Roma, caso Cucchi, il giudice si astiene: rinviato il processo. La sorella Ilaria: «Da 8 anni attendiamo la verità»

0
  • 1
Colpo di scena all'apertura del processo bis per la morte di Stefano Cucchi, il geometra romano morto nell'ottobre 2009, una settimana dopo il suo arresto per droga, per l'accusa, dopo un violento pestaggio. Il presidente della Corte d'assise chiamata ad esprimersi sulla responsabilità dei 5 carabinieri finiti sotto processo, si è astenuto, con conseguente decadimento del collegio giudicante. Perché la sorte ha affidato la decisione sui militari - tre dei quali imputati di omicidio preterintenzionale - alla stessa Corte e allo stesso presidente che hanno già definito il procedimento di primo grado a carico di cinque medici, accusati di omicidio colposo.

Il presidente si è astenuto anche per avere presieduto un collegio che ha precedentemente escluso la sussistenza del nesso causale tra il pestaggio e il decesso, e per avere espresso una sorta di parere sulla posizione dei carabinieri adesso imputati: gli atti sono stati inviati al presidente del Tribunale, Francesco Monastero. La prossima settimana, in aula, ci sarà la lettura delle determinazioni del presidente, con l'indicazione del nuovo collegio e la fissazione dell'udienza nella quale potrà essere dato avvio al processo.

Spetterà ai nuovi giudici vagliare la posizione processuale dei carabinieri Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro e Francesco Tedesco, accusati di omicidio preterintenzionale (si tratta dei militari che la procura indica come coloro che arrestarono Cucchi), e del maresciallo Roberto Mandolini, che risponderà dei reati di calunnia e falso. Lo stesso Tedesco, insieme a Vincenzo Nicolardi, è accusato anche di calunnia nei confronti di tre agenti della penitenziaria che furono processati per questa vicenda e poi assolti in maniera definitiva.

«È passato tanto tempo, abbiamo sprecato tante energie, ma stavolta ci siamo, siamo arrivati al momento della verità - ha commentato a fine udienza Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano - La mia famiglia ha già dato fin troppo, abbiamo avuto tanta pazienza; ma ne abbiamo ancora. Aspettiamo l'inizio di questo processo che si sarebbe dovuto celebrare otto anni fa. Ma così non è stato a causa delle menzogne di coloro che oggi sono sul banco degli imputati. La sensazione che si prova è: quanto lontana era la verità di allora rispetto a quella di adesso!».
Venerdì 13 Ottobre 2017, 22:41 - Ultimo aggiornamento: 14-10-2017 15:25
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP