Roma, ragazzo perseguitato in chat: costretto al ricovero in ospedale dai suoi stessi amici

Venerdì 2 Ottobre 2020 di Marco De Risi
Roma, ragazzo perseguitato in chat: costretto al ricovero in ospedale dai suoi stessi amici

Da maggio ad agosto hanno vessato, minacciato e insultato un ragazzino di 15 anni di colore attraverso profili fittizi creati in una chat di un servizio di messaggistica istantanea, Instagram. Estorsioni, minacce addirittura a sfondo razziale considerato che la vittima proviene dal Centro Africa. Un vero incubo per il quindicenne che è rimasto totalmente sopraffatto dal “gioco” di tre coetanei, convinto, quindi, che quei tre profili virtuali su Instagram non fossero gestiti dai suoi amici ma che fossero reali e anzi gli amici (di fatto una vera gang), avessero l’effetto benefico di mitigare le minacce di morte. Nella realtà, come hanno provato i carabinieri, dietro i ”nick name” degli sconosciuti che terrorizzavano la vittima c’erano proprio i suoi amici, quelli che considerava fidati mediatori.

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Il ragazzino è rimasto piegato alla volontà dei suoi aguzzini, che gli hanno indotto un perenne stato di paura e un fondato timore per la sua incolumità e per quella dei familiari. Per questo ha iniziato a soffrire di disturbi d’ansia che lo hanno addirittura portato ad un lungo periodo di degenza al Bambino Gesù. Il quindicenne, adottato, è entrato in totale conflitto con se stesso. Completamente bloccato, incapace di decidere alcunché, perché sottoposto alle minacce di morte e alle richieste di quei tre che si appalesavano attraverso Instagram. E lui, quando parlava con gli amici, in realtà la “baby gang”, era sicuro che non fossero loro i responsabili ma che anzi gli avrebbero potuto dare una mano con i “cattivi” di Instagram. Il papà del 15enne ha chiesto aiuto ai carabinieri della Compagnia Roma Trastevere che hanno immediatamente avviato un’attività d’indagine.

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Grazie ad accurati accertamenti su tabulati telefonici e dati telematici, i militari del Nucleo Operativo sono riusciti a stringere il cerchio intorno ai 3 responsabili, tutti studenti romani e coetanei della vittima, a cui ieri è stata notificata un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della permanenza in casa emessa dal Tribunale per i Minorenni di Roma. In pratica si tratta di una misura analoga a quella degli arresti domiciliari per gli adulti. Le accuse nei loro confronti sono di portata eccezionale: sono quelle di estorsione aggravata in concorso, atti persecutori e lesioni personali aggravate in concorso e soprattutto c’è l’aggravante del razzismo. I bulli avevano costretto la giovane vittima a consegnare denaro – una somma stimata in complessivi 150 euro – e pacchetti di sigarette, bersagliandola con continue minacce e insulti, anche a sfondo razziale, facendo leva sulle sue origini centrafricane. Il minore, bloccato dalla paura, aveva rubato nel portafogli del padre e si era venduto un videogioco per racimolare i soldi richiesti dai tre su Instagram. 

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Il padre si è accorto del furto ma invece di perdere la pazienza ha avvicinato il figlio per chiedergli cosa stesse accadendo. Così, ha saputo come stavano le cose, di quanto accadeva al minore. Se ne è parlato in famiglia, anche con la mamma e dopo questo consulto a tre non ci sono stati dubbi: i genitori si sono rivolti ai carabinieri, proprio perché era l’unica cosa da fare, l’unico modo per togliere dalle grinfie dei tre amici il loro ragazzo. Le indagini sono andate avanti rapidamente fino ad arrivare a una svolta e a smascherare i tre amici della vittima. Gli investigatori si sono avvalsi anche di mezzi telematici e così sono arrivati a dare un volto ai nick name segreti, che poi si sono rivelati corrispondere ai tre amici che formavano una vera e propria baby gang.

 

Ultimo aggiornamento: 07:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA