Roma, Raggi commissariata da M5S: via Muraro e De Dominicis, Grillo a Roma

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di Claudio Marincola e Stefania Piras

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ROMA Uno psicodramma lungo un giorno. Tra il direttorio chiuso in un interminabile regolamento di conti a Montecitorio e la tensione che si taglia con un coltello in Campidoglio. E alla fine passa la linea dura, la linea tabula rasa, la richiesta di azzerare il cerchio magico che ruota intorno alla Raggi. Poco meno di un'amputazione: via il vice capo di gabinetto Marra, accusato di essere colluso con le passate amministrazioni, via il fedelissimo Romeo, dirigente superpagato, via il neo assessore al Bilancio De Dominicis, magistrato della Corte dei Conti suggerito dallo studio Sammarco.

Terra bruciata insomma intorno al sindaco che chiedeva più autonomia e pollice verso per l'assessore all'Ambiente Muraro invitata a dare nelle prossime ore le dimissioni per aver oscurato le sue vicende giudiziarie. La richiesta di dimissioni di 4 persone in un colpo solo. Raggi prova a resistere: cede solo su Marra e Romeo, ma punta i piedi sui due assessori. Aspetta di sentirselo dire direttamente da Grillo, spiegano i suoi: oggi il fondatore arriva infatti a Roma.

OMERTÀ OMERTÀ
Il verdetto più pesante del vertice pentastellato è però quello che non è stato ufficialmente pronunciato: il processo a Luigi Di Maio messo sul banco degli imputati accanto alla sindaca. Entrambi sapevano, entrambi hanno taciuto? E' il nuovo grillismo omertoso? Con questo capo d'accusa il candidato in pectore a palazzo Chigi si è sentito inchiodato e accerchiato. Ha disdetto la sua partecipazione alla prima di Politics, su RaiTre. Mentre Di Battista annullava il suo coast to coast, girando il suo scooter verso la capitale, «torno, ci sono problemi».
Contro Di Maio tutti o quasi. Roberto Fico che non lo ha mai avuto troppo in simpatia. Ma anche Carla Ruocco furibonda per il modo in cui la Raggi costrinse alle dimissioni l'ex assessore al Bilancio Marcello Minenna, un suo protetto, e l'ex capo di Gabinetto Carla Raineri. La squadra che lei aveva spinto in Campidoglio e che si è trovata la strada sbarrata. Il primo aveva chiesto senza ottenerla l'assunzione con distacco di tre dirigenti Consob (Maria Boi, Mario Romeo e Stefano Fabrizo). La seconda il supporto di un avvocato, (Guido Cecinelli) che facesse da passpartout per aprirle le porte della burocrazia romana. Quando il rapporto con la sindaca è diventato incompatibile Minenna e Raineri hanno deciso di farsi da parte. La Ruocco aveva chiesto a Di Maio di intervenire ma il vice presidente della Camera aveva scelto di schierarsi con la Raggi.

RAGGI AL QUADRATO
«Non vorrai scaricarci tutta la colpa addosso», ha puntato il dito contro Di Maio la senatrice Paola Taverna, fino a ieri membro del mini-direttorio romano. All'incontro era presente anche Stefano Vignaroli, il principale sponsor di Paola Muraro. Di Maio, apparso provato, il volto scavato, ha incassato i colpi. Non ha reagito neanche quando una voce femminile ha urlato in modo che si sentisse anche fuori dalla porta, «qui se andiamo al governo rischiamo di ritrovarci con una Raggi al quadrato...». Il nome della sindaca trasformato in poco meno di un insulto la dice lunga sul clima. E non doveva essere migliore neanche l'atmosfera che si respirava a Milano nel quartier generale della Casaleggio. Si dice che Davide, l'erede del guru fondatore, l'abbia presa malissimo, che si sia sentito ingannato e che già oggi uscirà ufficialmente allo scoperto. Dirà cosa pensa ispirandosi alla parole del padre.
Mercoledì 7 Settembre 2016, 07:48 - Ultimo aggiornamento: 07-09-2016 12:24
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