata in vigore del decreto ministeriale per il programma nazionale di gestione dei rifiuti e la riforma della carriera degli insegnanti. Non sono vicini al traguardo, sempre secondo Openpolis, anche la strategia nazionale per l’economia circolare, l’aggiudicazione dei contratti di ricerca e sviluppo sull’idrogeno, il nuovo modello organizzativo dell’assistenza sanitaria territoriale. Per la riforma della giustizia, poi, che procede a tappe in tutto il Pnrr, la percentuale di completamento della parte prevista al 30 giugno è al 26,67% nella valutazione di Openpolis, con un traguardo fissato invece al 55%. Oltre tutto, in questi giorni deputati e senatori sono alle prese con l’ultimo Dl Pnrr, quello che in 41 articoli spazia dai concorsi nella Pubblica amministrazione alle multe per gli esercenti che non accettano pagamenti con carte.

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Insomma, strada in salita come del resto era prevedibile considerata la mole di norme, leggi e provvedimenti indispensabili per ottenere le risorse europee. E rischio di ingorgo parlamentare dietro l’angolo, come da copione. Mediamente, infatti, nella legislatura in corso, è necessario circa un anno per l’approvazione di un disegno di legge ordinario. Ciò significa che per diverse misure il Parlamento rischia di essere già in ritardo rispetto al cronoprogramma previsto dal Piano. Accelerare, oltre tutto, è reso ancora più incerto dal fatto che si procede a fatica con le assunzioni che dovrebbero rafforzare la Pubblica amministrazione: lo specifico capitolo nel settore pubblico e privato ne prevede 116.915, finora ne sono state fatte 1.000, ovvero lo 0,9%, ed entro il 30 giugno si dovrebbe arrivare a 3.968. Non a caso nell’analisi di Openpolis si osserva che il ritardo nell’assunzione di personale altamente specializzato diventerà un elemento di criticità in molte misure, dalle riforme fiscali alla giustizia. 

Ultimo aggiornamento: 25 Maggio, 18:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA