Pugile e usuraio, arrestato a Roma l'ex campione del mondo Spada

di Raffaella Troili

L'ex pugile campione del mondo, il padre e due donne legate al clan dei Casamonica. Quei quattro, di etnia rom, erano il suo incubo, gli strozzini che nel tempo gli avevano tolto tutto, il bar su via Tuscolana, i soldi, la casa. Ricattavano dal 2009 un quarantenne romano che nell'agosto del 2013 ha chiesto aiuto ai carabinieri del gruppo Frascati. «Aiutatemi, mi hanno rovinato, sono andato a fondo». La notte di martedì, alle quattro, sono scattati gli arresti: in manette Domenico Spada, pugile professionista, ex campione del mondo dei pesi medi; ai domiciliari il padre e le due donne. Sono ritenuti responsabili di usura aggravata.





A riscuotere i soldi, anche con le maniere forti sarebbe stato proprio Spada, 34enne detto “Vulcano”, pugile italiano, star della categoria dei pesi medi, ex campione del mondo Silver Wbc (2012), International Champion Wbc (2006-07-08), National Champion Fpi (2006), Junior Champion Of The World Ibf (2004-05). E come un vulcano sarebbe subentrato nella vita della vittima portandogli via tutto ciò che aveva, fino a quando il commerciante esasperato si è deciso oltre un anno fa a denunciare. «È iniziato tutto quando chiesi un prestito a una banca per rilevare il bar tabacchi - ha raccontato ai carabinieri - non avendolo ottenuto mi sono rivolto a una donna rom, riconducibile al clan dei Casamonica». Il prestito iniziale di 20 mila euro in breve tempo è diventato insostenibile, con un tasso di interesse dell'800 per cento. La vittima, indirizzata dalla stessa creditrice, è andato a bussare alla porta di un'altra donna, della stessa famiglia, che ha aiutato l'imprenditore a saldare il primo debito, ma ha applicato altri interessi usurari. Una catena senza fine, di crediti non saldati, ricatti e minacce.



LE MINACCE

E non era finita. Sono subentrati altri due personaggi, sempre di etnia rom, della zona di Albano Laziale, padre e figlio. Quest'ultimo, Spada, pugile professionista e ora commentatore sportivo per La7, anche con le minacce fisiche ha costretto il commerciante a restituire quasi 600 mila euro a fronte di un prestito iniziale di 140.000. Oltre a incassare i proventi del bar, dove la vittima da titolare era divenuto un dipendente, l'usuraio si è fatto consegnare una villa ad Albano Laziale attraverso un atto di vendita, di fatto gratuitamente. L'aveva chiamata la mia fattoria e ci era andato a vivere, posando tranquillo in giardino nelle foto postate su facebook. Qui scriveva: «Ho tanto voglia di spaccare questo mondo così ingiusto». Invitando Fabrizio Corona a marcire in galera, pregando e ringraziando il Signore.

Dopo il racconto del commerciante, è scattata la ricostruzione degli inquirenti per accertare se fosse vero: oltre un anno di indagini, coordinate dalla Procura di Roma, hanno consentito di individuare i quattro usurai e le diverse responsabilità di ognuno. Gli investigatori ora sperano che il successo dell'operazione convinca altre vittime a denunciare, a «convincersi che quella della legalità è l'unica strada da percorrere per poter uscire dalle sabbie mobili dell'usura. Soddisfazione è stata espressa dalla Procura capitolina per il duro colpo sferrato all'usura romana.
Giovedì 13 Novembre 2014, 09:00 - Ultimo aggiornamento: 13-11-2014 09:03



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