Hotel Rigopiano, 22 archiviazioni: cade l'accusa anche per gli ex governatori abruzzesi

Martedì 3 Dicembre 2019
Rigopiano, 22 archiviazioni per la tragedia dell'hotel: anche gli ex governatori abruzzesi

Il gip del tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, ha disposto l'archiviazione di 22 indagati nell'inchiesta madre sul disastro dell'hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), avvenuto il 18 gennaio 2017, quando una valanga travolse il resort provocando la morte di 29 persone. «Non si ritiene che gli elementi investigativi indicati negli atti di opposizione (in quanto irrilevanti) possano incidere sulle risultanze investigative, precise ed esaustive, raccolte dal pm, non potendo sminuire le considerazioni da questi assunte nella richiesta di archiviazione e condivise da questo giudice. Pertanto può affermarsi che le risultanze investigative non permettono di sostenere l'accusa in giudizio», ha rilevato il gip disponendo l'archiviazione, tra l'altro, per gli ex governatori della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi. 

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Escono dal processo anche gli assessori che si sono succeduti alla Protezione civile, Tommaso Ginoble, Daniela Stati, Mahmoud Srour, Gianfranco Giuliante e Mario Mazzocca; l'ex sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli, la funzionaria della Protezione Civile Tiziana Caputi, l'ex vice presidente della Regione Abruzzo Enrico Paolini, l'ex direttore generale della Regione Abruzzo Cristina Gerardis; Giovanni Savini, direttore del Dipartimento di protezione civile per tre mesi nel 2014; Silvio Liberatore, responsabile della sala operativa della Protezione civile; Antonio Iovino, dirigente del servizio di Programmazione di attività della protezione civile; Vittorio Di Biase, direttore del Dipartimento opere pubbliche fino al 2015; Vincenzino Lupi, responsabile del 118.

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Archiviata anche la posizione di Daniela Acquaviva, funzionaria della Prefettura di Pescara nota per avere risposto telefonicamente al primo allarme lanciato telefonicamente dal ristoratore Quintino Marcella, la quale però resta imputata nel procedimento bis per depistaggio. Archiviazione, soltanto per alcune ipotesi di reato, anche per l'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, per Andrea Marrone, consulente incaricato per adempiere le prescrizioni in materia di prevenzione infortuni, per Bruno Di Tommaso, legale responsabile della Gran Sasso Resort & Spa, e per Carlo Giovani, dirigente della Protezione civile. A chiedere l'archiviazione erano stati il procuratore capo Massimiliano Serpi e il sostituto Andrea Papalia. Alla richiesta si erano opposti alcuni legali dei familiari delle vittime, ma il gip ha respinto le opposizioni e oggi ha disposto l'archiviazione.

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Il padre di una vittima: noi presi in giro. «Alla fine la colpa sarà di chi stava in hotel, di chi lavorava a Rigopiano e di chi c'è andato in vacanza. Il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione nei confronti dei funzionari della Regione e dei personaggi che ci hanno fatto credere che Stefano era vivo, uccidendolo due volte. L'archiviazione è un colpo che fa molto male. Per quanto riguarda me e la mia famiglia non ho parole, mi sento preso in giro dalla giustizia». Così Alessio Feniello, padre di Stefano, una delle 29 vittime dell'hotel Rigopiano di Farindola.

LE MOTIVAZIONI DEL GIUDICE
Il gip: politici agirono correttamente
Ai politici no fu indicata dai responsabili tecnici dell'ente «la necessità di procedere nel più breve tempo possibile, alla formazione di una Carta di localizzazione probabile delle valanghe (CLPV) estesa anche all'area del comprensorio di Farindola/Rigopiano». Con queste argomentazioni il gip del tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, motiva l'archiviazione di ex governatori ed ex assessori alla Protezione civile in riferimento al filone dell'inchiesta riguardante la mancata realizzazione della Carta valanghe.

Il giudice poi osserva che «i politici (presidente di Regione e assessore delegato alla Protezione civile) che si sono succeduti nel governo della Regione Abruzzo, non possono ritenersi responsabili per non aver emanato, in tempo utile, i provvedimenti necessari per la formazione» di una Carta delle valanghe «che comprendesse anche l'area territoriale di Farindola/ Rigopiano: quindi, deve prendersi atto che, sulla scorta delle priorità indicate dal Comitato tecnico regionale per lo studio della neve e delle valanghe (Coreneva), l'autorità politica aveva proceduto correttamente a valutare, in via preminente, le aree comprese nei bacini sciistici».

Per quanto riguarda l'ex governatore D'Alfonso e Mazzocca, il gip scrive che «anche ipotizzando che gli indagati avessero deciso, già dal primo giorno di attività dirigenziale presso la Regione Abruzzo, di procedere alla formazione di una Carta che comprendesse l'intero territorio, l'iter amministrativo attuativo non poteva essere completato prima dell'anno 2018», quindi in tempo utile per evitare la tragedia. Il gip conclude che «la condotta dei prevenuti, di conseguenza, non può considerarsi omissiva e collegata al crollo della struttura alberghiera presente in Rigopiano».

«Nessun ritardo su gestione emergenza»
«Risulta accertato che D'Alfonso, effettivamente, partecipava alle attività del Core (Comitato Operativo per le Emergenze) coordinando le attività presso la Sala della Giunta della Provincia di Pescara nella riunione che veniva attivata dalle ore 15.30 del 18 gennaio 2017. In sostanza, può affermarsi che nessun inadempimento, o ritardo, può rivelarsi nella valutazione della tempistica di attivazione del Core da parte dei soggetti responsabili, in conseguenza del verificarsi degli eventi sismici del 18 gennaio 2017». Così il gip del Tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, spiega l'archiviazione degli indagati in riferimento al filone dell'inchiesta riguardante gli ipotetici ritardi nell'attivazione del Comitato Operativo per le Emergenze. «Approfondendo i termini della vicenda - prosegue il gip - peraltro occorre considerare che D'Alfonso, dichiarando formalmente lo stato di emergenza in data 12 gennaio 2017 (delibera di Giunta n.8), aveva implicitamente già autorizzato (ben cinque giorni prima della tragedia) il dirigente del servizio ad attivare il Core».

«Il prefetto sbaglio, ma in buona fede»
«La situazione di fatto concreta in cui si è trovato a operare l'indagato induce a ritenere che Provolo abbia agito in buona fede (che, quindi, l'agente modello, nella medesima situazione di fatto, non era in condizione di potersi avvedere dell'errore), atteso che, non potendo accedere personalmente sotto le macerie, e verificare de visu la circostanza dell'effettiva permanenza in vita di Stefano Feniello, non era in condizione di poter ritenere inattendibili le indicazioni ricevute dal personale specializzato che stava operando in concreto». Così il gip del Tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, motiva l'archiviazione della posizione dell'ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, in relazione alla vicenda delle errate notizie e informazioni fornite ai genitori di Stefano Feniello, una delle 29 vittime di Rigopiano, in merito al presunto rinvenimento in vita, tra le macerie, del figlio. «Non possono evidenziarsi - rimarca il gip nell'archiviazione - profili di colpa in capo al predetto per aver fatto affidamento su quanto lui riferito dai soggetti che, effettivamente, avevano avuto contatti diretti con i soggetti ancora in vita tra le macerie». L'ex prefetto resta comunque imputato per altre ipotesi di reato, sia nel procedimento principale sia in quello bis sul presunto depistaggio.

Ultimo aggiornamento: 22:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA