Morto Marco Visentin, il prof filosofo del liceo Righi che diceva: «Ragazzi non mollate»

Lunedì 2 Novembre 2020 di Raffaella Troili
Morto Marco Visentin il prof filosofo del liceo Righi che diceva: «Ragazzi non mollate»

Tre strisce un po’ sbiadite, uno scooter che corre, un uomo travolto e pressoché morto. L’ennesimo incidente sulle strade della capitale, stavolta è capitato all’incrocio tra via Mamiani e piazza Vittorio, venerdì alle 8. Ma non è solo un morto in più, una scena a cui invano si fa finta di abituarsi. La vittima, in coma irreversibile all’ospedale San Giovanni, ieri in serata la mamma ha autorizzato l’espianto degli organi, è Marco Visentin, 50enne, da un anno allo scientifico Righi, prima al Margherita di Savoia. Docente, giornalista, scrittore, insegnava storia e filosofia in un modo che i ragazzi avevano imparato ad amare intensamente. Abitava all’Esquilino, era andato al mercato. Gli amici, a partire da Romina Pepe lanciano un appello a chiunque avesse visto: una yamaha tmax guidata da un italiano ricoverato non grave al Santo Spirito l’avrebbe centrato. «Lui era il mio migliore amico, gentile, colto, spiritoso, generoso: è rimasto a terra, ferita profondamente l’arteria femorale - racconta quel poco che sa - perde tantissimo sangue, ha battuto la testa». I suoi studenti lo attenderanno invano, «sotto il cranio si crea un ematoma enorme, lo manda in coma irreversibile. Vittima di una città dove l’assenza di sanzioni anche solo di un videocontrollo e un arredo urbano civile». 

LEGGI ANCHE Attraversa la strada, donna investita e trascinata per 20 metri 

Fin qui il dolore degli adulti. C’è molto altro. C’è un esercito di “orfani” del prof che si era fatto amare con la sua didattica alternativa, la sua presenza costante anche sotto il lockdown, «non mollate ragazzi», ripetuto anche nell’ultima lezione. Un rapporto speciale testimoniato dai messaggi lunghi troppo lunghi per entrare in 60 righe di questi giovani restii di solito ad aprirsi. La IV F ricorda «la passione che metteva nello spiegare la storia, soprattutto il metodo tutto suo, coinvolgente e totalmente diverso dagli altri prof. Una persona umana, buona, disponibile, ci mancherà molto». E ancora, Federico Fiscaletti, IV N: «Con lui ci siamo sentiti liberi di parlare di problemi extrascolastici. In quarantena abbiamo passato una bellissima videochiamata dopo cena, in compagnia di un bicchiere di vino». Il IV P ha inviato la lettera d’amore che gli scrissero a San Valentino per convincerlo a non interrogare, «abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo, sapeva strapparci un sorriso, siamo felici di aver fatto parte della sua vita». E poi, «salve sono Niccolò Pirani per me Marco Visentin era più di un professore era un amico sempre disponibile, si incontrano poche persone così». Francesco Paladini è un fiume di ricordi, cita il «suo metodo di lavoro unico ma anche quel collegamento di sera su zoom, il prof era diventato l’amico con cui scherzare di tutto, un momento speciale che ricorderò tutta la vita». Duna, Giulia, Chiara, Livia, Benedetta e Giulia del IV N hanno scritto una lettera al prof, «come alunne ma prima di tutto amiche. Questi due anni insieme li ricorderemo con il sorriso pensando alle sue entrate in classe: Come state regà?. Ci mancheranno i suoi look un po’ troppo casual, il suo buffo modo di mettere le cuffiette in videolezione, soprattutto il suo interesse sincero verso di noi». Yulieth Parisio del IV N dedica «al mio prof» una poesia d’amore di Nazim Hikmet, “Il vento cala e se ne va”. Dice: «Sia bella come te, la vita. Sia amica e amata come te...». 

Ultimo aggiornamento: 11:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA