Roberto Rosso, chi è l’assessore del Piemonte arrestato per ‘ndrangheta. «Versò 8.000 euro»

Venerdì 20 Dicembre 2019
Roberto Rosso, chi è l’assessore del Piemonte arrestato per ‘ndrangheta. «Versò 8.000 euro»

Roberto Rosso era da anni una presenza costante nella vita politica torinese. Assessore della regione Piemonte, è stato arrestato questa mattina per voto di scambio con la ‘Ndrangheta. Nato a Trino Vercellese, di cui è stato sindaco, Rosso entra in politica con la Dc, poi è tra i primi ad aderire al progetto di Silvio Berlusconi con Forza Italia nel 1994. Nel 2001 si candida sindaco di Torino e perde al ballottaggio con Sergio Chiamparino. Nel 2004 è sottosegretario nel governo Berlusconi e poi vicepresidente nella giunta Cota in Piemonte. Nel 2012, durante una diretta radiofonica, racconta di aver ospitato in montanga un consigliere regionale del Piemonte che si faceva firmare le spese per ottenere il rimborso.

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Parte da qui l’indagine Rimborsopoli che travolgerà il Piemonte guidato da Roberto Cota. Rosso però ne uscirà pulito. Nel 2016 si presenta nuovamente candidato sindaco a Torino ed entra in consiglio comunale. Alle ultime elezioni regionali si presenta con Fratelli d’Italia, spende più soldi di tutti in campagna elettorale, e risulta il più votato a Torino, garantendosi così un posto da assessore ai rapporti con il consiglio, alla semplificazione e ai diritti civili. Rosso, arrestato questa mattina per voto di scambio nell'ambito di una inchiesta sulla 'Ndrangheta della guardia di finanza di Torino, ha rassegnato le dimissioni da assessore della Regione Piemonte. Secondo quanto si apprende da ambienti politici, la lettera è stata firmata in carcere ed è già nelle mani del governatore Alberto Cirio.

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"Ha pagato ottomila euro". «Eh...5 e bon tagliamo la testa al toro». «Glielo dico, provo a dirglielo». «Cinque, e tre caramelle le han già prese. E bon». È il testo di una conversazione intercettata dalla Guardia di finanza tra due intermediari di presunti boss della 'ndrangheta e l'assessore regionale Roberto Rosso. Il colloquio è stato incluso negli atti dell'indagine Fenice nella parte relativa al voto di scambio. Rosso, secondo gli inquirenti, avrebbe versato in due tranche un totale di 7.900 euro, a fronte di una promessa di 15mila euro. Risulta che abbia incontrato uno dei boss, Onofrio Garcea, esponente del clan Bonavota in Liguria che aveva il compito di riorganizzare un gruppo a Carmagnola, nel comitato elettorale di via Alfieri a Torino. I due mediatori, l'imprenditrice Enza Colavito e Carlo De Bellis, hanno incontrato Rosso in piazza San Carlo.
 

Appendino: tenere alta la guardia. «Il quadro che emerge dalle indagini condotte dalla Procura di Torino da cui risultano rapporti tra politica e criminalità organizzata è sicuramente preoccupante e ci induce a tenere sempre alta la guardia sul persistente pericolo di infiltrazioni mafiose e sulla relativa possibilità di condizionare le attività della pubblica amministrazione». Così la sindaca di Torino, Chiara Appendino a proposito dell'inchiesta della Guardia di Finanza di Torino che ha portato all'arresto di 8 persone, tra cui l'ormai ex assessore regionale, Roberto Rosso. «Per questo motivo - prosegue Appendino - il lavoro della magistratura  e delle forze dell'ordine a tutela della legalità e degli interessi dei cittadini risulta quanto mai prezioso, come indispensabile rimane l'impegno e la massima attenzione da parte di chi ricopre o si candida a ricoprire una carica pubblica», conclude la prima cittadina del capoluogo piemontese.

 

Ultimo aggiornamento: 19:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA