Racket delle bancarelle a Roma: tangenti dei Tredicine per vendere giochi scadenti

Venerdì 25 Settembre 2020 di Michela Allegri e Giuseppe Scarpa
Roma, racket bancarelle: tangenti dei Tredicine per vendere giochi scadenti

Finanza e municipale bussano in Campidoglio e nell’ufficio del commercialista dei Tredicine. L’inchiesta sul racket delle bancarelle si amplia con due nuovi filoni che mettono sempre nel mirino gli esponenti della storica famiglia di venditori ambulanti. Da un lato si vuole fare chiarezza sui banchetti che, nel periodo di Natale, affollano Piazza Navona, in particolare durante la festa della Befana. In certi casi, secondo gli inquirenti, si venderebbe merce di bassa qualità: giochi, vestiti e dolciumi. Materiale spesso sequestrato e poi restituito ai legittimi proprietari in virtù di consulenze tecniche false. Ed è per questo motivo che i caschi bianchi si sono presentati ieri in comune, per acquisire i documenti archiviati negli uffici. Dall’altro lato, invece, si amplia l’indagine sui sussidi Covid-19 estorti dalla cricca agli ambulanti.

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Adesso nel mirino degli inquirenti c’è anche il mercatino di Piazza Navona. Si sospetta che siano state pagate bustarelle per facilitare l’edizione 2017: «Riveste estrema rilevanza la conversazione intercorsa fra Mario Tredicine e Valter Panizza il 16 novembre 2018», si legge nell’ordinanza. Durante la telefonata «Tredicine allude esplicitamente ad una somma di denaro corrisposta per l’edizione 2017 della festa ad un soggetto della Prefettura di Roma, al fine di agevolare l’approvazione del piano di sicurezza della manifestazione».

Nell’ordinanza, inoltre, compare la vicenda di Elio Tredicine. Parente di Dino e di Mario, entrambi arrestati mercoledì nell’inchiesta coordinata dal pm Antonio Clemente. Elio, che non risulta indagato, è comunque finito sotto la lente della Procura. E ciò che ha fatto, si sospetta, potrebbe essere stato replicato anche da molti colleghi. «Interessanti sviluppi investigativi», annota il giudice, riguardano la posizione di Vittorio Baglioni. Il sindacalista arrestato mercoledì - la Fivag Cisl, associazione della quale faceva parte fa sapere di avere proceduto alla radiazione della Fivag di Roma dal novero delle strutture aderenti alla Fivag Cisl - era in contatto con «una biologa, disponibile su richiesta a certificare il falso», si legge negli atti.

«Il 18 gennaio 2019 - è scritto sempre nell’ordinanza - Mario Tredicine contatta Baglioni per chiedergli la disponibilità della specialista ad effettuare una relazione sulla merce in sequestro da dicembre 2018 presso i propri banchi di vendita in Piazza Navona». Il sindacalista comunica a Tredicine «di averla già chiamata per un’analoga relazione per conto di Elio Tredicine, anche lui destinatario degli stessi verbali». Il 23 gennaio 2019, una conversazione intercettata svela il “sistema”: «Elio Tredicine, in riferimento alla perizia a firma della biologa, dirà che è stato lui a scrivergliela e, in merito al contenuto, si stupirà di come la donna abbia potuto firmarla nonostante attesti fatti non veritieri: la merce posta in vendita non è di qualità, ma costituita interamente di prodotti in poliestere».

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Intanto ieri la Finanza e gli agenti del X gruppo della municipale hanno passato al vaglio le posizioni di 1.400 ambulanti. Il sospetto è che la “cricca” abbia incassato migliaia di sussidi legati all’emergenza Covid. Gli inquirenti stanno esaminando le posizioni dei titolari di licenze, quasi tutti stranieri, che sarebbero stati costretti a richiedere i soldi e poi a girarli nei conti dei vertici della cricca. Perciò le fiamme gialle hanno acquisito documentazione nell’ufficio del commercialista dei Tredicine. 
 

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