Censis scatta la foto di un'Italia malinconica: il 59% teme la guerra nucleare. E l'inflazione durerà a lungo

La paura di una crisi economica, a cominciare dall'impennata del costo delle bollette

Rapporto Censis, la guerra e l'Italia "malinconica": il 59% teme un conflitto nucleare. Pessimismo sulla sanità
Rapporto Censis, la guerra e l'Italia "malinconica": il 59% teme un conflitto nucleare. Pessimismo sulla sanità
di Andrea Bulleri
Venerdì 2 Dicembre 2022, 10:04 - Ultimo agg. 3 Dicembre, 00:27
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Un'Italia impaurita, «malinconica», che ha smesso di credere alle sirene del populismo e che teme seriamente gli effetti della guerra in Ucraina. Tanto da ritenere possibile che scoppi il terzo conflitto mondiale (61%), che si faccia di nuovo ricorso alla bomba atomica (59%), ma anche che Roma prenda parte attivamente al conflitto (58%). E' questa la fotografia degli italiani scattata dal 56esimo rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Un Paese che, afferma l'istituto guidato da Giuseppe De Rita, è stato profondamente segnato dalle crisi che si sono susseguite negli ultimi anni: prima il Covid, poi l'invasione russa dell'Ucraina che va avanti da oltre nove mesi e la crisi economica che ne è derivata, a cominciare dall'impennata del costo delle bollette

Eventi che sembrano aver segnato nel profondo la coscienza degli italiani, suggerisce il Censis, in un modo non sempre prevedibile. Più che la rabbia o la protesta, infatti, a diffondersi nell'ultimo anno è un atteggiamento di «malinconia sociale» e di senso di insicurezza. Un'ansia dettata dal fatto che ciò che fino a non molto tempo fa si credeva impossibile, oggi appare un rischio concreto. «L’immaginario collettivo si è abituato all’idea che tutto può accadere, anche l’indicibile - si legge nel rapporto - Il lockdown, il taglio di consumi essenziali (dall’energia al carrello della spesa alimentare), la guerra di trincea o l’uso della bomba atomica». 

Proprio il ricorso all'arma nucleare è uno dei timori che più angoscia più di un italiano su due: il 59% teme che la bomba possa essere sganciata di nuovo. Una percentuale simile, il 61%, è convinto che esista il rischio di un terzo conflitto mondiale, il 58% che la stessa Italia vi partecipi o che comunque il Paese possa entrare in guerra. E' il timore di quello che il Censis definisce «un grande balzo indietro della storia», il temuto «peggio dietro l'angolo» che è «pronto a colpire con l’ennesima variante del virus o con l’inasprimento della guerra, con l’impazzimento del clima o con tensioni geopolitiche che si pensavano ormai riposte nell’archivio della storia». 

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Una paura che si ripercuote anche nelle scelte di vita quotidiana, con un atteggiamento più improntato alla felicità "domestica" e le ambizioni che fino a qualche anno fa orientavano i comportamenti riposte nel cassetto.  «I meccanismi proiettivi della rampante società dei consumi, che spingevano le persone a fare sacrifici per adattarsi, elevarsi, modernizzarsi, arricchirsi e imbellirsi, hanno perso presa e capacità di orientare e stimolare i comportamenti sociali», sancisce lo studio. In altre parole, gli italiani non sono più disposti a fare sacrifici: l’83,2% per mettere in pratica le indicazioni di influencer, celebrities o altre figure di riferimento; l’81,5% per vestirsi secondo i canoni della moda; il 70,5% per acquistare prodotti di consumo di prestigio, come auto o moto di marca, abiti firmati, telefoni cellulari all’ultima moda, vini pregiati; il 63,5% per sembrare più giovani; il 58,7% per essere o sentirsi più belli. Inoltre, al 36,4% degli italiani non interessa più sacrificarsi per fare carriera nel lavoro e per guadagnare di più. 

Al punto che anche la voglia di riposizionamento sociale pare uscire dal 2022 con le ossa rotte. «Le grandi narrazioni di ascesa individuale - mette nero su bianco l'istituto - non catturano più: le simbologie mobilitanti del turbo-consumismo sono destituite di vigore. Tra gli italiani ora prevale piuttosto la voglia di essere se stessi, con i propri limiti, ispirandosi a una filosofia di vita molto semplice: lasciatemi vivere in pace nei miei attuali confini soggettivi».

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Nonostante le tensioni, le ansie e le paure dettate anche da uno scenario economico che non rassicura, infatti, per il Censis non si può parlare di un'Italia sull'orlo della crisi di nervi. Né si vedono all'orizzonte espressioni di rabbia o gravi tensioni sociali. Tutt'altro: «Per ora prevale una vaga mestizia, nella consapevolezza della finitezza soggettiva e dell’impotenza di fronte a quel che sta accadendo». Un'Italia malinconica, appunto. 

Malinconia dettata anche dalla sfiducia nelle promesse facili e nel populismo della politica. Il Paese, ormai, pare essere entrato in un ciclo post-populista, perché le istanze di equità e la richiesta di prospettive di benessere non sembrano destinate a tramontare in fretta, seguendo la fortuna o la sfortuna di quualche leader politico. Anche qui, però, prevale lo scetticismo. La quasi totalità degli italiani (il 92,7%) è infatti convinta che l’impennata dell’inflazione durerà a lungo, il 76,4% ritiene che non potrà contare su aumenti significativi delle entrate familiari, il 69,3% teme che il proprio tenore di vita si abbasserà (e la percentuale sale al 79,3% tra le persone che già detengono redditi bassi), il 64,4% sta intaccando i risparmi per fronteggiare l’inflazione. Cresce perciò la ripulsa verso privilegi oggi ritenuti odiosi, con effetti sideralmente divisivi: per l’87,8% sono insopportabili le differenze eccessive tra le retribuzioni dei dipendenti e quelle dei dirigenti, per l’86,6% le buonuscite milionarie dei manager, per l’84,1% le tasse troppo esigue pagate dai giganti del web, per l’81,5% i facili guadagni degli influencer, per il 78,7% gli sprechi per le feste delle celebrities, per il 73,5% l’uso dei jet privati.

Un'insicurezza "pubblica", dettata dalle condizioni storiche, che sembra andare di pari passo con quella privata. Il rapporto Censis segnala che al vertice delle insicurezze personali degli italiani, per il 53,0% c’è il rischio di non autosufficienza e invalidità, il 51,7% teme di rimanere vittima di reati. E ancora: il 47,7% non è sicuro di poter contare su redditi sufficienti in vecchiaia, il 47,6% ha paura di perdere il lavoro e quindi di andare incontro a difficoltà economiche, il 43,3% teme di incorrere in incidenti o infortuni sul lavoro, il 42,1% di dover pagare di tasca propria prestazioni sanitarie impreviste.

Anche sul fronte dei servizi pubblici, come appunto la sanità, non prevale l'ottimismo. Perché nonostante l'aumento dei fondi destinati agli ospedali in rapporto al Pil nel periodo 2020-2022, Censis calcola che il rapporto medici/abitanti in Italia è diminuito da 19,1 a 17,3 ogni 10.000 residenti, e quello relativo agli infermieri da 46,9 a 44,4 ogni 10.000 residenti. L’età media dei 103.092 medici del sistema sanitario nazionale è di 51,3 anni, 47,3 anni quella degli infermieri. Il 28,5% dei medici ha più di 60 anni e un numero consistente si avvicina all’età del pensionamento. Si stima che, nel quinquennio 2022-2027, saranno 29.331 i pensionamenti tra i medici dipendenti del Ssn, 21.050 tra il personale infermieristico. Dei 41.707 medici di famiglia, saranno 11.865 ad andare in pensione (2.373 l’anno). 

Anche sul fronte scuola il quadro è a tinte fosche. Negli ultimi cinque anni gli alunni delle scuole sono diminuiti da 8,6 milioni a 8,2 milioni: -4,7% (403.356 in meno). L’onda negativa della dinamica demografica è particolarmente evidente nella scuola dell’infanzia (-11,5% nei cinque anni) e nella scuola primaria (-8,3%). Anche nelle università nell’anno accademico 2021-22 si assiste a una brusca contrazione del numero delle immatricolazioni: -2,8% rispetto all’anno precedente (9.400 studenti in meno). «In base alle previsioni demografiche - osserva l'istituto - si prefigurano aule scolastiche desertificate e un bacino universitario depauperato». Un'immagine che certo non contribuisce a migliorare quel senso di "malinconia" che negli ultimi 12 mesi pare aver caratterizzato sempre più italiani. 

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