Profughi, arriva il decreto
600 milioni a chi li accoglie

Giovedì 20 Ottobre 2016 di Cristiana Mangani
Profughi, arriva il decreto 600 milioni a chi li accoglie

Roma. Un decreto legge sui migranti che dia respiro alle associazioni che si occupano di accoglienza e sostentamento e che da marzo scorso non vengono più pagate. Un provvedimento che verrà approvato in tempi strettissimi per coprire l'emergenza sbarchi e mantenimento: 600 milioni da destinare ai Centri di prima accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e ai Centri per il trattenimento e l'accoglienza degli irregolari stranieri. Una cifra che si aggiunge ai 100 milioni previsti nella legge di Bilancio e che verranno dati ai Comuni ospitanti con un limite massimo di 500 euro a profugo, a titolo di ristoro, e fino alla disponibilità del fondo. Il Governo interviene per evitare il collasso economico e mette mano al portafoglio, davanti a una situazione arrivi che si fa ogni giorno più complessa con l'Europa. È stato varato un provvedimento a strettissimo giro che copra l'emergenza e che stanzia 600 milioni di euro. Verrà approvato a breve. La Commissione Europea ha approvato 2,4 miliardi di euro di aiuti, per il periodo 2014-2020, con l'obiettivo di sostenere i paesi membri ad affrontare l'emergenza immigrazione, esplosa negli ultimi mesi. In totale sono ventitrè i programmi pluriennali finanziati questo mese da Bruxelles nell'ambito del Fondo per l'Asilo, le Migrazioni (Amif) e l'Integrazione e del Fondo per la Sicurezza Interna (Isf).

L'Italia, con quasi 560 milioni di euro, e la Grecia, con 473 milioni, sono i maggiori beneficiari degli aiuti. Nello specifico, Roma riceverà in sei anni 313.355.777 euro a sostegno degli sforzi nazionali per aumentare le capacità di accoglienza dei migranti, assicurare le procedure di asilo in linea con gli standard europei, integrare i migranti e migliorare l'efficacia dei programmi di rimpatrio e 244.888.658 euro per la gestione e la sorveglianza delle frontiere esterne dell'Ue.

Siamo sotto la «lente» europea, al centro di un'«ossessione» da parte di alcuni Paesi, ma l'Italia sta facendo quanto richiesto, su hotspot, identificazioni e raccolta delle impronte digitali dei migranti, sono gli altri a non rispettare il patto. È un dato di fatto che il piano sulle quote di migranti è rimasto sulla carta, o quasi, con soli 1.318 richiedenti asilo che hanno lasciato il nostro Paese. A sollevare il tema è stato il capo dell'Immigrazione del Viminale, il prefetto Mario Morcone: «Siamo arrabbiati - ha detto in audizione al Comitato parlamentare Schengen - perché siamo oggetto di un monitoraggio costante e ossessivo».

Anche la Commissione Ue, attraverso il responsabile per la Sicurezza Julian King, ha riconosciuto che il nostro Paese è in regola con il rispetto del piano sui migranti e che «ora i controlli sono molto più efficaci». Ma, ha detto Morcone, siamo sotto «la lente di ingrandimento». Eppure, «noi la nostra parte la stiamo facendo, gli altri Paesi non stanno facendo la loro». Morcone ha aggiunto: «Persiste un forte pregiudizio», da parte dei Paesi del Nord e Centro Europa, «un'ossessione nei confronti dell'Italia. Sono disposti a dare risorse in cambio di centri chiusi. Ma - ha scandito - lo dico chiaramente: noi non faremo i campi chiusi, non faremo i campi di concentramento nel nostro Paese!».

Se la relocation europea non funziona, anche la redistribuzione interna avviene con disparità sul territorio.
Da un lato «aggregazioni anche troppo imponenti» dall'altro «l'esclusione di un numero importante di Comuni». È per questo che il governo ha optato per il «fondo di riconoscenza di 100 milioni» destinato alle amministrazione che accolgono. E poi c'è il fondo premiale di 500 euro una tantum a migrante, per il quale non è stato predisposto ancora un testo normativo ma ch non dovrebbe avere vincolo di destinazione: le risorse andranno al Comune, che sarà «libero di utilizzarle in base alle esigenze.

Ultimo aggiornamento: 17:00